GRUPPO SASCH, IL FALLIMENTO

31/10/2011

31 ottobre 2011

Gruppo Sasch, il fallimento

Il Gruppo Sasch, a distanza di un anno dagli accordi sottoscritti con il sindacato, che prevedevano l’attivazione di ammortizzatori sociali e l’affitto di ramo d’azienda a tutela dei lavoratori dei negozi, è passato da una procedura di concordato preventivo a un fallimento.
La Sasch, il gruppo pratese d’abbigliamento di cui la famiglia del sindaco di Prato Roberto Cenni è azionista di riferimento, da oltre due anni aveva iniziato a manifestare le proprie difficoltà finanziarie.
La Filcams Cgil ha appreso del fallimento solo dalla stampa perché ancora non è ancora pervenuta nessuna informazione ufficiale, nonostante il recente incontro di inizio estate, durante il quale il curatore si era impegnato a comunicazione qualsiasi cambiamento potesse interessare la sorte dei lavoratori.
“Abbiamo richiesto immediatamente un incontro urgente,” afferma la Filcams Cgil “ma ad oggi ci è stato informalmente risposto che non si hanno ancora abbastanza informazioni sulla situazione per poterci incontrare. Secondo i dati in nostro possesso i lavoratori con il contratto del commercio sono circa una ventina, che stanno usufruendo delle cassa a zero ore, altrettanti hanno usufruito della mobilità, (pur non avendo ricevuto l’incentivo come previsto dall’accordo sindacale), mentre circa 120 lavoratori stanno lavorando nei negozi che da un anno sono stati affittati alla New.Co. Via Monteverdi Srl.”
Le cause del fallimento non sono note: “Ma indipendentemente da come si sia arrivati a questa tragica situazione” ha affermato il sindacato “è inaccettabile che ad oggi le organizzazioni sindacali non siano ancora state contattate e che i lavoratori, sia quelli in cassa integrazione che quelli che stanno lavorando grazie all’affitto di ramo d’azienda, non abbiano idea del futuro che li aspetta.”
“Ancora una volta” conclude la Filcams Cgil “un gruppo italiano ha dato chiaro esempio dell’inadeguatezza di chi gestisce intere industrie come se fossero scatole vuote utili per trarre profitto. E quando il profitto non arriva più, basta portare i libri in tribunale, fregandosene del destino di chi lavora in quelle scatole.
La Filcams chiederà nuovamente quanto prima, un incontro al curatore, per poter poi dare risposta ai lavoratori che sono in questo momento appesi ad un filo e per trovare soluzioni che possano garantire tutte le tutele possibili.”