“Governo” Visco: Giusto far fallire gli enti locali in bancarotta

15/11/2006
    mercoled� 15 novembre 2006

    Pagina 6 – Primo Piano

    Visco: i nostri conti in rosso?
    Sarebbe giusto far fallire
    gli enti locali in bancarotta

      Il viceministro dell’Economia: la crisi � molto seria Governo in difficolt�, ma abbiamo strumenti limitati

        dal nostro inviato
        Massimo Gaggi

          NEW YORK — �Questo governo � in difficolt� sulla legge finanziaria, ma non merita l’accusa di non essere impegnato a cambiare le cose. Sappiamo che la crisi molto seria e che non abbiamo molto tempo per intervenire. Nelle prossime settimane, una volta che il Parlamento avr� approvato le leggi di bilancio, verr� il momento delle riforme strutturali. Dobbiamo farle, anche se sappiamo che ci saranno resistenze molto forti. Sar� dura e gli strumenti che abbiamo a disposizione sono limitati. Io penso ad esempio che non solo un’impresa dissestata, ma anche l’amministrazione di una citt� o di una Regione che ha conti da bancarotta andrebbe fatta fallire. Ma questo in Italia non � possibile, il sistema giuridico non lo consente�.

          Le parole del viceministro dell’Economia Vincenzo Visco scuotono imprenditori e finanzieri che partecipano, a New York, alla riunione autunnale del Consiglio Italia-Stati Uniti. All’inizio l’esponente del governo italiano era stato accolto con un garbato scetticismo, che era cresciuto man mano che Visco leggeva con qualche sofferenza una lunga relazione in inglese zeppa di riferimenti ai successi del governo Prodi: quello del 1996. Ma quando inizia il dibattito e arrivano le prime domande critiche, il viceministro riesce quantomeno a convincere gli interlocutori della sua sincerit�, della sua consapevolezza dei problemi.

          Ad Alberto Vitale — ex capo del gruppo tedesco Bertelsmann e di Ramdom House, prestigiosa casa editrice americana — che gli rimprovera un aumento delle tasse, Visco replica che la finanziaria incrementa il gettito ma non inasprisce i tributi. Con l’eccezione dell’aumento dei contributi previdenziali per i lavoratori autonomi: una misura annunciata da tempo che fa salire il prelievo, ma non � di natura fiscale.

          Difficile dire se l’esponente del governo abbia convinto i suoi interlocutori: non solo esponenti della comunit� economica americana, ma anche imprenditori italiani come Marco Tronchetti Provera e Vittorio Merloni. Certamente li ha colpiti con la sua franchezza nello scambio di battute sulle difficolt� dell’Italia.

          Visco non ha parlato di �Paese impazzito�, ma ha ammesso che l’Italia ha problemi strutturali molto seri: non solo un debito pubblico gigantesco e di nuovo in ascesa, ma anche un’allarmante �crescita zero� della produttivit� e una pericolosissima perdita di competitivit� che non pu� certo essere affrontata con misure �cosmetiche�.

          A New York si � discusso delle conseguenze delle elezioni americane e delle azioni necessarie per riattivare il flusso degli investimenti Usa verso l’Italia. L’ambasciatore americano a Roma Ronald Spogli ha parlato delle iniziative che ha preso nel nostro Paese nel tentativo di far decollare una � partnership for growth � — aiutare la crescita promuovendo un maggior impegno italiano nella ricerca, un ruolo pi� attivo dell’universit� e del sistema finanziario nell’innovazione tecnologica, una migliore tutela della propriet� intellettuale — dal sapore un po’ �didattico �, ma che certamente tocca aspetti in cui l’arretratezza del nostro Paese � tangibile.

          Dopo che il parlamentare europeo della Margherita Lapo Pistelli si � detto certo che l’Italia pu� essere protagonista nel mondo molto pi� che con le �tre effe� di Ferrari, food e fashion (cio� auto esclusive, cibo e moda) con le quali siamo identificati oggi, anche Visco ha molto insistito sulle potenzialit� del Paese e sulla volont� di riscatto del governo con riforme economiche e anche politiche. Ma ha riconosciuto che il Paese fatica a comprendere la gravit� della situazione anche perch� da noi, a differenza degli Usa dove perfino le contee possono fallire, non sono possibili rotture magari traumatiche, ma salutari. E ha concluso ammettendo che una nazione non pu� pensare di �mantenere lo status sociale ed economico di un Paese ricco avendo un assetto istituzionale di serie B o di serie C�.