«Guardie con armi finte al check in»

14/06/2004







      12 giugno 2004

        Nuovo scandalo sull’aeroporto lombardo: in servizio ai controlli personale privo dell’autorizzazione
      «Guardie con armi finte
      al check in»
      Malpensa, il pm: persino vigilantes con le fondine vuote, processate i manager della sicurezza privata
        VARESE – Avrebbero dovuto garantire la sicurezza dell’aeroporto di Malpensa con una fondina vuota o con una pistola giocattolo infilata al posto dell’arma di servizio. L’incredibile scoperta è stata fatta prima dagli ispettori dell’Inps di Varese e in seguito dalla Procura di Busto Arsizio che ha chiuso in questi giorni un’altra scottante inchiesta sullo scalo intercontinentale. E il sostituto procuratore Roberto Craveia, che ha già guidato una serie di indagini su Malpensa a partire da quella clamorosa sui furti nelle valigie, ha chiesto il rinvio a giudizio per due dirigenti dell’Ivri, la società di vigilanza privata che si era aggiudicata l’appalto per la sicurezza all’interno del terminal. Ai due manager, Andrea Monti e Giovanni Angelucci, viene contestata in particolare la violazione di una serie di norme contenute nel testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. Il fascicolo era stato aperto nel luglio del 2003: quasi due anni dopo che in tutti gli aeroporti del mondo era balzata in primo piano l’emergenza sicurezza dovuta agli attentati terroristici alle Torri gemelle. Secondo quanto accertato in quasi un anno di indagini, alcuni degli addetti assegnati al controllo dei passeggeri all’interno dei terminal non erano in possesso dello speciale «patentino» rilasciato dalle prefetture e indispensabile per prestare servizio come guardie giurate. Questa licenza viene concessa solo in base a ben precisi requisiti giuridici e professionali. La mancanza di quel permesso comportava una serie di conseguenze pratiche: alcuni degli «sceriffi» assegnati a Malpensa non avrebbero potuto indossare l’uniforme delle guardie giurate ma soprattutto non avrebbero mai potuto portare con sé la pistola, essendo privi del porto d’armi.
        Ma sembra che i titolari della compagnia – sempre secondo quanto emerso dall’indagine del pubblico ministero Craveia – avrebbero aggirato il problema con la più classica delle soluzioni all’italiana: si chiudeva un occhio sul divieto di portare la divisa, indossata anche dai «non autorizzati». E per la pistola? Il personale veniva mandato lo stesso al lavoro con un’arma giocattolo – riproduzione identica di quelle vere, salvo il tappo rosso – nel cinturone o con una fondina vuota ma chiusa, in modo che non si potesse notare nulla. E così, soprattutto nella zona check in, si aveva l’impressione di essere sotto la tutela di vigilantes armati, mentre c’erano delle comparse con revolver di plastica.
        I casi di guardie giurate «abusive» di cui si parla nel fascicolo d’inchiesta sarebbero una decina: per fortuna, non ci sono mai state minacce che abbiano richiesto il loro intervento. E non c’è mai stato bisogno di tirare fuori le armi, con il rischio di svelare l’inganno. Smascherato però da una verifica incrociata sui contributi. Le inadempienze dell’Ivri infatti sono state segnalate per la prima volta dall’Inps che aveva compiuto una verifica sulle posizioni contributive dei dipendenti: da lì, e sulla scorta di controlli incrociati, è emerso che alcuni di loro non risultavano in regola con i permessi della Prefettura. Sulla base di quella prima relazione degli ispettori sono poi scattati gli accertamenti della procura, culminati con la richiesta di rinvio a giudizio.
        L’Ivri si era aggiudicata nel 2002 l’appalto per i servizi di sicurezza negli aeroporti milanesi. Pochi mesi fa la società è stata coinvolta in un’inchiesta della Procura di Milano su presunte tangenti pagate per garantirsi il lavoro all’interno dell’aeroporto di Linate. E il ripetersi di indagini sul comparto della vigilanza – uno dei business che hanno moltiplicato il fatturato dopo l’11 settembre 2001 – ha sollecitato da più parti il varo di nuove regole per tutto il settore: una richiesta avanzata soprattutto dalle stesse compagnie.
        Ma a Malpensa sono stati registrati anche altri problemi. Nelle ultime settimane il sostituto procuratore Craveia è stato chiamato a occuparsi di altri episodi oscuri: nel giro di pochi giorni tre ordigni «fatti in casa» – tubi di cartone riempiti con polvere esplosiva sono stati lanciati o fatti trovare in prossimità della torre di controllo, quasi a sottolineare le precarie condizioni di sicurezza lungo il perimetro dell’aeroporto. Nella circostanza, tuttavia, erano stati proprio i servizi di vigilanza ad accorgersi della presenza dei candelotti artigianali.
    Claudio Del Frate


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