Grande Distribuzione: Euro cassiere in prima linea

07/12/2001



ECONOMIA
GRANDE DISTRIBUZIONE – COME SI PREPARA ALLA MONETA UNICA



Euro cassiere in prima linea

Cambiare 15 mila bilance, mandare a scuola 20 mila dipendenti, sostituire perfino i portagettoni dei carrelli: così ogni catena di supermercati si prepara al 2002. Perché è questo il settore che per primo subirà l’impatto dei consumatori.


di 
 
ROBERTO SEGHETTI
7/12/2001

COSTO IMPONENTE. Giuseppe Fabretti, vicepresidente della Coop: 18 mila casse da sostituire.
L’euro non è uno scherzo: noi della Coop siamo dovuti intervenire su 15 mila bilance, 18 mila casse e 18 mila cassetti, che per due mesi dovranno contenere sia euro che lire. Senza contare la formazione per 20 mila cassieri, le etichette, i nottolini dei carrelli…». Giuseppe Fabretti, vicepresidente della Coop, guarda al 1º gennaio del 2002 come a un esame in cui ci si gioca il futuro. Ma non è il solo a preoccuparsi e a lavorare sodo per mettere a posto ogni minimo dettaglio. Tutti i responsabili dei gruppi impegnati nella distribuzione moderna, più di altri manager, si sentono come soldati in prima linea.

Per una ragione semplice: saranno proprio ipermercati, supermercati e centri commerciali i primi ad affrontare una prova di massa con i cittadini ancora impauriti e diffidenti per il passaggio dalla vecchia lira all’euro.
«Prima ancora di andare in banca, la vecchina con il carrello, la coppia che deve riempiere il frigo per i figli o il single che deve organizzare la cena verranno da noi, a fare la spesa»
spiega Riccardo Garosci, direttore generale della Faid, l’organizzazione della Confcommercio di Sergio Billè che rappresenta la grande distribuzione. «Per noi, oltre che un costo e uno sforzo imponenti, pari in media all’1 per cento del fatturato del settore che oggi è di circa 70 mila miliardi di lire l’anno, il passaggio all’euro sarà anche un’occasione irripetibile: chi farà prezzi chiari, spiegherà, rassicurerà, aiuterà e si dimostrerà efficiente acquisterà sicuramente nuovi clienti e, come dicono i tecnici, li fidelizzerà».

Sono pronti i grandi gruppi? Quali difficoltà hanno dovuto superare davvero? E quali impegni devono ancora affrontare? Panorama lo ha chiesto ai dirigenti di alcuni tra i più importanti poli italiani, come Coop, Carrefour-Giesse, gruppo Rinascente (Upim, Auchan, Sma) ed Esselunga. Scoprendo che nella distribuzione moderna l’euro ha rimesso in gioco tutto, dal volantino pubblicitario alla casacca dei commessi, dal software al rapporto con i fornitori, dal prezzo dei garage fino alle più sofisticate tecniche di marketing legate alla soglia psicologica per i prezzi.


Sergio Billè (Confcommercio).
Prezzi psicologici
«Abbiamo tutti sottoscritto un accordo per bloccare i prezzi fino a marzo. Ma ciascuna azienda sta già ragionando sui cosiddetti prezzi psicologici»
spiega Stefano Crippa del gruppo Rinascente. E fa qualche esempio concreto: «Le 990 lire di oggi diventeranno 0,51 euro. Ma 0,51 euro non daranno più l’impressione di essere "meno" di mille lire. Per ottenere lo stesso risultato bisognerà scendere a 0,49 euro». Così, 9.990 lire farà 5,11 euro e la nuova soglia psicologica dovrà scendere a 4,99 euro. «Questi cambi sono un caso fortunato per chi farà la spesa» commenta Garosci. Anche se in alcune imprese hanno deciso di aspettare e di verificare bene i sentimenti dei clienti. Dice Marco Metti della Carrefour: «Gli esperti sostengono che ci vorranno sei mesi prima che gli italiani abbiano digerito l’euro. Faremo dunque alcuni test per verificare quali sono le nuove soglie psicologiche».
Per non sbagliare e dare sicurezza ai consumatori, tutti i gruppi hanno invece deciso di utilizzare la etichettatura con euro e lira per un periodo più lungo della doppia circolazione, accettando per questo di sostenere costi più alti e un maggior peso organizzativo.
«Manterremo il doppio prezzo per tutto il 2002» assicurano alla Esselunga. E lo stesso farà il gruppo Carrefour.

Cassieri a scuola

Gli impegni maggiori riguardano però i cambiamenti delle macchine, degli strumenti materiali di lavoro, e la formazione del personale.
«Almeno la metà dei 200 mila dipendenti della distribuzione moderna ha già fatto un corso» ricorda Garosci. «Noi abbiamo coinvolto tutti i dipendenti, con oltre 100 mila ore di formazione» assicura Crippa. Ma in prima linea ci sono soprattutto i cassieri: «Ai nostri 20 mila addetti alle casse abbiamo fatto due cicli di formazione, professionale e psicologica: saranno la frontiera nei confronti dei clienti e avranno anche paura di sbagliare nel dare il resto» spiega Fabretti. Alla Esselunga hanno organizzato addirittura alcuni negozi scuola, dove già si lavora con la doppia moneta, grazie all’uso di facsimili.

