Governo, stime da rifare dopo l’Fmi

30/10/2001



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Governo, stime da rifare dopo l’Fmi
Per ora il Dpef resta uguale ma Vegas ammette:rivedremo il Pil
Ballano le stime sulla crescita 2002: rimangono temporaneamente al 2,3% contro l’1,4 del Fondo. Tremonti cambia il deficit 2001

ROBERTO PETRINI


ROMA – «Potrebbe esserci un ulteriore aggiornamento sulle stime dell’economia del prossimo anno». Giuseppe Vegas, sottosegretario all’Economia, annuncia che il governo non esclude di rivedere le proiezioni di crescita dell’Italia, modificando ulteriormente anche la «nota di aggiornamento» al Dpef diffusa ieri e che ribadisce una crescita del 2,3 per cento del pil per il 2002.
E’ il primo effetto delle nuove e allarmanti previsioni dell’Fmi, sulla scorta della missione postTwin Towers, che indicano una crescita di solo l’1,4 per cento per il prossimo anno. «Nessuno – ha osservato Vegas – è in grado esattamente di dire cosa succederà sulla crescita». Per questo, ha aggiunto, il governo «non era favorevole» a presentare ora la «nota di aggiornamento» al Dpef perché «sapeva che sarebbe stata interlocutoria».
Sulla «nota», diffusa ieri, si è sviluppato anche un piccolo «giallo»: è stata approvata dal consiglio dei ministri venerdì scorso ma alcuni ministri, come dichiararono Buttiglione, La Loggia e Frattini, non ne avevano avuto notizia. Comunque il quadro è in movimento: la «nota» conferma il rapporto deficitpil per quest’anno a quota 1,1 per cento come fece la Finanziaria (che ieri ha fatto ulteriori passi avanti in Commissione al Senato), ma anche su questo versante il ministro dell’Economia Tremonti ha preannuciato cambiamenti: ha dichiarato all’»Herald Tribune» che è possibile che il deficitpil si assesti nel 2001 all’1,2 per cento (la stessa stima dell’Fmi). Del resto la situazione dei conti pubblici appare in evoluzione: lo confermano i dati della «Trimestrale di cassa», presentata in Parlamento, secondo cui nei primi sei mesi dell’anno l’indebitamento netto della pubblica amministrazione è aumentato di 11.750 miliardi rispetto al 2000 e si è portato a quota 40.850 miliardi di lire.
Sulla scorta delle sollecitazioni dell’Fmi si accende anche il dibattito sulle pensioni: il viceministro dell’Economia Baldassarri ha insistito sulla necessità di una riforma mentre secondo il Ragioniere generale Monorchio è necessario superare il tetto dei 65 anni. E’ toccato al ministro del Welfare Maroni replicare: «Monorchio – ha dichiarato – dovrebbe leggere il "Libro bianco" perché lì c’è la proposta del governo di liberalizzare l’età pensionabile, cioè lasciare ognuno libero di scegliere, d’accordo con l’azienda il momento in cui andare in pensione». Infine, secondo un’indagine del «Sole 24 Ore», nel 2023 il numero delle pensioni sarà superiore a quello dei lavoratori. In cinque province italiane il «sorpasso» tuttavia è già avvenuto: a Enna, Alessandria, Reggio Calabria, L’Aquila e Agrigento le persone a riposo sono più di quelle che lavorano. A Trieste e Catanzaro le quote di pensionati e occupati si equivalgono.