Grande Distribuzione: In una ricerca della Filcams

30/06/2006

    numero 16
    anno 2006

    Grande Distribuzione

      In una ricerca della Filcams
      la fotografia di un settore
      in cui convivono vecchio e nuovo

        Paolo Andruccioli

          Il mercato sopporta poche regole, ma il supermercato quasi nessuna. Si potrebbe sintetizzare cos�, con una battuta, il delicato momento di passaggio della grande distribuzione commerciale italiana, stretta fra antichi ritardi e pressioni dei gruppi stranieri che vedono il nostro paese come una terra di conquista. Un settore che occupa circa 400 mila dipendenti, con un fatturato che sfora gli 80 miliardi di euro e dove i rapporti sindacali sono in crisi ormai da qualche anno. La grande distribuzione � tornata sotto i riflettori nel momento in cui � scoppiata la questione del “carovita” che il governo Berlusconi non � riuscito neppure ad affrontare, nonostante i proclami sul blocco dei prezzi e delle tariffe. E ora supermercati, ipermercati e grandi centri commerciali tornano al centro dell’attenzione con la ripresa delle trattative sindacali per gli accordi di gruppo. Durissima � quella che � stata avviata alla Upim. Vediamo dunque che cosa � diventato il settore della Gdo, la grande distribuzione organizzata “moderna”.

          L’aggettivo moderna che in genere si usa per distinguere il settore della grande distribuzione dall’area ancora molto vasta della distribuzione commerciale tradizionale suona un po’ forzato visto che il settore sconta ritardi molto vistosi e il vecchio e il nuovo convivono spesso – e non solo in Italia – in una miscela nient’affatto gradevole. Alle innovazioni si accoppiano spesso, tanto per fare un esempio, comportamenti antichi da padroni delle ferriere. Basti pensare agli Usa e al gruppo americano Wal Mart, vero e proprio gigante commerciale con un giro d’affari che gi� nel 2003 aveva sfiorato i 260 miliardi di dollari (cifra che supera molti Pil nazionali), un gruppo dove le regole sindacali sono una chimera. Sono diventati famosi gli episodi di vere e proprie violazioni dei diritti minimi da parte di Wal Mart: paghe bassissime, orari senza controllo, contratti senza futuro per i lavoratori e metodi di controllo a dir poco non ortodossi. I giornali americani hanno raccontato della strategia lock-in che consiste in una segregazione temporanea dei lavoratori, chiusi appunto dentro i magazzini durante i turni di notte. L’azienda giustifica il “sequestro” dicendo che � un modo come un altro per controllare i dipendenti che potrebbero essere tentati di organizzare piccoli furti. In realt� � uno dei modi scelti dall’azienda dell’Arkansas per imporre un controllo totale sui lavoratori ai quali – paradosso non isolato – si chiede al tempo stesso la massima flessibilit�.

          Wal Mart, per fortuna � ancora lontano da noi, anche se gi� ci sono stati tentativi di conquistare fette del nostro mercato nazionale. Ci sono state infatti trattative con Esselunga e ci sono progetti di conquista della Rinascente, che ora � nelle mani dei francesi di Auchan. La situazione, dunque, � molto delicata. Da una parte il settore sconta i ritardi della modernizzazione. Il processo era stato avviato nel 1998 dalla legge Bersani che per� � stata applicata con grande lentezza e che ha avuto una diffusione a macchia di leopardo (con tutte le relative rigidit� conseguenti).

          Dall’altra l’assalto degli stranieri. Oggi ci sono solo le cooperative che riescono a gareggiare con i gruppi di oltreconfine. Il sistema delle Coop � l’unico che ha una dimensione tale da reggere l’urto della cosiddetta “colonizzazione” commerciale. Tolte le coop, nella grande distribuzione rimarrebbero solo i francesi di Auchan, Carrefour, Leclerc e i tedeschi di Metro e Rewe.

          Andiamo per� con ordine per cercare di ricostruire una fotografia di tutto il settore. Ci basiamo sugli studi pi� recenti da quello del Chermes-Universit� Bocconi di Milano, fino alla ricerca inedita della Filcams Cgil che ha raccolto tutti i dati sugli ipermercati, i supermercati, i centri commerciali in Italia dal 1996 a oggi. � la storia, per dati e percentuali di crescita, della grande distribuzione moderna.

