Grande Distribuzione: Includere gli esclusi

30/06/2006

    numero 16
    anno 2006

    Grande Distribuzione

      Includere gli esclusi,
      se vogliamo
      rappresentare i giovani

        Ragionare sulla contrattazione oggi non � semplice. Il “Berlusconismo” ha inciso non solo nelle coscienze della gente, ma anche nelle imprese. Ha costruito un’opinione diffusa nell’imprenditoria sul fatto che la precariet� nel lavoro, che chiamano flessibilit�, sia la panacea di tutti i mali.

        Nella Grande distribuzione organizzata siamo stati comprati da “stranieri”, che hanno una visione del sindacato molto diversa dalla nostra (supportata oggi anche dalla legge 30): per loro c’� il rapporto individuale con il lavoratore, il sindacato viene vissuto come un fastidio. Ieri avevamo i responsabili del personale, gente che contrattava e che, quando era il momento di chiudere, imponeva anche ai “commerciali” l’accordo. Oggi abbiamo i responsabili delle risorse umane, che non decidono nulla: chi in realt� decide sono i capi del commerciale.

        La situazione nella Grande distribuzione � variegata. Un esempio: l’ex gruppo Rinascente. Questa impresa contava 30.000 dipendenti. Ha un accordo aziendale, che teneva conto sia dell’area alimentare sia del tessile, che prevede anche un premio fisso mensile. Negli anni sono intervenuti mutamenti societari: Auchan ha acquisito gli ipermercati e supermercati. La parte tessile (Upim e Rinascente) � stata acquisita da vari azionisti, in maggioranza italiani. Nell’ex gruppo Rinascente, si sono cos� determinate differenze a seguito delle acquisizioni: lavoratori con premio fisso aziendale accanto a altri che non lo avevano. L’ultimo integrativo aziendale ha definito un premio perequativo per chi non aveva il fisso: abbiamo cercato di ridurre le differenze nell’ambito del mutato quadro societario.

        I cambiamenti sono all’ordine del giorno, imprese che vendono, altre che acquisiscono, fusioni, concentrazioni. La Grande distribuzione oggi non ha una linea, esiste Federdistribuzione che � la somma delle imprese: il punto sul quale si trovano d’accordo � “cercare di eliminare o ridurre il peso del sindacato”. Prova ne sia che nel nostro paese c’� una nuova malattia che si chiama “disdettite” acuta: le imprese disdicono accordi aziendali, Upim � l’esempio emblematico. Ma anche Auchan, ricevuta da noi la disdetta per stipulare un ulteriore accordo aziendale, ha interpretato il fatto come se le norme contenute nel vecchio fossero decadute. Mai accaduto nella nostra storia, ma, come si sa, al fondo non c’� mai fondo. In passato non c’era bisogno di scrivere l’ultravigenza degli accordi, era scontato che ci� che avevi sottoscritto rimaneva.
        Fare contrattazione oggi significa avere presente questo quadro. Non esiste un’unica risposta ma un insieme di risposte che devono adattarsi alle varie realt�, con un unico filo conduttore: includere gli esclusi, riducendo le differenze, stabilizzando i rapporti di lavoro, aumentando l’orario di lavoro ai part-time che non lo hanno scelto, mettendo mani all’organizzazione del lavoro. Il che significa affrontare una volta per tutte alcuni nodi – le domeniche, i turni disagiati ecc. – se vorremo rappresentare i giovani, il futuro del sindacato.

        Marinella Meschieri
        Segretaria nazionale Filcams Cgil