Grandi hotel Parte il risiko C’è «Una» fila di pretendenti

18/10/2010

Le difficoltà finanziarie del gruppo fiorentino possono scatenare l’effetto domino
Le mosse di Atahotel, Star e degli stranieri per creare un grande gruppo

Come se l’Italia fosse uno dei maggiori Paesi produttori di auto senza avere un’azienda come la Fiat. Probabilmente il comparto sarebbe più debole. Da sempre gli osservatori internazionali rimproverano qualcosa di simile al turismo italiano: pur essendo, potenzialmente, il ramo d’industria tra i più importanti del Paese, non esiste una catena alberghiera che per dimensioni possa competere con i colossi internazionali.
Eppure le turbolenze della crisi economica e la contrazione dei flussi turistici stanno creando uno scenario diverso: non è un mistero che una delle catene più diffuse sul territorio come Una Hotel, stia vivendo una fase complessa legata a una difficoltà di liquidità.
«Dal punto di vista strettamente alberghiero — spiega Elena David, amministratore delegato di Una Hotel — siamo in linea con il piano industriale. È indubbio che il nostro settore non è ancora fuori dal tunnel della crisi, però si intravedono segnali di ripresa. In un simile contesto il brand di Una non ha perso fascino visto che continuiamo a ricevere richieste di affiliazione e ne abbiamo appena siglate un paio. Il vero problema è legato a una difficoltà di accesso al credito in una fase così negativa per il mercato».
Proprio nei periodi di turbolenza però, spesso, si realizzano operazioni che in tempi di «tranquillità» sarebbero impensabili. È per questo che un’altra catena italiana come Atahotel aveva intavolato una trattativa con Una per studiare una formula che potesse valorizzare e potenziare i due marchi. Nel frattempo Atahotel sembra aver trovato finanziamenti e soluzioni alternative e quindi la «pista Una» si è raffreddata. Un epilogo che ha fatto nuovamente lievitare il « fantamercato degli hotel » : qualcuno dava per imminente una nuova sortita del colosso iberico Nh che un’operazione simile l’aveva già realizzata con i Jolly hotel, ma dalla Spagna è arrivata una smentita perentoria di un interessamento a Una.
Malgrado tutto però sono in molti a essere convinti che questa potrebbe essere una grande occasione per creare una grande catena alberghiera italiana. « E sarebbe un evento sicuramente utile per tutto il sistema alberghiero italiano — concorda David, che è anche presidente di Aica, l’associazione delle catene alberghiere — anche e soprattutto rispetto all’immagine del Paese come destinazione turistica verso un pubblico internazionale».
Però sul mercato operano anche aziende in crescita. Non a caso c’è chi indica tra i possibili attori di un’operazione d’espansione alberghiera la Starhotels, la catena che fa capo alla famiglia Fabri che nei primi otto mesi di quest’anno ha fatto registrare un incremento dei ricavi di che si attesta sul 10% e una crescita dell’Ebitdar pari al 24,3% rispetto ai corrispondenti valori dell’esercizio precedente. Risultati che sembrano figli di una politica di investimenti che ha visto nel corso del 2009 il gruppo destinare diciannove milioni di euro al completamento del Rosa Grand di Milano e del Savoia Excelsior Palace di Trieste e quindici milioni sul Castille di Parigi.
«La creazione di una grande catena alberghiera italiana, riconosciuta nel mondo – spiega Elisabetta Fabri, ad di Star – ci affascina, a patto che si tratti di un progetto industriale di grandi dimensioni, lontano da spregiudicate operazioni finanziarie, magari volte esclusivamente a sanare pregresse situazioni di difficoltà».