Grandi riforme del lavoro, possibile effetto boomerang

01/06/2004



 
 
 
 
    ItaliaOggi Primo Piano
    Numero 130, pag. 3 del 1/6/2004
    Autore: di Teresa Pittelli
 
 
 
    Possibile effetto boomerang delle riforme del lavoro: la maggiore flessibilità dei contratti dei lavoratori si potrebbe tramutare in precarietà e minore produttività per le imprese. E per evitarlo occorre moderare i salari, tenendoli legati alla produttività. Questo il giudizio del governatore di Bankitalia sulle leggi che negli ultimi anni hanno reso più flessibile il mercato del lavoro, in particolare la legge 30 del 2003, che ha invertito il rapporto di regola-eccezione tra il contratto standard e i contratti atipici. ´Le riforme del lavoro hanno dato impulso all’occupazione e garantito una sufficiente flessibilità’, ha detto Antonio Fazio, ´ma perché ciò non si tramuti in precarietà e in minore produttività è necessario un più alto tasso di sviluppo, e quindi mantenere una moderazione salariale che salvaguardi il nesso con la produttività’, ha aggiunto. Un’idea che non trova d’accordo i sindacati, perché ´le retribuzioni sono già basse’, come ha replicato Luigi Angeletti, leader della Uil. Mentre Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, ha sottolineato che la relazione ´sorvola sulla questione della distribuzione dei redditi, così come quella tenuta qualche giorno fa da Montezemolo’. Critica anche l’Ugl, secondo la quale ´neppure una parola per le famiglie in difficoltà e per il comportamento di alcune banche è arrivata da Fazio’, mentre per la Confsal ´è necessario un più alto tasso di sviluppo ma non, ancora una volta, a scapito dei lavoratori’. Diversa la lettura di Cesare Damiano (Ds), che ha invece apprezzato ´l’esigenza richiamata da Fazio di limitare la precarietà del lavoro attraverso un consolidamento dello sviluppo del paese’.

    -Pensioni, sì alla riforma. Il governatore ha toccato anche l’argomento ´caldo’ delle pensioni. ´Le riforme degli anni ’90 del sistema previdenziale, della sanità e della finanza degli enti locali hanno inciso sugli squilibri, ma non a sufficienza, e vanno completate’, ha detto Fazio, ricordando che ´il debito pubblico ha continuato ad aumentare, sia pure a un ritmo più lento’.

    - L’invito alla concertazione. Il numero uno di via Nazionale si è soffermato sull’importanza di ´un rinnovato rapporto di collaborazione tra le parti sociali’ per lo sviluppo del paese.

    Un appello che, unito all’analisi disincantata dell’economia italiana, ha soddisfatto sia i sindacati che l’opposizione. ´C’è un quadro onesto: un paese che non cresce, un declino industriale visibile, conti pubblici non a posto’, ha commentato Epifani, che ha giudicato positivamente il richiamo al dialogo sindacati-imprese. Un giudizio condiviso da Luigi Angeletti, ´anche se il termine concertazione non viene usato espressamente’. Savino Pezzotta, leader della Cisl, ha apprezzato, oltre al rilancio della concertazione, anche ´le parole chiare sulle tasse’.´La riduzione era un’ipotesi presentata in modo scorretto perché non ve ne erano le condizioni’, ha spiegato Pezzotta, ´e infatti dalla relazione del governatore emerge la necessità di puntare sullo sviluppo piuttosto che su una riduzione generalizzata delle tasse’. Stessi toni da parte dell’opposizione.

    ´Una relazione saobria che sottolinea la grave perdita di equilibrio della finanza pubblica, demolisce le facili promesse di riduzione fiscale, sottolinea lo sganciamento dalle dinamiche europee della nostra produzione industriale’, ha detto Pierluigi Bersani (Ds), secondo il quale ´le recenti affermazioni dei sindacati, di Confindustria e della Banca d’Italia mostrano che sulle terapie per la crisi si può trovare una soluzione’. ´Di fronte a un governo che divide’, ha chiosato Enrico Letta (Margherita), ´le forze più responsabili del paese trovano la via per la ripresa possibile’. (riproduzione riservata)