«Guardi questa piazza chi ci ha ingiuriato». La nostra è storia di uomini e donne che hanno lottato a viso aperto contro il terrorismo

23/03/2002

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sabato 23 marzo 2002

«Guardi questa piazza chi ci ha ingiuriato»
La nostra è storia di uomini e donne che hanno lottato a viso aperto contro il terrorismo

Sergio Cofferati ha preso la parola dopo che la folla assiepata al Circo Massimo e oltre, fino alla zona delle Terme di Caracalla, ha osservato un minuto di silenzio in ricordo di Marco Biagi. E dall’uccisione di Biagi è ; partito il discorso del segretario della Cgil.

«Non è la giornata di festa che avevamo immaginato. Abbiamo dovuto mutare gli obiettivi. Siamo in piazza contro il terrorismo» ha esordito. «Il terrorismo è tornato a colpire e lo ha fatto in un momento particolare. Il terrorismo punta a stravolgere le relazioni sociali. La nostra risposta ai criminali – ha detto Cofferati – siete voi».

Poi, riferendosi alle accuse che sono venute dall’area di governo, Cofferati ha proseguito: «Chi ci accusa di essere componente di questo clima di odio ci offende, offende la nostra storia e l’intelligenza dei cittadini italiani. La storia di uomini e donne che hanno lottato a viso aperto contro il terrorismo, sempre».

«Guardino questa piazza coloro che hanno sollevato non critiche di merito ma giudizi ingiuriosi verso di noi. Non deve sfuggire a nessuno l’altra novità della follia terroristica, che l’omicidio è stato consumato mentre cresceva la mobilitazione dei cittadini a sostegno dello loro vitali esigenze, mentre cresceva un movimento vasto e determinato secondo la prassi democratica. Agli inquirenti e alle forze dell’ordine il compito di catturare i criminali, fare luce sulle tante zone d’ombra, sul perché è stata lasciata sola una persona minacciata. Da parte nostra una risposta democratica. Insieme noi metteramo in atto tutto quanto è nelle corde di una grande organizzazione sindacale, che non ha mai accettato la violenza, non l’ha mai teorizzata né praticata. Non accetteremo condizionamenti. Affermare – ha ricordato – come è stato fatto, che la violenza è il frutto di un clima di odio creato nella società italiana è uno sciocco tentativo di demonizzare la logica del dibattito sociale e del confronto».

«Una parte delle difficoltà di oggi – ha detto Cofferati sui temi economici che all’origine erano alla base della manifestazione – sono da attribuire a politiche inefficaci. Noi abbiamo dimostrato senza infingimenti la nostra contrarietà alle politiche neoliberiste che questo governo ha portato a Barcellona». Ha ribadito che i diritti vanno estesi dai padri ai figli e che senza lo stralcio dell’articolo 18 la Cgil non tratterà e si andrà allo sciopero generale.

«Contro il capitalismo compassionevole e della filantropia – ha detto – noi siamo figli della solidarietà».

«Sappiamo che la loro intenzione è subdola – ha proseguito – Quello che prospettano è un patto neocorporativo. Non si può pensare di dare ai giovani dei diritti universali e nel contempo accettare l’idea di toglierli ai padri». «Dei provvedimenti del governo non ci è sfuggito nulla. Quel provvedimento agisce in parte sulle persone che hanno già un’occupazione e un sistema di diritti consolidato e agisce in maniera ancor più rilevante su coloro che vorrebbero avere dei diritti e oggi ne sono privi, oppure su quelli che entreranno successivamente nel mercato del lavoro». A chi affaccia l’idea che con l’articolo 18 si voglia agire per rendere possibile un lavoro per i giovani «noi rispondiamo così: non c’è nessun rapporto, non c’è mai stato, tra la possibilità per un’impresa di licenziare senza una ragione e la possibilità per la stessa impresa di assumere delle persone».

Concludendo, Cofferati ha citato Tonino Guerra che «ha voluto dedicarci delle belle parole per la manifestazione di oggi prendendole dai versi di un anonimo poeta indiano, che dicono: "Il corpo del povero cadrebbe a pezzi se non fosse legato ben stretto dal filo dei sogni". Nei nostri sogni c’è un paese moderno con una democrazia forte e una società più giusta. Con il vostro coraggio e con la vostra passione civile sono sicuro che li realizzeremo».

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sabato 23 marzo 2002

«Siamo più di due milioni»
Una grande città si è riversata dentro Roma

«Siamo più di due milioni». Una voce sola, ad un certo punto, ha percorso i cortei. Una grande città, la terza, forse la seconda d’Italia, che si è riversata dentro la grande Roma. Sergio Cofferati, giunto al Circo Massimo, conferma: «Fa davvero impressione, siamo più del doppio del 1994».

Nella notte e nelle prime ore del mattino sono giunti a Roma 61 treni, 10mila pullman, 2 navi e 5 voli charter. L’organizzazione della Cgil ha distribuito 180mila spillette e 60mila cappellini. I sei cortei che confluiscono nell’area del Circo Massimo hanno trovato sul loro percorso 45 aree di sosta in grado di affrontare qualsiasi emergenza.

La scritta che campeggia sul palco centrale è: «Contro il terrorismo, per la democrazia e per l’affermazione dei diritti», slogan che sintetizza l’obiettivo nuovo che il sindacato e le forze politiche e sociali che partecipano alla manifestazione si sono date dopo l’omicidio di Marco Biagi.

Sergio Cofferati, accolto da una ovazione quando è giunto al Circo Massimo, ai giornalisti ha detto: «Avevamo la certezza che saremmo stati in tantissimi. Doveva essere la festa dei diritti, poi la barbara uccisione del professor Biagi ha fatto cambiare la parola d’ordine e gli obiettivi. Questa è la manifestazione di chi vuole lottare contro il terrorismo che rialza la testa. Per avere la democrazia occorre il rispetto dei diritti». E poi prosegue: «Credo che il governo debba tenere conto di queste persone che sono qui ancora più numerose dopo l’uccisione del professor Biagi e si convincerà a cambiare la sostenza dei suoi provvedimenti».

Bandiere, bande musicali, palloncini, colori. Uno Spi si è portato la sua banda musicale, formata di pensionati: suonano Bella Ciao a tutto fiato.

Un lungo striscione di lavoratori di un McDonald’s recita: «I diritti non si mangiano. Si globalizzano». Anche la Filcams sta facendo la sua parte.

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