Grazie al bonus stipendio più ricco

05/09/2003


venerdì 5 settembre 2003

Grazie al bonus stipendio più ricco di almeno 270 euro
Prima simulazione dello Spi-Cgil su vantaggi e svantaggi per chi decide di restare al lavoro
ROMA
Il cosiddetto «superbonus» proposto dal ministro Maroni è una misura prevista a favore di chi – pur avendo maturato il diritto alla pensione di anzianità – decida di rimanere al lavoro in cambio di una busta paga pià ricca. La delega previdenziale prevede già un incentivo per chi abbia raggiunto i 57 anni pari a circa il 15% della contribuzione. Il progetto di massima concordato fra le parti prevede l’innalzamento dell’incentivo fino al 32,7% (lordo) dell’ultimo stipendio: il 30% andrà al lavoratore, il 2,7% al datore di lavoro. Secondo una simulazione fatta dallo Spi-Cgil il beneficio netto per due anni di permanenza al lavoro sarebbe mediamente di 270-700 euro al mese. Però – una volta in pensione – lo stesso pensionato perderebbe fra i 48 a 188 euro al mese. Al netto di tasse e contributi, e a seconda della categoria di lavoratore – il bonus esaurisce i suoi benefici dopo 7-12 anni. Nello studio la Cgil prende in considerazione un lavoratore – operaio, impiegato e quadro – con 35 anni e sette mesi di contributi e con 57 anni e mezzo di età al primo ottobre 2003. Vediamo le singole categorie di lavoratori.

L’IMPIEGATO.
Ad esaurire prima i vantaggi dello stipendio aumentato dai contributi sarebbe l’impiegato. Il caso considerato è un livello medio, con uno stipendio di 32.200 euro lordi l’anno. Se accettasse di rimanere a lavorare per altri 2 anni – avendo più di 35 anni di contributi o di 57 anni di età – si ritroverebbe in busta paga, 400 euro netti in più rispetto a un suo collega che ha scelto anche lui di continuare a lavorare, ma versa i contributi. Una volta in pensione, però, il primo si ritroverebbe ad avere 132 euro netti in meno ogni mese per tutti i mesi in cui percepirà la pensione. Il che significa che il guadagno accumulato in 2 anni di lavoro, 11.745 euro liberi da tasse e contributi, verrebbero «bruciati» dopo 7 anni. L’aspettativa media di vita è di 84 anni per le donne e di 79 per gli uomini così – se si considera questa soglia – una lavoratrice perderebbe alla fine 31.552 euro, un lavoratore 23.500. E questo per averne guadagnati meno di 12.000 in quei 2 anni di lavoro in più.

IL QUADRO.
Molto simile la situazione di un «quadro» che in 8 anni raggiungerebbe il break-even tra quello che ha guadagnato, intascando i contributi degli ultimi 2 anni, e la minor pensione dopo 8 anni. In questo caso, se le aspettative di vita media fossero rispettate, per tutti gli anni di pensione a seguire «perderebbe» 41.374 euro se donna e 29.920 euro se uomo.

L’OPERAIO.
Un operaio, invece, riscuotendo la pensione per circa 20 anni perderebbe un po’ meno: circa 5.000 euro se uomo e 8.000 se donna e raggiungerebbe il punto di parità tra maggior busta paga e minore pensione dopo 12 anni.