Grancasa dichiara 158 esuberi: è sciopero il 26 e 27 maggio

24/05/2019
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Presidio davanti la sede del Gruppo di Via Carlo Jucker a Legnano.

È stato, sin qui, vano il tentativo di cercare una soluzione alternativa alle procedure di licenziamento collettivo avviate dalle società Grancasa S.p.A., Mercatone di Desenzano, S.r.l., Mercatone dell’Umbria S.r.l. e Gest Due S.r.l., del Gruppo Grancasa.

Il Gruppo Grancasa ha confermato tutti i complessivi 158 esuberi inseriti nelle diverse procedure, sottraendosi a qualsiasi confronto per trovare soluzioni alternative ai licenziamenti e respingendo tutte le proposte che la delegazione sindacale ha avanzato.

“Nonostante la direzione aziendale abbia confermato che anche maggio si chiuderà con un +7% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso che testimonia una crescita in termini di fatturato” affermano in una nota congiunta Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, “è emersa la chiara volontà di arrivare alla fine dei tempi delle procedure per procedere ai licenziamenti, dichiarando che è l’unico modo per tentare di salvare l’azienda”.

Secondo i sindacati queste riduzioni di personale non sono mirate solamente ad un contenimento dei costi del lavoro, ma sono una strategia mirata a ridurre le dimensioni dell’azienda e renderla più appetibile per una vendita.
A fronte di quanto sopra, vista l’indisponibilità di trovare percorsi condivisi nonostante la disponibilità dei lavoratori, o ad intraprendere percorsi anche insoliti finalizzati alla salvaguardia occupazionale, il Coordinamento Sindacale ha deciso di proclamare lo stato di agitazione dichiarando due giornate di sciopero nazionale da tenersi il 26 e 27 maggio.
L’auspicio è che si possa riaprire un confronto già in occasione dell’incontro previsto per il prossimo 27 maggio presso il Ministero del Lavoro.
Inoltre, nella stessa mattinata del 27 maggio, è previsto un presidio davanti la sede del Gruppo di Via Carlo Jucker, a Legnano. La mobilitazione è il percorso naturale per incidere nella trattativa non solo per gli esuberi dichiarati, ma per il futuro della platea occupazionale nella sua interezza.