Grande Distribuzione: Corraini, relazioni da ricostruire

30/06/2006

    numero 16
    anno 2006

    Grande Distribuzione

      Corraini: relazioni sindacali da ricostruire

        L’assalto delle grandi compagnie della distribuzione straniera e la crisi delle relazioni sindacali in quasi tutto il settore della grande distribuzione moderna in Italia sono gli argomenti che abbiamo discusso con Ivano Corraini, segretario generale della Filcams-Cgil. Il segretario mette in collegamento la situazione attuale che vivono i lavoratori del settore alla pi� generale crisi economica, che ha avuto riflessi diretti sui consumi. Cominciamo da una panoramica sulla presenza degli stranieri.

        Negli ultimi anni – dice Corraini – � aumentata notevolmente la presenza in Italia di grandi catene estere e in particolare di quelle francesi, anche se in gioco ci sono gruppi tedeschi e americani. In particolare � aumentata la presenza di catene tipo Auchan, Carrefour, Leclerc, mentre la presenza della grande distribuzione italiana si � notevolmente ridotta ad alcune catene storiche di rilevanza nazionale come Esselunga, Pam, Coin e non si sa ancora per quanto visto lo shopping delle catene straniere di questi ultimi anni. Ormai l’unica realt� italiana significativa � rappresentata dalla distribuzione cooperativa che detiene, come sistema di imprese, il 18% della quota di mercato.

        La crisi economica, ormai strutturale, ha inciso sulla quantit� e sulla qualit� stessa dei consumi fino a incidere sui comportamenti sia dei consumatori che dei gestori delle catene di distribuzione e le modificazioni sono ormai evidenti in quanto il problema riguarda non una qualche famiglia di prodotti ma l’insieme dei prodotti commercializzati, non esclusi i prodotti alimentari di prima necessit�.

        Cos� le catene di distribuzione, per rispondere alla crisi e alla concorrenza straniera, oltre a ridurre i propri margini per presentare prezzi competitivi, stanno elaborando strategie che incideranno sia sull’offerta, sia sul servizio. Negli anni passati avevano puntato molto sulla qualit�, con la teoria – per esempio – della “bottega nella bottega”, ovvero spazi di vendita qualificati all’interno degli stessi ipermercati in cui la vendita assistita soprattutto di prodotti freschi o degli stessi prodotti ad alto contenuto tecnologico faceva premio per la fidelizzazione del cliente. Ora, invece, si punta soprattutto a tagliare i costi in un settore dove comunque il costo del lavoro rimane un terzo di tutti i costi complessivi e corrisponde, mediamente, al 10% del fatturato, tanto che si pu� ipotizzare di essere di fronte sia a un possibile salto qualitativo nella ristrutturazione tecnologica che in merito agli stessi modelli organizzativi. Il taglio rischia per� di incidere anche sulla qualit� dell’intera filiera del prodotto offerto.

        Oltre alla crisi e al fenomeno ampiamente discusso della difficolt� delle famiglie di arrivare alla fine del mese, la cosiddetta “quarta settimana”, � proprio la nuova presenza delle catene straniere che sta determinando ulteriori cambiamenti. � ormai evidente che gruppi come Carrefour o Auchan o altri rischiano di mettere in crisi non solo gli esercizi commerciali italiani, ma anche la relativa filiera produttiva. I gruppi stranieri della distribuzione alimentare e non alimentare scelgono prodotti del loro paese da vendere qui in Italia, riducendo quindi di molto anche i margini dei produttori italiani che lavorano per la grande distribuzione nazionale. La nuova presenza straniera incide dunque sia sull’economia, sia sullo stile dei rapporti con il sindacato.

        Corraini cita in particolare l’esempio della Rinascente, come caso esemplare della modificazione dei comportamenti delle aziende. Fino a qualche anno fa la Rinascente era il capofila delle imprese commerciali e il principale punto di riferimento per la contrattazione nazionale. Per i sindacati la contrattazione alla Rinascente era molto importante, sia per i risultati salariali che si ottenevano, sia per la qualit� della contrattazione stessa, che andava dal sistema degli orari a tutte le questioni che attengono all’organizzazione del lavoro e ai diritti sindacali. Ora, con il passaggio di mano ai francesi di Auchan per la parte alimentare, e per la parte tessile a societ� che di mestiere si occupano di immobili e di attivit� finanziarie, tutto � cambiato.

        Il segretario generale della Filcams individua per� tendenze generalizzabili a tutto il settore della grande distribuzione. Non si tratta evidentemente solo della crisi della contrattazione alla Rinascente. La pesantezza del passaggio politico sta nel fatto che vengono a sommarsi nello stesso momento giri di vite sui costi e in particolare sul costo del lavoro, con le trasformazioni strutturali e organizzative delle imprese e con il venir meno di un sistema di relazioni sindacali consolidate da anni di contrattazione, che consentivano di affrontare le fasi critiche di passaggio con una gestione soft delle problematiche difendendo occupazione, diritti e ruolo del sindacato.

        Il fenomeno � anche contraddittorio perch� la contrattazione entra in crisi proprio in un momento in cui l’occupazione nella grande distribuzione fa registrare un aumento. I lavoratori continuano a riconoscersi nel sindacato e continuano a dargli fiducia (solo alla Filcams sono oggi iscritti 321 mila lavoratori). La chiusura viene per� dalle aziende che, per ridurre i costi, riducono anche progressivamente gli spazi della contrattazione. Cos� alla Rinascente non si � sostituito un altro modello di relazioni sindacali e un centro intorno a cui lavorare dal punto di vista sindacale.

        Un’eccezione potrebbe riguardare le cooperative e in particolare le grandi cooperative di distribuzione e consumo. Con le cooperative, spiega ancora Corraini, il sindacato ha una lunga tradizione di contrattazione che risulta consolidata e che offre risultati importanti soprattutto in alcune regioni del paese. Ma anche le cooperative stanno subendo gli effetti negativi della crisi economica. E anche le cooperative subiscono nel frattempo la pressione dei costi e della concorrenza.

        C’� quindi la necessit� pi� in generale di trovare soluzioni nuove per salvaguardare la contrattazione e i diritti dei lavoratori di tutto quel settore in movimento che � la grande distribuzione moderna. Per Corraini le imprese dovrebbero per� guardare ai problemi con un’ottica diversa da quella della pura riduzione del costi. Secondo il segretario generale della Filcams, le aziende dovrebbero comunque puntare sulla qualit� del lavoro e del servizio. Come per altri settori, infatti, la sfida non si pu� vincere solo tagliando i costi e i prezzi dei prodotti. � in particolare nella grande distribuzione che si devono conquistare e fidelizzare i clienti. Oggi fa premio il costo ridotto di un prodotto, vista la ridotta capacit� di acquisto delle famiglie, ma superata la fase si deve essere in grado di competere immediatamente su quei fattori di successo che ormai fanno la differenza, e a fare la differenza sono la qualit� del servizio e delle merci offerte. Il discorso della qualit� dei servizi al consumatore � analogo a quello della precariet� del lavoro: a breve pu� sembrare un costo in meno, ma alla lunga penalizza le aziende stesse.

        P.A.