“Governo” Spuntano anche Cgil e Rifondazione

19/01/2007
    giovedì 18 gennaio 2007

    Pagina 4- Primo Piano

      E spuntano anche
      Cgil e Rifondazione

      Lodovico Poletto
      TORINO

      Si definiscono «l’ala militante» del movimento antagonista. Quella politicamente impegnata. Sono quelli che si occupano di temi sociali che hanno attinenza con il territorio, e non soltanto. Fanno politica, dicono, ma sempre a modo loro.

      Eccolo l’identikit del plotone di contestatori che ieri ha provocato momenti di tensione in Rettorato. Un reparto che raccoglie Autonomi e centri sociali. Ma che nel suo ventre custodisce anche frange di sindacalismo autonomo e di base, esponenti della Cgil (Flc, ovvero lavoratori del politecnico e dell’università) e i Giovani comunisti, il vivaio di Rifondazione. Non ci sono anarchici e non ci sono squatter in questo gruppone: se questi due mondi si uniscono e si mescolano lo fanno per questioni più sociali che politiche. Sotto la Mole si sono ritrovati per sfilare insieme per i diritti dei migranti, per protestare contro le guerre. E lo scorso anno tentarono a Torino di fermare la Fiaccola olimpica, sponsorizzata dalla Coca Cola.

      Con gli autonomi di Askatasuna, il centro sociale che ha appena festeggiato i dieci anni di vita, è più facile trovare i frequentatori di un altro centro sociale, il «Gabrio». Ma attenzione a non confonderli, mai. «Gli uni sono autonomi e gli altri comunisti» precisano ogni volta che qualcuno si mette a parlare di loro. E se i primi hanno grande peso all’interno dell’Università – sono la voce politicizzata più forte dell’ateneo – gli altri sono riusciti più volte a provocare e stupire. Come quando, dieci anni fa, s’inventarono un «coffe shop» nella loro struttura. Una provocazione, seguita da mille altre, per sollevare la questione antiproibizionista.

      Un anno fa, in val di Susa, per la vicenda Tav, c’era tutto il movimento antagonista. C’erano quelli di Rifondazione e i Giovani Comunisti, gli stessi di ieri all’università. E c’era qualcuno del sindacalismo di base. Nomi noti come quello di Cosimo Scarinzi, il segretario torinese della Cub (confederazione unitaria i di base) presente ieri nell’androne del palazzo del rettorato come nei giorni delle tensioni No Tav.

      Ma quelli di «Aska» erano i più attivi su in valle. «In lingua basca Askatasuna vuol dire libertà. E noi siamo e saremo sempre dalla parte della libertà dei popoli» dicevano allora, spiegando il perché del loro impegno in valle. Parlava Lele Rizzo, che vestiva i panni di uno dei leader dei movimenti popolari No Tav.

      Denunce e arresti per scontri con la polizia, sono le «medaglie» che mostrano con orgoglio i frequentatori dell’area antagonista. Autonomi e centri sociali, innanzitutto. Cub e Giovani Comunisti no: allo scontro fisco loro non vogliono arrivare. Mai.