Grandi Viaggi, boom di utili

20/01/2003



Sabato 18 Gennaio 2003

FINANZA E MERCATI
Grandi Viaggi, boom di utili

Non pesa il dopo 11 settembre – In vista un’acquisizione alberghiera


MILANO – Il dopo-11 settembre non si è fatto sentire sui conti de I Grandi Viaggi , che anzi ha chiuso l’esercizio al 31 ottobre 2002 con il miglior bilancio della propria storia, un record festeggiato alla grande in Borsa. L’utile netto consolidato è aumentato del 197% a 4,094 milioni di euro mentre il margine operativo lordo ha toccato quota 11,7 milioni (+34,5%). Il fatturato è l’unico dato in calo, perché la società ha ceduto due villaggi in gestione, uno in Messico e l’altro in Sardegna. Con un perimetro omogeneo, però, anche il giro d’affari aumenta: le due strutture infatti garantivano ricavi per 10,4 milioni e il fatturato 2002 è diminuito di soli 6 milioni (a 81 milioni). La liquidità è pari a 36 milioni (8,3 in più del 2001) e la posizione finanziaria netta passa da -18,9 a -9,4 milioni. «Non pagheremo dividendi», ha dichiarato il presidente, Luigi Clementi, promettendo però che «l’anno prossimo se le cose continueranno così saremo generosi». La Borsa intanto ha apprezzato e in un giorno tutt’altro che positivo ha premiato Grandi Viaggi con una valanga di acquisti che hanno portato il titolo a quota 0,674 (+8,38%). La spiegazione di un bilancio così "frizzante" sta nel fatto che I Grandi Viaggi è sempre più un gruppo alberghiero (dove i margini sono molto alti) e sempre meno un tour operator (dove invece si lavora sul filo del rasoio). I margini lordi sono al 29% per l’attività alberghiera pura (cioè i villaggi italiani in proprietà, che hanno fatturato 50 milioni e che dall’anno prossimo si arricchiranno di un secondo villaggio in Sardegna con 300 camere, il Santa Clara, su cui vengono investiti 16 milioni). Si scende a margini del 9,5% per i villaggi esteri commercializzati e si cala ancora per quelli in gestione. Per il vero e proprio tour operator, poi, ricavi per 10 milioni hanno portato un margine di soli 595mila euro. «Dobbiamo farlo per garantire ai clienti un’offerta invernale – spiega Clementi – ma è ovvio che gli utili importanti arrivano dai villaggi in proprietà». Svelato il "trucco", si spiega anche perché il gruppo turistico-alberghiero stia pensando di entrare nel business degli hotel dalla porta principale. L’obiettivo è diventare soci di una compagnia alberghiera: dopo aver avuto contatti con gli spagnoli di Ac Hotel e di Nh (azionista della Jolly con il 20%), Clementi starebbe trattando con un gruppo italiano proprietario di una decina di strutture.
M. CAV.