Grandi alberghi, conti in rosso

20/09/2005
    martedì 20 settembre 2005

      ECONOMIA ITALIANA – pagina 17

        Tra il 2003 e il 2004 il risultato operativo aggregato è crollato del 147%

          Grandi alberghi, conti in rosso

          Aumenta il ricorso all’indebitamento
          Le previsioni 2005 ancora negative

            V.CH.
            DAL NOSTRO INVIATO

            NAPOLI • È allarme sui conti delle compagnie alberghiere a causa della crisi del turismo italiano. Secondo uno studio Aica (Federturismo Confindustria) che associa i grandi gruppi nazionali e internazionali operanti in Italia, i risultati aggregati sono in netto peggioramento. Tra il 2003 e il 2004 il risultato operativo (Ebit) aggregato ha accusato una contrazione del 147% mentre sul fronte del risultato di esercizio si è avuto un crollo del 296,14 per cento. Si è " salvato" grazie alle dismissioni immobiliari solo il risultato ante imposte, positivo in termini aggregati per 11 milioni di euro anche se in flessione comunque del 73% circa sul 2003.

            Le imprese alberghiere, come testimonia l’Aica, accusano poi dal 2003 una crisi di liquidità che si sta aggravando. L’utilizzo della leva del debito — si legge nel rapporto — nel 2004 è risultato ancor più rilevante rispetto al 2003: il capitale investito direttamente dall’imprenditore nella propria attività è sceso al 20% del totale. Il Roi (return on investment) ha accusato tra, il 2003 e il 2004, una flessione del 144%, mentre la produttività per unità alberghiera e per camera ha subito flessioni rispettivamente del 7,91% e del 5,71 per cento. Il valore aggiunto per dipendente è calato del 4% circa. E le previsioni per il 2005 non sono certamente favorevoli, ha ricordato Sergio Iorio, presidente di Aica.

            I primi consuntivi relativi al periodo gennaio agosto 2005 indicano solo una lievissima ripresa dei ricavi medi per camera occupata (135,36 euro) e per camera disponibile (82,55 euro), decidamente sotto l’inflazione. E le prime anticipazioni su settembre non sono granchè favorevoli.

              « Paghiamo la scarsa competitività dell’Italia sullo scenario turistico internazionale — ha rilevato Iorio — mentre i costi legati al lavoro e la pressione fiscale, con particolare riguardo all’Irap, schiacciano i conti delle aziende » . Iorio ha poi denuinciato che nel settore alberghiero il sommerso costituisce ancora una componente rilevante, soprattutto tra le piccole realtà che formano la stragarnde maggioranza dei 34mila hotel in attività.