Grandi imprese, persi 5 mila posti

30/01/2007
    martedì 30 gennaio 2007

    Pagina 10 – Economia e Politica

    I dati dell’Istat relativi a novembre 2006. Nel tessile-abbigliamento persi 2 mila addetti in un anno

      Grandi imprese, persi 5 mila posti

        Diminuito il ricorso alla cig. Il terziario continua ad assumere

          di Leonardo Rossi

            Rallenta l’emorragia di posti nelle grandi imprese, ma ancora una volta si deve raccontare di un settore, quello dei servizi, che assume e di uno, quello dell’industria, che licenzia. Nelle fabbriche, comunque, grazie alla ripresa dell’economia comincia a cambiare il vento annunciato da una discreta flessione della cassa integrazione, da alcuni settori meno in rosso e dalla produzione di mezzi di trasporto che addirittura riprende ad assumere grazie evidentemente alla Fiat che nell’anno passato si è scrollata di dosso la grande crisi in cui versava. A novembre, secondo i dati comunicati ieri dall’Istat, l’indice degli occupati nelle grandi imprese (500 e più addetti) è rimasto fermo a 93,7 (base 2000=100) determinando una variazione congiunturale nulla e un decremento tendenziale dello 0,3%. Nel dettaglio, l’indice delle grandi imprese dell’industria si è fissato a 85,6 con una flessione annua dell’1,6% e mensile dello 0,1%, invece l’indice relativo alle grandi imprese dei servizi è salito a 99,3 facendo registrare un incremento tendenziale dello 0,4% e congiunturale dello 0,1%. In valore assoluto, spiegano i tecnici dell’istituto di statistica, i posti perduti a novembre sono stati 5 mila, ma nell’industria c’è stato un calo di 12 mila addetti, mentre nei servizi si è verificato un aumento di 7 mila posti.

              L’occupazione nelle grandi imprese continua dunque a scendere, ma la congiuntura positiva della nostra economia sta spingendo verso un recupero dell’occupazione nelle aziende con oltre 500 lavoratori che, infatti, ormai si trova molto vicina al valore dell’anno base, cioè poco più di 2 milioni di addetti. Tra i settori del terziario monitorati, che come accennato ormai da mesi sono tornati ad assumere, soltanto i trasporti, magazzinaggio e comunicazioni (-0,5%) fanno registrare a novembre una diminuzione. Al contrario si evidenziano buoni risultati nelle altre attività professionali e imprenditoriali (+3%), negli alberghi e ristoranti (+2,6%) e nel commercio e riparazione di beni di consumo (+1,9%), mentre appare ferma l’intermediazione monetaria e finanziaria. Andamento cattivo un po’ ovunque invece nella grande industria con il massimo nel tessile-abbigliamento (-6%) il quale, con un complesso di lavoratori intorno alle 40 mila unità, ha lasciato a casa in un anno più di 2 mila addetti. Va ricordato che in ogni caso tale settore produttivo di diversi mesi appare di nuovo in salute migliorando sia nel fatturato sia nell’export. È pertanto evidente che tutto ciò accade soprattutto per la dinamicità della piccola e media industria del tessile-abbigliamento. Vanno poi male anche le costruzione (-5,5%) e la produzione di energia elettrica, gas e acqua (-4,2%). Sempre a novembre, l’Istat ha rilevato nella grande industria una buona diminuzione della cassa integrazione guadagni che fa scendere al 25,6 per mille ore lavorate il ricorso alla cig; c’è poi una crescita sia dei salari sia del costo del lavoro pari rispettivamente +3% e +2,5%. Nel terziario di maggiore dimensione, infine, la cig è salita leggermente portando all’1,1 per mille il ricorso alla cassa integrazione; sia i salari (+1,9%) sia il costo del lavoro (-1,1%) sono in crescita. (riproduzione riservata)