Grosseto. Farmacie comunali, il Comune vende

04/02/2005

    venerdì 4 febbraio 2005

      «Se Antichi intende andare avanti deve garantire nel bando i diritti dei lavoratori» dice la segretaria
      di Filcams Cgil
      Farmacie comunali, il Comune vende
      Dopo la prima parziale privatizzazione, la giunta Antichi vuole disfarsi di un’altra ricca quota azionaria

        Giuseppe di Teresa

          GROSSETO – Dopo l’azienda di distribuzione del gas, ora tocca alle Farmacie riunite Spa. Il Comune di Grosseto ha bisogno di fare cassa, e così mette sul mercato il 30,6% delle azioni di sua proprietà, perdendo il controllo della società. Dopo la prima trance del 49% ceduta nel 2000 a Codifarma, oggi si arriva di fatto alla completa privatizzazione delle 5 farmacie comunali e del relativo magazzino. Al Comune, infatti, rimarrà poco più del 20%, e quindi sarà il privato a dettar legge.

            Il pretesto giusto l’ha fornito una sentenza della Corte costituzionale del 2003, che ha sancito il divieto per gli Enti locali di vendere farmacie comunali a soggetti privati che abbiano un interesse concorrente, perché svolgono attività di distribuzione all’ingrosso di farmaci. Codifarma è per l’appunto una delle società – di cui sono a loro volta soci tutti i farmacisti privati grossetani – che si trova costretta a vendere la propria quota. Il Comune, a sua volta, ha preso la palla al balzo, sostenendo di dover vendere per rendere appetibile il boccone sul mercato, perché nessun operatore sarebbe interessato a rilevare solo una quota di minoranza. Morale della favola, il Comune metterà sul mercato con un bando europeo sia il 49% di Codifarma che il proprio 30,6%. Complessivamente 2.070 azioni, ad un prezzo unitario a base d’asta di 7.440 euro.

            Nel dicembre 2000, Codifarma aveva acquistato dal Comune la propria parte a 5.472,89 euro per azione. Ipotizzando una vendita, improbabile, realizzata sul prezzo a base d’asta, la società otterrà senza colpo ferire una plusvalenza di 1.968 euro su quanto aveva speso nel dicembre 2000 per ogni azione del proprio pacchetto. Complessivamente, la vendita dell’80% delle azioni porterà come minimo un introito di 15,4 milioni di euro: di questi il Comune ne incasserebbe almeno 5,9, ai quali si aggiungerebbero 1,2 milioni come quota spettante sulla plusvalenza realizzata da Codifarma.

              Il reale motivo dell’operazione, è quindi quello di metter soldi in cassaforte. La considerazione fatta dal sindaco Antichi che, oltretutto, le Farmacie comunali Spa renderebbero poco, sembra più un alibi che altro. Il Cda, infatti, è nominato sia dal Comune che da Codifarma. Per non parlare delle centinaia di migliaia di euro spese per sponsorizzazioni in vece del Comune. «Nel 2000 – spiega Moreno Canuti, capogruppo Ds in consiglio comunale – l’opposizione sollevò il problema della vendita ad un concorrente diretto, che poi ha puntualmente rilevato la Corte costituzionale. Il fatto è che non è credibile usare la sentenza come alibi per cedere la quota di maggioranza, quando il motivo reale della vendita è l’obiettivo di rastrellare liquidità. Le Farmacie comunali, inoltre, sono un’azienda sana con i bilanci in ordine e svolgono una funzione di calmierazione del mercato. Come al solito, il Centrodestra grossetano non guarda all’interesse generale ma alle proprie priorità. In questo caso trovare i soldi che non ha per la cattiva gestione del bilancio comunale».

                I primi a rimetterci le penne, saranno i circa 40 dipendenti, che rischiano di passare dall’attuale regime contrattuale (36 e 38 ore settimanali) a quello dei dipendenti privati, che prevede 41 ore e mezzo settimanali. «La nostra contrarietà alla privatizzazione dell’azienda è totale – spiega la segretaria della Filcams-Cgil, Paola Pancellini – Se il Comune intende andare avanti, deve comunque garantire nel bando i diritti acquisiti dai lavoratori. Per questo abbiamo chiesto un incontro all’assessore». I dipendenti, intanto, sono sul piede di guerra, e se non vedranno riconosciuti i propri diritti, sono pronti a chiedere l’aiuto di un legale per valutare come ricorrere. Da verificare, infine, se la vendita sarà poi fatta in un’unica soluzione. Ci sarebbero state infatti pressioni per spezzettare il lotto, e vendere separatamente le farmacie. Facile immaginare il perché.