Man in blue

Accanto ai cassieri ciascun gruppo ha già provveduto a mettere anche altri speciali dipendenti, incaricati di aiutare i clienti. Obiettivo: rispondere alle domande e aiutare i clienti, in modo da lasciare ai cassieri il solo compito, già gravoso, di fare i conti e dare il resto in euro. Avranno il gilet blu nel gruppo Rinascente (appunto
Upim, Auchan, Sma e altri marchi), la casacca con sopra scritto euro come i calciatori in allenamento alla Carrefour e saranno vicini alle casse nei supermercati della Coop.
Anche l’informazione è un obiettivo importante. Ciascun gruppo ha scelto la sua strada: cartelli, opuscoli, scontrini-esempio che mostrano il vecchio e il nuovo tipo di prezzario. Tutto nell’intento di tranquillizzare i clienti e di farli sentire al sicuro.

Dal software ai cassetti
Quanto agli strumenti materiali, sono innumerevoli gli interventi già fatti o in programma. Il software (di amministrazione, del magazzino, dei prezzi) è già stato aggiornato, le bilance (che oltre a pesare segnano il prezzo) sono state cambiate quasi tutte o modificate e così pure le casse. Ma si è dovuto pensare anche a mille altri particolari. Dal 1º gennaio, per esempio, i cassetti delle cassiere dovranno contenere euro e lire. E gli euro hanno dimensioni diverse dalle vecchie monete e banconote.
Che fare? Alcuni hanno cambiato i cassetti, come alla Coop, dividendoli a metà. Altri, come alla Carrefour, hanno scelto altre strade. «I nostri cassieri avranno un marsupio in cui riporranno le banconote in lire e un sacchetto dove metteranno le monete in lire, tutte da ritirare dalla circolazione. Nel cassetto terranno solo gli euro da dare in resto» spiega Marco Metti. Ma intanto già si profila un problema di approvvigionamento: ci sono pesanti penali per le imprese che lasceranno uscire banconote in euro prima del 1º gennaio. E allora quasi tutte le aziende stanno rinviando il rifornimento, avvicinandosi pericolosamente al giorno del changeover.

Carrelli e parcheggi

Grandi problemi, accanto a questioni apparentemente più piccole ma non per questo meno dirompenti. Come le monete per prendere i carrelli al supermercato: solo in pochi casi le vecchie 500 lire potranno essere usate ancora. In molti altri si dovrà cambiare:
«I nuovi blocchetti per le nuove monete costano 37 mila lire l’uno» rivela Fabretti. E forse anche per tale ragione quasi tutti i gruppi hanno deciso di adottare la moneta da due euro, di spessore e diametro simile alle 500 lire, ma di maggior valore, o addirittura di regalare gettoni ai clienti.
Dalle casse alle bilance, dai software alla formazione, dai
bunker per custodire gli euro ai carrelli. Tutto rimesso in gioco. Fino ai parcheggi. Racconta Crippa: «La Rinascente Duomo, a Milano, ha un parcheggio per i clienti. Costava due, quattro e seimila lire. Dovremo passare a uno, due, tre euro. Con uno sconto di fatto sul vero costo della sosta».



Come ti scarico l’eurocosto
Aumenti sui consumatori, ma anche sui produttori. Cosa si inventa per evitare gli aggravi della moneta unica
Balletto dei prezzi, nel passaggio dalla lira all’euro, giocato ai danni dei consumatori? Vero. E via, allora, con gli arrotondamenti verso l’alto, se non con aumenti veri e propri, come nel caso del tanto discusso «adeguamento» (in realtà, un bel più 30 per cento) del biglietto del tram, a Milano. Ma esiste anche il caso dello scaricabarile verso monte, cioè dai distributori verso i produttori.
Sembra questo, per esempio, l’obiettivo della Metro, colosso tedesco della grande distribuzione. La catena ha chiesto ai fornitori (documento a sinistra) un contributo sotto forma di
«sostegno iniziative euro».
In seguito ha emesso regolare fattura, per cifre che vanno da 1,5 a 8 milioni di lire, comprensive del 20 per cento di aliquota iva. Per la riscossione, la strada è molto semplice: basta detrarre la somma da quanto dovuto per l’acquisto della merce destinata agli scaffali. Una prassi in aperta violazione di tutti gli accordi fra distributori e produttori (sottoscritti dalla Metro stessa) affinché ognuno assorba le spese sostenute per l’introduzione dell’euro, evitando di tradurle in aumenti dei prezzi al consumo.
La Metro, però, appare recidiva: già sul finire del 1999 aveva chiesto ai fornitori un contributo per sostenere le spese necessarie a fronteggiare il Millennium bug.



 
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