          Il primo elemento che spicca da questi studi � il ritardo del Sud nello sviluppo della distribuzione organizzata. Un ritardo che si sta traducendo in una sorta di rincorsa affannosa al resto del paese: nelle regioni meridionali c’� infatti una crescita pi� consistente dei grandi centri di commercio, laddove fino a qualche anno fa trionfavano solo i piccoli negozi frammentati. Nel corso del 2004, secondo lo studio della Filcams curato tra gli altri da Marinella Meschieri della segreteria nazionale, gli esercizi commerciali sono cresciuti di circa 4.000 unit�. Ebbene di queste almeno tremila sono state quelle registrate in Campania, Puglia e Sicilia, mentre in Calabria si � notata una flessione. Sia per gli esercizi commerciali tradizionali, sia per la grande distribuzione vale la regola del mercato pi� o meno saturo. Ci sono regioni dove si � toccato il picco massimo ed � impossibile un ulteriore sviluppo, mentre ci sono regioni dove lo spazio � ancora molto. Complessivamente il dato pi� importante � quello della “polverizzazione” del settore. Il 65 per cento degli esercizi commerciali in Italia � in mano a imprese individuali. Anche le dimensioni contano: l’82,2 per cento dei punti vendita si attesta nella classe tra un metro quadrato e 150. A dicembre del 2005 c’erano in Italia circa 770 mila esercizi commerciali. Secondo una ricerca dell’Universit� Bocconi la media di negozi per abitanti � ancora molto pi� alta in Italia rispetto agli standard europei. Da noi, fino al 2004, c’erano 130 negozi per 10 mila abitanti, mentre in Germania la media � di 35, in Irlanda e Gran Bretagna di 36. Le regioni pi� moderne in termini di grande distribuzione sono il Friuli-Venezia Giulia, il Veneto e la Lombardia. Agli ultimi posti la Puglia e la Campania. In ogni caso, sempre secondo le rilevazioni della Filcams-Cgil, il 53,2 per cento degli esercizi commerciali italiani � tra uno e 50 metri quadrati e circa il 30 per cento tra 51 e 150 mq. Solo il 6 per cento del totale supera i 5.000 metri quadrati.

          Nell’ultimo periodo si � notata un’espansione del settore non alimentare, che � aumentato nel corso del 2004, di 6.501 unit�, mentre nel settore alimentare della grande distribuzione si registra una situazione stazionaria, anche se sono diminuiti gli esercizi specializzati in vendita di carni e quelli di frutta. Nel 2004 – ultimi dati disponibili – c’erano in Italia 13.362 punti vendita della grande distribuzione, cos� spartiti: gli ipermercati sono 417, il 3,12 per cento del totale della Gdo; i supermercati sono 7.821, ovvero il grosso della Gdo con il 58,52 per cento del totale; i grandi magazzini sono 1.126, l’8,43 per cento. Poi ci sono 679 centri commerciali, 3.716 mini mercati e 284 Cash & Carry. Anche qui si registra la rincorsa del Sud, visto che gli incrementi pi� consistenti della grande distribuzione sono stati registrati nelle isole (con un pi� 12,8 per cento) e nelle regioni meridionali, con un pi� 7,74 per cento. Nel Centro Nord, durante il 2004, lo sviluppo della grande distribuzione commerciale � stato pi� contenuto perch� il mercato risulta quasi saturo. Eccezione nel Nord: il Trentino Alto Adige dove la Gdo risulta in forte crescita (+24,7 per cento in un anno).

          � interessante studiare anche la distribuzione per citt�. Venezia ha il primato degli esercizi commerciali organizzati con un punto vendita ogni 3.988 abitanti. Milano, che pure � una citt� sviluppata dal punto di vista della distribuzione moderna, ha un punto vendita ogni 5.000 abitanti. Ma anche qui vale la regola della rincorsa. Catanzaro, Palermo e Napoli sono state infatti le citt� che tra il 2003 e il 2004 hanno fatto registrare il maggiore incremento della grande distribuzione organizzata. Vediamo quindi che cosa ci dice il monitoraggio della Filcams, a proposito dei vari strumenti della grande distribuzione. Dal 1997 al 2004 gli ipermercati hanno avuto un incremento del 73,73 per cento. Negli ipermercati vengono occupate pi� di 72 mila persone, di cui quasi il 70 per cento donne. In media un ipermercato ha 173 dipendenti. I grandi magazzini, sempre dal 1997 al 2004, hanno avuto un incremento pi� limitato degli ipermercati, con una crescita di circa il 24 per cento. � una forma di distribuzione moderna che risale agli anni del boom economico, in genere si tratta di negozi di abbigliamento con catene nazionali e locali, tipo Rinascente. In questo settore l’occupazione � in flessione. In Italia ci sono oggi circa 25 mila lavoratori occupati nei grandi magazzini, dove le relazioni sindacali, dopo le grandi manovre gestite dai gruppi stranieri come Auchan, sono notevolmente peggiorate (vedi in proposito il ragionamento del segretario generale della Filcams, Ivano Corraini).

          Per quanto riguarda i supermercati, dal 1997 al 2004, sono cresciuti del 43 per cento. Ancora oggi il supermercato � la forma pi� diffusa qui in Italia della grande distribuzione, rappresentando quasi il 60 per cento del totale. Nel 2004 c’erano in Italia 7.821 supermercati che sommati ai mini mercati arrivano complessivamente a circa 12 mila punti vendita. La media degli occupati � di 142 lavoratori per supermercato. Anche in questo caso la maggioranza � composta da donne, il 60 per cento del totale dei dipendenti.