Grande industria ai minimi

12/09/2002





ITALIA-LAVORO
Occupazione
12 settembre 2002

Crescita record della cassa integrazione (+177%)
le aziende di servizi limitano i danni (-0,3%)

Grande industria ai minimi

Istat: a giugno è continuato il forte calo (-3,9%) con 30.700 posti perduti in un anno
Elio Pagnotta


(NOSTRO SERVIZIO)

ROMA – Nessun sintomo di ripresa per l’occupazione nelle grandi imprese dell’industria che continuano a perdere posti a ritmi tra i più elevati degli ultimi anni. Tra maggio e giugno scorsi si è, infatti, registrata una nuova diminuzione dello 0,2%, portando così il calo a sfiorare il 4% su base annua. Il miglioramento di cui il mercato del lavoro sta beneficiando a dispetto di una situazione economica sempre più deludente ha dunque lasciato ai margini le grandi imprese. In giugno i posti perduti, rispetto allo stesso mese del 2001, sono stati circa 30.700. Nonostante l’intensità della flessione sia più contenuta nemmeno i servizi lasciano intravvedere segnali positivi, mettendo in mostra sotto il profilo congiunturale una assoluta stazionarietà che si traduce – su base annua – in un arretramento dello 0,3% e in un taglio di 3.300 unità di lavoro. Nel giugno 2002, quindi, le grandi imprese hanno dovuto fare i conti con una diminuzione complessiva del personale che si aggira attorno alle 34mila unità, sempre su base annua. Del tutto assenti indicazioni che lascino spazio ad un cambiamento di rotta a breve termine: all’industria i dati destagionalizzati attribuiscono infatti una contrazione dello 0,2% nei confronti di maggio, contrazione che al netto della cassa integrazione – in fortissima espansione – arriva allo 0,6 per cento. Secondo i dati Istat nel giugno 2002 gli occupati alle dipendenze nelle imprese industriali con oltre 500 addetti sono diminuiti del 3,9% su base annua. La contrazione si accentua fino a raggiungere il 5,3% (il peggior risultato degli ultimi anni) al netto del ricorso alla cassa integrazione. La tendenza negativa fa registrare un massimo del 10,3% nel settore dell’energia elettrica, gas ed acqua, mentre nell’industria manifatturiera la contrazione occupazionale si abbassa al 3%, con un massimo del 7% per le raffinerie di petrolio, del 5,1% per i mezzi di trasporto e del 5% per i metalli. Da segnalare l’aumento degli addetti nelle industrie alimentari (+0,5%) e nelle industrie manifatturiere varie (+1,3%). Le ore effettivamente lavorate per dipendente – al netto degli effetti di calendario – sono calate del 2,2%. Una vera e propria impennata ha accusato il ricorso alla cassa integrazione (+177,5%). Le retribuzioni lorde per dipendente sono cresciute del 3,5% (la stessa variazione della sola componente continuativa per lavoro ordinario), mentre il costo del lavoro è salito del 3,4% (+3,6% nella prima metà del 2002). La dinamica negativa del l’occupazione nelle grandi imprese dei servizi ha invece contorni meno pesanti rispetto all’industria: nel terziario a giugno non si sono verificate variazioni nei confronti del mese precedente e rispetto al giugno 2001 la flessione si limita allo 0,3%. A determinare questo risultato – a causa della loro incidenza preponderante sul totale – sono esclusivamente i trasporti, con una diminuzione del 2,1 per cento. Un andamento positivo si riscontra al contrario negli altri comparti, con una crescita che tocca il 6,6% per le altre attività professionali e imprenditoriali, il 4% per il commercio e il 3,6% per alberghi e ristoranti. In lieve aumento, sempre al netto dell’effetto calendario, il numero delle ore lavorate (+0,5%), mentre il ricorso alla Cassa cala del 31%. I salari lordi sono cresciuti del 6,1% (+4,2% le retribuzioni continuative), mentre il costo del lavoro aumenta al 5,7% (+4,2% nei primi sei mesi del 2002).