“Governo” Sui sacrifici l’elettore si tira indietro (R.Mannheimer)

11/07/2006
    marted� 11 luglio 2006

    Pagina 27 – Cronaca

    L’analisi

      S� alle riforme, ma sui sacrifici
      l’elettore si tira indietro

        di Renato Mannheimer

          Il decreto Bersani sulle liberalizzazioni ha suscitato un forte consenso, incrementando notevolmente la popolarit� del governo Prodi. L’avvio di quest’ultimo aveva visto nell’elettorato una ovvia crescita dei giudizi di attesa, dei �non so, staremo a vedere�. Ci� nonostante, rispetto alle ultime settimane del governo precedente, l’esecutivo guidato dal Professore era riuscito ad attenuare la numerosit� delle valutazioni totalmente negative. Negli ultimi giorni, dopo i provvedimenti economici e il dibattito che essi hanno suscitato, la situazione � mutata in senso ulteriormente favorevole all’esecutivo. Le valutazioni positive sono aumentate, sino a raggiungere quasi met� della popolazione e, specialmente, a superare, per la prima volta, i giudizi negativi. Il consenso per il governo mostra oggi significative accentuazioni tra i pi� giovani (ove l’approvazione supera il 60%) e, ovviamente, tra gli elettori del centrosinistra (89% di consenso). Resta per� assai ampia – anzi, a seguito del decreto Bersani si � accresciuta – l’area del non giudizio, dell’attesa. Che � pi� diffusa tra chi abita nelle grandi citt� e tra chi si � astenuto alle ultime elezioni. Per esprimere una valutazione compiuta, costoro attendono il governo al varco degli interventi futuri.

          E’ vero dunque – e costituisce l’elemento prioritario da considerare oggi – che le iniziative di Bersani sono, sul piano dell’opinione pubblica, risultate assai efficaci. Ma c’�, al tempo stesso, un lato problematico: la popolarit� acquisita potrebbe anche dipendere dal fatto che, per ora, sono state colpite solo categorie limitate di cittadini che, non a caso, stanno protestando vivacemente.

          Ma come sar� la situazione in futuro? Anche a questo riguardo, le attese sono ottimistiche: quasi il 60% ritiene che Prodi �governer� bene� (questa stessa opinione era espressa dal 52% all’inizio del governo Berlusconi, nel 2001). E, di converso, solo il 14% � del parere che esso �far� danni� (nel caso di Berlusconi era il 28%).

          Secondo molti, � tuttavia inevitabile che il governo sia costretto a chiedere agli italiani ben altri sacrifici anche sul piano fiscale. In questo caso, l’esecutivo guidato da Prodi potrebbe incontrare problemi.

          Infatti, l’atteggiamento degli italiani verso le tasse si � modificato negli ultimi lustri, divenendo sempre meno disponibile. Ad esempio, sia rispetto a 40 anni fa, sia a soli ventiquattro mesi fa, si � progressivamente accresciuta la numerosit� di quanti, sentendo pronunciare la parola �tasse�, � portato spontaneamente a pensare che �mi si toglie qualcosa�. E si � di converso ridotta – pur rimanendo maggioritaria – la percentuale di quanti associano le richieste del fisco all’idea che �contribuisco a qualcosa�.

          Questo clima di opinione viene confermato se si passa dall’atteggiamento generale alle considerazioni sul proprio comportamento in vista di eventuali sacrifici richiesti dal governo. La maggioranza (specie anziani, elettori del centrodestra e astenuti) appare restia ad accettarne. Solo il 15% dichiara di essere disponibile ad �accettare di buon grado dei sacrifici�. Nell’elettorato del centrosinistra la percentuale � lievemente maggiore (20%), ma costituisce sempre una minoranza.

            In definitiva, il decreto Bersani ha rappresentato un primo passo, coraggioso e plaudito da gran parte dell’elettorato. Specie per� da quanti non sono stati colpiti. Tanto che la gran parte della popolazione, di fronte a eventuali nuove tasse o sacrifici, finisce col dire �io ho gi� dato�. Per la prosecuzione di una politica economica rigorosa, atta a risollevare il Paese, Prodi dovr� dunque riuscire a coinvolgere e mobilitare in misura ancora maggiore l’opinione pubblica. Anche – specialmente – quella porzione che gli ha dato fiducia in occasione delle ultime elezioni.