“Governo” Tassisti e sindacati: qualche differenza c’è (T.Treu)

11/07/2006
    marted� 11 luglio 2006

    Pagina 50 – Opinioni

    Risposta a Monti

      Tassisti e sindacati
      qualche differenza c’�

        di Tiziano Treu

          L’ articolo di Mario Monti sul Corriere del 9 luglio scorso, pone questioni di fondo ora evidenziate dal decreto sulle liberalizzazioni. Condivido tutta la prima parte delle sue osservazioni, ma ho qualche riserva sull’ultimo passaggio. Le misure contenute nel decreto di Bersani hanno riscosso approvazione diffusa dei cittadini consumatori, compresi i componenti delle stesse categorie che protestano. Questa approvazione alimenta aspettative nei confronti di una politica generale di liberalizzazioni che non possono essere deluse. Per questo sono del tutto d’accordo con Monti, quando invita il governo, non solo a non recedere dalle sue decisioni ma a definire �un vero e proprio piano delle liberalizzazioni�. Forse non occorre scomodare la parola �piano�: basta che le misure di liberalizzazione siano previste in modo non casuale o parziale. Questa linea di indirizzo � contenuta nel programma concordato fra i partiti dell’Unione, ed ispira il Dpef. Si tratta di darvi attuazione con coraggio, vincendo le resistenze gi� visibili e che cresceranno.

            Sono anche d’accordo con Monti che il governo ha fatto bene a non seguire una linea massimalista. Il massimalismo e il furore ideologico sono da bandire in operazioni cos� delicate. Si tratta di allargare gli ambiti della concorrenza per quanto serve all’obiettivo di migliorare l’efficienza del sistema e non di punire qualcuno per partito preso. Nel caso specifico occorre verificare come gli Ordini professionali, nati in un contesto storico diverso, possano modernizzarsi, per essere utili alla qualit� dei servizi richiesti e non diventare un ostacolo alla competitivit� del sistema e degli stessi professionisti. Abolire le tariffe minime non � certo una misura massimalista, anzi � poco pi� che simbolica; eppure le reazioni spropositate degli interessati, compreso uno sciopero (quasi) senza preavviso, la dicono lunga sulla sensitivit� del tema.

              Sulla simmetria di cui parla Monti devo invece fare qualche distinguo. Non tanto per differenziare gli Ordini professionali e le organizzazioni dei tassisti dai sindacati e dalle associazioni imprenditoriali. Neppure questi ultimi possono essere alieni da tentazioni o atteggiamenti corporativi. Ma la loro attivit� non pu� essere valutata solo alla luce della restrizione della concorrenza. Lo riconoscono tutte le legislazioni antitrust e da ultimo la stessa Corte europea di giustizia: queste associazioni hanno funzioni di rappresentanza, costituzionalmente riconosciute, come veicolo di partecipazione sociale e in senso lato, politica. Per questo motivo esse sono chiamate, non solo in Italia, a partecipare alla formazione del consenso anche politico sulle grandi questioni di riforme economicosociali, partecipazione che pu� tradursi in veri e propri patti sociali.

                Tutto ci� non pu� sostituirsi alla competenza di governo e Parlamento, che mantengono la responsabilit� ultima della decisione pubblica. Il richiamo di Monti su questo punto � giusto e serve a mettere in guardia da invasioni di campo. Ma non pu� arrivare a escludere il ruolo della partecipazione come strumento integrativo, se non sostitutivo, della democrazia rappresentativa: utile a rafforzare la capacit� �sostanziale� di governare questioni sociali complesse. Semmai va detto che le forme della partecipazione devono variare a seconda degli ambiti di applicazione. In materie come quelle del decreto non � sufficiente, n� spesso appropriata, la tradizionale rappresentanza dei produttori (sindacati e imprenditori). Devono essere coinvolte tutte le categorie interessate in primis, dei cittadini consumatori. Peraltro in Italia l’esigenza � che si formino rappresentanze dei consumatori pi� consistenti e riconoscibili delle attuali, in grado di svolgere tali funzioni.

                  Infine la praticabilit� e i limiti della partecipazione vanno valutati alla stregua degli obiettivi. Il ministro Bersani si � detto disposto a discutere con i tassisti, ma solo a condizione che non si disconosca l’obiettivo essenziale delle liberalizzazioni: cio� ottenere una maggiore e migliore offerta di trasporto pubblico. � difficile concertare con chi rifiuta l’obiettivo stesso delle misure proposte. Questo � un limite che vale anche nella concertazione con le parti sociali. Oggi gli obiettivi della concertazione indicati nel Dpef sono rigore e sviluppo . I sindacati chiedono giustamente di essere coinvolti sulle modalit� con cui applicare il rigore affinch� esso risponda a criteri di equit�. Ma non possono negare l’esigenza di intervenire anche su temi socialmente sensibili come la sanit�, le pensioni e il pubblico impiego.

                    Questi temi vanno approfonditi per trovare le soluzioni pi� eque, ma non si possono escludere, n� disconoscere, gli obiettivi del Dpef fissati dal governo nella sua responsabilit�.