Grande distribuzione: «Le riduzioni? Già fatte»

09/06/2004


        sezione: ITALIA-POLITICA
        data: 2004-06-09 – pag: 10
        autore: BARBARA FIAMMERI
        Replica della grande distribuzione – No comment di Confcommercio
        «Le riduzioni? Già fatte»
        ROMA • «Già fatto!». È questa la risposta che arriva dai rappresentanti della grande distribuzione commerciale all’appello di abbassare i prezzi lanciato ieri ai commercianti da Silvio Berlusconi. L’invito del premier italiano segue di pochi giorni l’ultimatum del ministro dell’Economia francese, Nicolas Sarkozy, agli industriali e agli imprenditori affinché concordino una riduzione dei prezzi nella grande distribuzione del 3% da qui a settembre e fino al 5% entro un anno. Il ministro transalpino ha avvertito che se il taglio dei prezzi non si realizzerà autonomamente il Governo francese è deciso a legiferare per fare rispettare l’impegno che permetterà di raffreddare le spinte inflazionistiche degli ultimi mesi e sostenere i consumi.
        Assai più morbidi i toni del presidente del Consiglio italiano, che si è limitato a ipotizzare un «appello».
        Ma la prima risposta delle imprese è fredda. «Stiamo già praticando il blocco e la riduzione dei prezzi di molti prodotti alimentari nella nostra rete di vendita per difendere il potere d’acquisto dei consumatori», dice Giuliano Poletti, presidente di Legacoop. «La Coop — aggiunge Poletti — ha disposto il blocco dei prezzi, fino a fine anno, di duemila prodotti confezionati a marchio e il ribasso del 10%, fino a settembre, dei prezzi di prodotti di uso quotidiano (pasta, latte, olio) mentre il Conad, che associa migliaia di dettaglianti, ha disposto il blocco dei prezzi, fino a fine 2004, di 1.300 prodotti a marchio».
        Stessa risposta arriva anche dalla Faid, l’associazione che rappresenta grandi gruppi quali Rinascente, Carrefour-Gs, Coin Pam, Esselunga. «Lavoriamo in deflazione già da alcuni anni — spiega Giovanni Cobolli Gigli, presidente della Faid, che ci tiene a ribadire la sua stima verso il premier — tant’è che nel 2003 l’incremento dei prezzi rispetto all’anno precedente è stato solo dell’1,35% e ad aprile di quest’anno abbiamo registrato appena un +0,2: credo che il presidente del Consiglio avesse in mente altre categorie di operatori». Dalla Confcommercio di Sergio Billè per ora arriva un secco «no comment» alle dichiarazioni di Berlusconi.
        Immediata, invece, la replica della Confesercenti, il cui presidente, Marco Venturi, bolla come «appelli elettorali» quelli lanciati ieri dal capo del Governo, sottolineando che «il premier sa che i costi delle imprese incidono inesorabilmente sul prezzo finale».
        Venturi ricorda a Berlusconi che sono aumentati i tributi e le tariffe locali, gli affitti, il prezzo del petrolio e che «quest’anno chiuderanno altri 50mila negozi».
        Negativa anche la reazione dei consumatori. L’Adusbef ricorda che «l’inerzia del Governo sui prezzi è costata 3.650 euro a famiglia, per un impoverimento complessivo di oltre 76 miliardi», per Adoc e Federconsumatori «evidentemente il premier per la prima volta in due anni e mezzo è andato a fare la spesa accorgendosi di un fenomeno diffuso e ingiustificato». Analoga la risposta del Codacons.