Grande distribuzione: I progetti premono, la legge frena

27/03/2001

Il Sole 24 ORE.com





    Grande distribuzione
    In vista nuove iniziative per 1.500 miliardi, ma la riforma del commercio non ancora operativa provoca troppe incertezze

    I progetti premono, la legge frena
    Sul fronte dei centri commerciali l’Italia è ancora in ritardo rispetto all’Europa
    Distanza eccessiva tra Nord e Sud
    Vincenzo Chierchia
    MILANO Il business dei centri commerciali è in ripresa, almeno sul piano dei progetti messi in cantiere in questi dalle società immobiliari e commerciali in questi mesi e presentati nei giorni scorsi all’incontro annuale dell’associazione internazionale dei centri commerciali (Icsc) svoltosi a Torino. Ma le difficoltà di applicazione della riforma del commercio rappresentano ancora un ostacolo arduo da superare.
    Secondo stime di massima della società di consulenza immobiliare Healey&Baker, di progetti per nuovi centri commerciali in avanzato stadio di realizzazione ce ne sarebbe almeno una quindicina, di cui una decina in fase avanzata (circa 1.500 miliardi di investimenti). Entro la seconda metà degli anni 2000 è previsto un centinaio circa di nuove realizzazioni (per 200 miliardi a progetto in media).
    Resta però ancora insoluto il nodo delle normative regionali e comunali soprattutto sul fronte urbanistico, che avrebbero dovuto essere aggiornate sulla base della riforma del commercio varata nel ’98 e, come sottolinea Healey&Baker, sul fronte delle grandi superfici si è liberalizzato molto poco, mentre sta crescendo nettamente l’interesse degli investitori.
    «Il problema da affrontare — sottolinea Livio Buttignol, presidente del Consiglio nazionale dei centri commerciali aderente a Confcommercio — è come utilizzare gli investimenti per rilanciare le aree urbane, ad esempio, e come riequilibrare le funzioni nelle varie zone delle città, raccordando aree centrali a vocazione commerciali con altre da risanare e valorizzare. Insomma sarebbe opportuno un impiego strategico degli investimenti commerciali per intervenire nel contesto socio-urbanistico». Su questo piano invece, le difficoltà manifestate da Regioni e Comuni nel rimettere mano alla complessa partita dell’urbanistica commerciale ha costituito un pesante freno.
    La necessità di rilanciare una equilibrata modernizzazione del sistema commerciale è comunque largamente avvertita nel settore, come sottolinea il vicepresidente di Confcommercio, Ferruccio Dardanello, che pone peraltro l’accento sui rischi di una globalizzazione spinta e sulla rincorsa dei gruppi commerciali verso dimensioni sempre maggiori. E come ricordano Sharon Harris e David Moore, dirigenti della società americana di progettazione Carter&Burgess intenzionata a entrare nel mercato europeo dei centri commerciali, è evidente in Italia l’esigenza di regole più flessibili che consentano investimenti mirati sul tessuto urbano. In particolare, nelle aree urbane — aggiunge Dardanello — il commercio è sottoposto a una pressione di vincoli e di condizionamenti che si stratificano e si intersecano l’un con l’altro.
    Il nostro Paese, pur avendo recuperato slancio negli ultimi anni resta comunque in ritardo rispetto ad altri Partner Ue. Secondo le stime del ministero dell’Industria rielaborate da un recente rapporto del Consiglio nazionale dei centri commerciali l’Italia ha registrato una marcata espansione della rete: si contano oggi 473 centi rispetto ai 310 di metà anni 90.
    Come ricorda Dardanello, a livello complessivo i centri commerciali sviluppano una superficie pari 5,9 milioni di metri quadrati(erano poco più di quattro milioni cinque anni fa). In realtà evolute dal punto di vista commerciale come Francia e Gran Bretagna si registrano rispettivamente 13,6 milioni di metri quadrati e 9,2 milioni di metri quadrati di superficie utilizzata. E si tratta di stime effettuate solo sui centri di maggiori dimensioni, ossia quelli che superano i 5mila metri quadrati di superficie, secondo le indicazioni statistiche europee. I centri commerciali in Europa sviluppano una superficie di 64,4 milioni di metri quadrati di cui il 60% circa è suddiviso tra Francia, Gran Bretagna e Germania.
    Anche sul fronte delle strutture distributive, come sottolineano le rilevazioni del Cncc permangono i divari tra le principali aree del Paese.
    Il 68% dei centri commerciali — sottolinea Dardanello — è situato nel Nord (il 36% nel Nord-Ovest), il 20% nelle regioni centrali e solo il 12% nel Sud. Dal punto di vista allocativo non è sempre vero che i centri commerciali di grande dimensione si collocano nelle aree extraurbane in quanto l’indagine ha rilevato numerosi centri situati in aree urbane. Emerge poi un carattere distintivo dei centri commerciali italiani, ossia le ridotte dimensioni: il 23% si situa nella fascia fino a 5mila metri quadrati, comprendendo in questo caso tutta una serie di realtà molto frammentate. Il 33% si colloca nella fascia compresa tra 5mila e i 10mila metri, il 27% nella fascia compresa tra 10mila e 20mila metri quadrati, mentre i centri di grandi dimensioni che superano i 20mila metri quadrati rappresentano il 16 per cento. Su 389 centri commerciali con superficie di vendita superiore a 2.500 metri quadrati ben 105 sono nuovi, di questi il 55% è stato aperto nel Nord.
    Martedì 27 Marzo 2001
 
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