Grande gelata sui consumi: crolla la spesa alimentare

25/10/2004

            sabato 23 ottobre 2004

            Pagina 3 – Economia

              LA STATISTICA

              Ad agosto è calato del 3,4% l´acquisto di cibo. Si compra sempre meno nei supermarket
              Grande gelata sui consumi crolla la spesa alimentare

                Per la prima volta dal 2001 la grande distribuzione va peggio dei piccoli negozi. Solo gli hard-discount hanno limitato i danni
                Risparmi su tutti i fronti: calano gli acquisti di mobili, elettrodomestici, telefoni e giocattoli. La spesa totale in picchiata del 2 per cento

                ALDO FONTANAROSA

                ROMA – Gli italiani stringono la cinghia, perfino sul cibo. Ad agosto, hanno tagliato gli alimentari del 3,4% rispetto all´estate scorsa. Un po´ come a maggio, quando avevano già tagliato le dispense del 3,5%. Non solo mais, frutta o carne. Le famiglie comprano meno vestiti (-1,8) e si divertono con parsimonia (-1,5). I medicinali, quelli non mancano: ne compriamo l´1,5% in più (e così compact disc vergini o strumenti musicali). I tecnici dell´Istat, che forniscono i dati, mettono le mani avanti: agosto – spiegano – è un mese particolare. I dati, poi, tengono conto di alcune flessioni nei prezzi. Per cui i consumi potrebbero essere alti, e i negozianti incassare comunque meno, per le offerte e gli sconti. Ma l´Istat non si nasconde che i numeri siano comunque negativi. Anche a causa di risparmi che le famiglie decidono ormai su tutto: meno giocattoli, profumi e deodoranti; meno mobili, telefoni, elettrodomestici. La spesa totale (tutto compreso) è in picchiata quasi del 2 per cento (-1,9 per cento, per la precisione).

                Loro, i commercianti, hanno fiutato l´aria e cercato dei rimedi. I negozi, li hanno tenuti aperti anche un giorno e mezzo in più (con punte di quattro giorni per le grandi strutture). Senza risultati. Anzi, la grande distribuzione – che sembrava immune dalla crisi, rifugio degli italiani alla ricerca del "3 per 2" – è investita anch´essa da questo temporale agostano. Vende meno alimentari (addirittura del 3,4%), mentre aumenta gli incassi sugli altri fronti. E´ la prima volta (dal lontano 2001) che la grande distribuzione fa peggio dei normali negozi alla voce alimenti. La crisi investe soprattutto i supermercati; invece i grandi magazzini e gli hard-discount limitano i danni.

                Sergio Billé, presidente di Confcommercio, vede tre sinistri segnali all´orizzonte. Intanto – dice – la gente compra meno anche i beni di «prima necessità». Abbandona le grandi strutture, e tutto questo avviene perfino nelle zone (in teoria) più floride del Paese, nel Nord Est e nel Nord Ovest. Rischiamo, quindi, un «ulteriore avvitamento» dell´economia, complice una crisi petrolifera «che sta pesando sui bilanci delle famiglie». Pierluigi Angeli (Confcooperative) è convinto che gli italiani stiano riprendendo la vecchia sana abitudine di risparmiare, spinti dalla paura di fronteggiare chissà quali nuovi aumenti. Marigia Maulucci (Cgil) pensa, invece, che lavoratori e pensionati si stiano semplicemente impoverendo: «Il guaio è che l´unica risposta del governo sarà la cosiddetta riforma fiscale. Un dipendente di medio livello recupererà così un euro al giorno, da spendere liberamente e allegramente». Adriano Mussi (della Uil) sollecita un primo passo, ma necessario: l´altolà alle tariffe pubbliche. Dall´Intesa dei consumatori, Elio Lannutti chiede invece un´altra medicina: la concorrenza. «Non è possibile che un chilo d´uva pugliese, venduto dal contadino a 20 centesimi, costi 2 euro e 20 in Italia e meno di 2 euro in Francia. Vuol dire che qualcosa si è inceppato, nel nostro meccanismo distributivo».