Governo-sindacati, resta muro contro muro

02/12/2003



      Martedí 02 Dicembre 2003

      ITALIA-POLITICA


      Governo-sindacati, resta muro contro muro

      Pensioni – I confederali: sabato un milione in piazza – Maroni: tempi più lunghi ma non faremo marcia indietro

      LINA PALMERINI


      ROMA – Il Governo prende tempo e sembra "destinare" la riforma delle pensioni alla verifica politica di gennaio. I sindacati invece si preparano alla manifestazione di sabato prossimo, a Roma, dove pensano di portare in piazza «un milione di lavoratori». Per quella data, però, non sarà pronta la contro-proposta sul welfare. «Le nostre idee le presenteremo nei tempi e nei modi giusti, la delega non è emendabile per questo faremo un nostro progetto complessivo sul welfare», ha detto ieri Savino Pezzotta, leader della Cisl che ha fatto notare come «dopo quello che è accaduto all’Ecofin, il Governo non può più dire che la riforma delle pensioni la chiede l’Europa». Insomma, l’appiglio principale è venuto a mancare secondo i sindacati «anche perché a rimettere in discussione le regole non sono state solo Francia e Germania ma anche il nostro ministro dell’Economia», ha aggiunto Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil. Una offensiva dialettica che non regge, secondo il ministero dell’Economia, che dopo poche ore ha fatto sapere che «è vero esattamente il contrario: Germania, Francia e la maggioranza dei Paesi europei hanno motivato la loro posizione sulle raccomandazioni della Commissione sui deficit proprio in ragione delle intense riforme strutturali del welfare nei rispettivi Paesi. La rilevanza strategica delle riforme strutturali è assolutamente evidente nella dichiarazione che il consiglio Ecofin ha votato all’unanimità». Insomma, non c’è alcuna marcia indietro da parte del Governo nonostante il mese di tempo in più (fine gennaio) entro cui il ministro Maroni fa slittare l’approvazione della riforma. «Il Governo mi aveva chiesto di andare avanti e io ho rallentato l’iter della delega per venire incontro ai sindacati», ha detto Maroni precisando che il termine del 10 dicembre dato alle confederazioni per presentare una contro-proposta «non è un ultimatum ma è il termine ultimo per la presentazione degli emendamenti. Se non ci saranno novità, il Governo andrà avanti».
      Ma ieri, contemporaneamente alle dichiarazioni del ministro leghista, il vicepremier Gianfranco Fini faceva sapere che la convocazione dei sindacati «avverrà quanto prima, anche perché ora non c’è più l’onere di arrivare al 31 dicembre». Dunque, i tempi parlamentari ora danno più ossigeno al dialogo sociale anche se il leader di An, non senza sarcasmo, ricorda che è stato «Maroni, in un eccesso di generosità, ad aver dato tutto gennaio di tempo ai sindacati per una controproposta. Siamo ancora in attesa di conoscerla».
      Anche il vicepremier ha sottolineato che quanto accaduto la scorsa settimana a Bruxelles non cambia il giudizio del Governo sulla «necessità della riforma previdenziale». Ma, al di là della «generosità» del ministro Maroni verso i sindacati, l’effetto di uno slittamento dei tempi porta la riforma delle pensioni nel calderone dei temi della verifica politica di gennaio. Del resto, le pensioni sono uno "strumento" di pressione politica molto forte dentro la maggioranza, dopo l’esposizione in persona del premier in un messaggio televisivo a reti unificate. Che la riforma diventi un punto nell’agenda politica di gennaio lo dice apertamente e con soddisfazione il ministro Gianni Alemanno di An: «Importante è che la scadenza sia quella di gennaio, così il tema delle pensioni potrà inserirsi nella complessiva verifica di Governo». Anche sui contenuti, non solo sui tempi, resta un’incertezza nella maggioranza.
      Ieri, il ministro delle Attività produttive Antonio Marzano non ha escluso una gradualità della riforma previdenziale, anticipando le misure previste dal 2008: «Credo che si possa fare». E i centristi, accanto ad Alleanza nazionale, invitano ancora i sindacati «a mettere le carte in tavola», come dice il ministro per le Politiche comunitarie Rocco Buttiglione (Udc). Ma gli risponde Luigi Angeletti, leader della Uil: «Vabbè che gli esami non finiscono mai, ma non presenteremo la nostra proposta per farci dare i voti dal Governo ma per dire ai lavoratori il nostro punto di vista».