“Governo” Un siluro firmato Moody’s

28/02/2007
    mercoledì 28 febbraio 2007

    Pagina 5 -Primo Piano

    Moody’s: i 12 punti di Prodi
    servono solo a sopravvivere

    Marco Zatterin
    Corrispondente A Bruxelles

      Un siluro firmato Moody’s e la secca replica del governo, le manovre di Padoa-Schioppa per tranquillizzare il clima sulle pensioni e la benedizione Ue per il risanamento in corso. Mentre Romano Prodi presenta il programma con cui chiedere la fiducia del Senato, l’esecutivo vive sul fronte economico una giornata intensa di sobbalzi e sensazioni agrodolci. E’ deflagrante l’effetto della pagella dell’agenzia di rating newyorkese, per la quale «è chiaro che non c’è una solida maggioranza per le riforme in Italia» e che «il sostegno della coalizione al "patto dei 12 punti" è più un riflesso di sopravvivenza che una piattaforma vera e propria». Il centrodestra denuncia l’ennesima bocciatura delle sinistre. «Dovranno ricredersi», ribatte il ministro per lo Sviluppo economico, Pier Luigi Bersani. Del resto, aggiunge, «in questi mesi lo hanno già fatto in molti».

      Tutta ruota intorno alle riforme, previdenza in testa. Le ipotesi di innalzamento dell’età pensionabile a 58 anni nel 2008 hanno scaldato il sindacato. Tommaso Padoa-Schioppa, a Bruxelles per la riunione Ecofin, le ha etichettate «fuochi d’artificio pericolosi e dettati da leggerezza», prima di ribadire che il governo «manterrà con rigore gli impegni che sono nella legislazione italiana». L’intervento correttivo sulle pensioni ci sarà, non si cambia rotta. «La base di partenza è il memorandum di settembre – insiste il ministro dell’Economia -. L’obiettivo è duplice: avere un sistema socialmente soddisfacente e finanziariamente sostenibile». Cosa che, promette, «si può fare».

      Gli gnomi di Moody’s non sono d’accordo. «L’Italia è uno dei paesi all’interno dell’Ue col più basso livello di riformabilità», ha sentenziato ieri il capo economista di Moody’s Investor Service, Pierre Cailleteau. A suo avviso, «le riforme in Italia sono rese difficili da un’inusuale combinazione di fattori: la consapevolezza dei problemi è limitata, le fratture ideologiche sono profonde e la corrente legge elettorale non è in grado di produrre una maggioranza che funzioni». Nel Bel Paese, c’è «resistenza al cambiamento», annota Cailleteau, per il quale «altri anni di immobilità politica difficilmente provocheranno una crisi finanziaria, ma accentueranno il declino economico del Paese».

      Un giudizio duro. Diverso, per buona sorte di Prodi e Padoa-Schioppa, da quello dell’Ecofin che ha approvato il programma di stabilità 2011. Il testo contiene nuove confortanti, in particolare sottolinea la fattibilità di rapporto deficit-pil inferiore al 3% a fine anno («potremmo anche andare sotto il 2,8%» chiosa il titolare del Tesoro). A questo, si aggiunge l’invito a «fare quattro cose», cioè consolidare come previsto; avvantaggiarsi dei risultati di finanza pubblica migliori del previsto per perseguire gli obiettivi di medio termine; realizzare le riforme pensionistiche che sono nella legislazione vigente; migliorare la trasparenza del processo di bilancio.

      E’ l’altra faccia della medaglia Moody’s, così la precisazione di Padoa-Schioppa vale per Bruxelles e per gli analisti. «Rispetteremo gli impegni europei» è lo slogan che ritorna, un telegramma intestato anche a Cgil, Cisl e Uil, un invito a mantenere la serenità, perché il governo vuole la concertazione. «Non mi unisco ai fuochi d’artificio che a Capodanno fanno morti e feriti fra chi li maneggia in modo imprudente», ha tagliato corto. Nessuna menzione per «scalone» o coefficienti di trasformazione: «Bisogna avere prima una visione d’insieme».

      La filosofia è chiara: «Il sistema di previdenza è appena soddisfacente sul piano finanziario e carente su quello sociale, perché tratta male i giovani e perché ci sono vitalizi bassi con cui può essere difficile vivere». La crisi di governo non ha cambiato l’approccio. I colleghi europei erano preoccupati per il sisma politico? «E’ naturale che questo interrogativo fosse presente" minimizza Padoa-Schioppa. Ora, chiude Bersani, devono parlare i fatti. "Quando partimmo con due voti di vantaggio al Senato – racconta -, tutti ci definivano immobili. Abbiamo fatto più riforme noi in pochi mesi che negli ultimi anni. Andremo avanti con questo ritmo».