Grande industria: calo senza fine per l’occupazione

28/02/2006
    marted� 28 febbraio 2006

      Pagina 13 – Economia & Lavoro

      Grande industria
      Per l’occupazione calo senza fine

        I sindacati: crisi strutturale nessun barlume di speranza

          Milano

            CRISI – Nessun segnale di inversione di tendenza. Il calo dell’occupazione nelle grandi imprese continua. Nel 2005, senza contare la cassa integrazione, hanno perso lo 0,4% dei posti di lavoro. Unica consolazione – come osserva l’Istat – si tratta del calo pi� contenuto a far data dal 2000. In particolare, i dati confermano la crisi della grande industria, che ha perso l’1,7 per cento dell’occupazione, mentre i servizi, nel 2005, hanno guadagnato mezzo punto percentuale.

              Su base congiunturale, nel dicembre 2005 l’occupazione � calata dello 0,1% rispetto a novembre.

                Per quel che riguarda i diversi settori, la diminuzione pi� marcata – il 3,1% – si � registrata nella produzione di energia elettrica, gas e acqua, mentre le imprese manifatturiere hanno visto un calo dell’1,3%, con punte negative per tessile (meno 5,6%) e stampa-editoria (meno 4,7%). In controtendenza le costruzioni, che hanno fatto segnare un aumento dell’1,1%.

                  Mentre il governo, con il sottosegretario Sacconi, si limita ad osservare che l’economia italiana � in fase di trasformazione, le reazioni sindacali sono preoccupate.

                    �Dai dati Istat sull’occupazione nelle grandi imprese giungono segnali negativi – sostiene il segretario confederale Cgil, Marigia Maulucci -. Cala l’occupazione nell’industria e non cresce in maniera consistente e qualificata l’occupazione nei servizi. I saldi generali somigliano troppo a prefissi telefonici per poter essere interpretati con qualche barlume di speranza�.

                      �Non si sta realizzando nulla di quanto pure sta avvenendo negli nostri pi� diretti competitori europei – aggiunge Maulucci -. La nostra economia non esce dalla crisi del proprio apparato produttivo industriale, ormai esplicitamente in degrado, e nemmeno evolve verso un’economia della conoscenza, caratterizzata da servizi competitivi, fortemente innovativi, a sostegno del sistema industriale. Per uscire da questa crisi strutturale occorrono volont� politica e risorse pubbliche, ma l’attuale governo ha sempre brillato per mancanza della prima e spreco delle seconde�.

                        �I dati Istat diffusi dall’Istat – commenta Giorgio Santini, segretario confederale Cisl – confermano la natura strutturale delle difficolt� del sistema industriale italiano�.