Governo-sindacati,confronto in salita

21/07/2003

lunedì 21 luglio 2003 
 
Pagina 19 – Economia
 
 
In settimana il primo incontro con le parti sociali. Buttiglione e Alemanno chiedono un unico tavolo, il ministro del Welfare: "Si rileggano il Dpef"
Governo-sindacati,confronto in salita
Lite nella maggioranza. Maroni: no alle pensioni nella manovra
          ALDO FONTANAROSA

          ROMA – Un solo tavolo, più di un tavolo, o addirittura 9, uno per ogni tema di discussione. Il Polo non ha le idee chiare su come organizzare il confronto con i sindacati sui problemi che la Legge Finanziaria affronterà. Sul metodo del confronto, nuove scintille si segnalano tra i ministri Alemanno, Buttiglione, Maroni. Lo stesso Maroni, che annuncia per questa settimana l´apertura del tavolo sul Welfare, torna ad escludere interventi sulle pensioni al di fuori della legge delega che lui stesso sta gestendo. Una risposta al ministro Tremonti, che invece considera la delega «non del tutto sufficiente».
          Quanti tavoli? Il teorico del tavolo unico è Buttiglione, ministro dell´Udc, la forza più irrequieta dell´intero centrodestra. Buttiglione chiede, intanto, un vertice di maggioranza. Prima di un qualsiasi confronto con i sindacati, il Polo deve sanare ogni divisione interna. Il confronto, poi, dovrà partire da un tavolo unico, dedicato alla madre di tutte le questioni: la competitività. Sbagliato sarebbe moltiplicare i tavoli, garanzia di una Finanziaria «disastrosa».
          Sulla stessa linea si muove Alemanno (An): «Il tavolo è unico perché unico è l´accordo che il governo cerca». E i nove tavoli, allora? «Solo un´interpretazione errata del Dpef». Incredulo Maroni, collega di governo: «Questa gente cade dalle nuvole. Buttiglione si rilegga il Dpef, i tavoli stanno scritti lì. Dov´era quando lo si approvava? Anzi, lo so, perché il loro inserimento è stato chiesto proprio da lui e Alemanno».
          Le pensioni. Altro motivo di incomprensione sono le pensioni. Maroni mette le mani avanti. Unica sede della riforma è la legge delega che il Parlamento gli ha affidato. Sarà una riforma di medio periodo che guarda all´anno 2018, quando la curva dei costi si farà allarmante. Questa è una riforma strutturale. Viceversa interventi a breve, nella Finanziaria, servirebbero solo a fare cassa. Di tutt´altro parere è Tremonti che, in un´intervista, considera la riforma Maroni importante «ma non sufficiente». Bisogna agire subito, è la tesi.

          I sindacati sono tutti con Maroni. Pezzotta contesta a Tremonti l´accanimento sul tema pensioni, che ha l´unico effetto di incentivare le persone a lasciare il lavoro. Il copione ricorda al capo della Cisl quello già sperimentato con l´articolo 18. Parlare di pensioni, aggiunge lo stesso Angeletti della Uil, è solo un «alibi politico» al quale i sindacati non abboccheranno («i conti sono a posto).
          Il calendario. Proprio Tremonti è atteso domani, davanti alle commissioni congiunte di Camera e Senato, per l´audizione sul Dpef, il Documento di programmazione economica e finanziaria che fissa la rotta per gli anni dal 2004 al 2007. Giovedì sarà la volta di Fazio.