Grandi imprese, persi 8 mila posti

30/09/2005
    venerdì 30 settembre 2005

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      Grandi imprese, persi 8 mila posti

        Secondo dati Istat, a luglio, l’indice degli occupati ha subito un calo dello 0,4% su base annua.
        Arrancano i settori del made in Italy. Migliora il terziario

          di Bruno Mastragostino

            Stabile in estate l’occupazione nelle imprese di maggiore dimensione, mentre a livello tendenziale continua a rallentare la perdita di posti nella grande industria e insiste la tendenza positiva nel terziario di grande dimensione. A luglio infatti, secondo l’Istat, l’indice degli occupati nelle grandi imprese (500 e più addetti) si è fissato a 94,4 (base 2000=100) facendo registrare una variazione congiunturale nulla e una flessione su base annua dello 0,4%.

            Nei primi sette mesi dell’anno, il numero di posti di lavoro si è ridotto invece dello 0,5%. Nel dettaglio, l’indice delle grandi imprese dell’industria è sceso a 87,2 con una flessione annua dell’1,7% e mensile dello 0,1%, mentre l’indice relativo alle grandi imprese dei servizi è rimasto stabile a 99,7, determinando una crescita dello 0,4% rispetto a luglio 2005 e una variazione nulla rispetto al mese precedente. In valore assoluto, spiegano i tecnici dell’istituto di statistica, i posti perduti a luglio sono stati 8 mila, ma nell’industria c’è stato un calo di 14 mila addetti, mentre nei servizi si è verificato un aumento di 6 mila posti.

            Insomma, l’occupazione nelle grandi imprese dei servizi è ferma e in quelle dell’industria scende leggermente, ma la perdita di addetti si concentra soprattutto nei settori del made in Italy come il tessile-abbigliamento che, come già osservato nei dati di commercio estero dei giorni scorsi, è una branca che paga la pesante concorrenza dei prodotti cinesi. Nella grande industria, prosegue l’Istat, quasi tutti i settori sono risultati in calo ma le riduzioni tendenziali più consistenti dell’occupazione sono avvenute appunto nel tessile-abbigliamento
            (-6,1%), seguito dalla carta, stampa ed editoria (-4%) e dall’energia elettrica gas e acqua (-2,8%). Hanno fatto rilevare una crescita soltanto le raffinerie di petrolio (+0,2%) e le costruzioni (+0,5%). Migliore la situazione nel terziario, dove si è verificato incremento di addetti nelle altre attività professionali e imprenditoriali (+3,9%), nel commercio e riparazione beni di consumo (+3,2%) e negli alberghi e ristoranti (+0,5%), mentre hanno registrato una diminuzione i trasporti, magazzinaggio e comunicazioni (-0,7%) e l’intermediazione monetaria e finanziaria (-0,6%).

            Da segnalare, infine che nella grande industria c’è stato un boom della cassa integrazione, cresciuta del 10,3% su base annua, pertanto il ricorso alla cig è ora pari a 32,9 ore ogni mille lavorate. Una enormità rispetto a una sola ora registrata nei servizi sempre per mille ore lavorate. Retribuzioni e costo del lavoro ancora a luglio, infine, per l’industria si trovano rispettivamente a 5,8 e 6%, mentre nei servizi a 2,8 e 2,9%.