Governo, tutti i no di Montezemolo

04/10/2004


            domenica 3 ottobre 2004

            Governo, tutti i no di Montezemolo
            Il leader di Confindustria critica la finanziaria e propone al sindacato un nuovo patto sociale

            Bianca Di Giovanni

            DALL’INVIATA CAPRI (Napoli)

            Sta tutto in quel «the collegate» il giudizio di Luca Cordero di Montezemolo sulla manovra d’autunno. Pronunciando in un inglese "maccheronico" il collegato promesso dal governo, il numero uno degli industriali strattona (con garbo, come piace a Siniscalco) l’esecutivo, che oggi vara una «finanziaria sicuramente di segno restrittivo» (come dire, una stangata), rinviando lo sviluppo ad un provvedimento tanto fumoso che è impossibile da spiegare all’estero (di qui la finta traduzione).

            Tradotto: non lo capiamo neanche in Italia. Così, chiudendo il meeting di Capri dei giovani imprenditori, il leader degli industriali evita giudizi troppo netti sulla legge di bilancio. «Se necessario, è bene fare i sacrifici – dichiara – Meglio fare un passo indietro oggi e due in avanti domani». Ma qui siamo solo all’inizio. Un incipit in sordina, che segnala già però il tono complessivo del discorso successivo. In due parole Montezemolo fa sapere di «condividere in tutto» quello che la presidente dei giovani Anna Maria Artoni (alla sua ultima convention) aveva detto il giorno prima. Non era mai successo che un "senior" non ridimensionasse la foga di un giovane. Stavolta è stato diverso. E visto che Artoni sulla Finanziaria non è stata certo tenera («è vuota»), Montezemolo non è stato da meno.

            Questi i preliminari, le allusioni "soft": le "bombe" arrivano dopo, in un crescendo che contiene frecciate per tutti. Misure per la competitività? Le abbiamo già scritte «eccole qua (indicando una lavagna), non serve che mandiamo la e-mail a Siniscalco (che l’aveva richiesta, ndr), basta che il ministro accolga tre cose, non cinquanta», manda a dire al governo. Il declino? «Basta parlarne, basta farci del male da soli, questo termine non lo userò più», dice all’opposizione. Il federalismo? Va fatto con il consenso di tutti, ma «evitiamo di infilarci in un tunnel, io ho tanti dubbi», avverte il Parlamento. Il rapporto con la politica è pieno di strappi e di messaggi in codice, come quel riconoscimento a Gianni Letta («è un punto di riferimento anche per noi») che sembra mettere ai margini il premier. Ma è con il sindacato che il presidente torna ad aprire, con un rilancio inaspettato delle relazioni industriali, una mossa che trasforma lo scenario di riferimento.

            Ai sindacati: nuovo patto
            «Occorre ricostruire il sistema degli ammortizzatori sociali – spiega Montezemolo – Ai sindacati propongo un nuovo patto per le relazioni industriali, un patto sociale che sappia riformarli». Per il presidente bisogna «riprendere il lavoro della commissione Onofri» perché «non è possibile che il confronto con il sindacato si esaurisca solo a parlare di contratti. Dobbiamo parlare di cuneo fiscale, di ammortizzatori sociali, di ambiente di lavoro, di strumenti di innovazione. Invece finiamo sempre per litigare sui contratti in un’ottica vecchia, retriva e tradizionale». Montezemolo chiede poi al governo di «dare direttamente alle parti sociali quello 0,3% del salario che versiamo all’Inps per la formazione», e a stretto giro di posta arriva l’ok di Roberto Maroni.

            Il Sud abbandonato
            Nonostante le cautele, sul Mezzogiorno Montezemolo non usa mezzi termini. «Il Sud è una priorità per questa Confindustria – dichiara – Bene ha fatto Ettore Artioli a lanciare l’allarme». Per il leader degli imprenditori il Mezzogiorno «è la più grande opportunità di questo Paese. Non vorrei consigliare agli imprenditori che conosco di non andare a investire al Sud. Basta con lo statalismo: servono incentivi fiscali e nuove infrastrutture. Da domani cominciamo una campagna sul Mezzogiorno: visiteremo tutte le aree». Tanto per parlare del supposto assistenzialismo per il Sud, questo governo è riuscito a dare incentivi “irregolari” al Nord (Tremonti bis bocciata dall’Ue) e a negare gli aiuti a Sud. Il capitolo Mezzogiorno dovrà essere uno dei tre punti da inserire nel collegato. Il secondo dovrà essere dedicato al potere d’acquisto, il terzo alla competitività (parola ripetuta cinque volte).

            Concorrenza e Monti
            «Investire in innovazione impone un ambiente aperto all’innovazione – osserva Montezemolo – Propongo una campagna ampia e trasversale a tutte le categorie e a tutti gli interessi». Molte le cose da fare per sconfiggere le rendite di posizione, gli immutevoli blocchi sociali del Paese, gli interessi corporativi. Il freno dell’Italia sta tutto qui: in queste barriere solidificate negli anni. Serve liberalizzare il sistema bancario, quello delle professioni. «Di concorrenza non c’è mai abbastanza», aggiunge. Molti settori sono ancora “al riparo” dai competitor, come l’energia e (senti, senti), anche le televisioni. Unico vero accenno al superpotere del premier. Quanto all’Autorità per la concorrenza, i veri progressi sono stati fatti in Europa, con l’opera di Mario Monti, «che ha fatto molto anche in Italia». Una candidatura alla successione di Tesauro? In ogni caso, con provvedimenti che favoriscono il mercato (riforma del diritto fallimentare e del risparmio) si favorisce l’economia senza spendere una lira.

            No ai cartelli sui prezzi.
            A proposito di mercato, il presidente di Confindustria demolisce l’iniziativa sui prezzi propagandata come miracolistica dal governo. «Un cartello non fa mai bene – spiega -. Si può chiedere a banche e imprese di mettersi d’accordo e ridurre i prezzi? Noi vogliamo l’opposto: la concorrenza».

            Tremonti e Siniscalco
            Lo Stato che dovrebbe retrocedere dal mercato, sembra avanzare sempre di più. «Sono perplesso, sì sono perplesso di fronte ad un certo modo di ragionare che vuole trovare scorciatoie e soluzioni rapide – osserva ancora Montezemolo – Che dire degli stratagemmi escogitati per ridurre debito e disavanzo pubblico? Abbiamo collocato proprietà pubbliche in società appartenenti sempre allo Stato, ma costituite come società di capitali. Fintecna e Cassa Depositi e prestiti sono nuovi contenitori di imprese pubbliche. C’è da preoccuparsi». Tanto più che adesso anche la politica industriale si fa così: si pensi ad Alitalia: «Ma in Italia siamo nel 2004?»

            Immigrazione “guidata”
            Basta subire i clandestini e frenare il flusso regolare di stranieri. «"L’immigrazione va governata, non subita», dichiara Montezemolo, che anche su questo punto non rinuncia alle sue bordate. «L’Italia non può sottrarsi comunque all’obbligo morale e civile di accogliere chi si trova in situazioni di estremo disagio. Mi meraviglio di aver letto sui giornali questa estate dichiarazioni gravi». L’approccio non può essere solo economicista, non si può «rispedire a casa chi ha perso il lavoro». Serve una politica europea dell’immigrazione. «Contiamo su Rocco Bottiglione – conclude Montezemolo – a lui vanno i nostri auguri».