Governo senza soldi, pagano i lavoratori

02/09/2002


  Economia




02.09.2002
Governo senza soldi, pagano i lavoratori

di 
Giovanni Laccabò


 Grande attesa per il dato sul fabbisogno che lunedì il ministero di Tremonti rende noto e con il quale si potrà tastare il polso ai conti pubblici in vista della prossima manovra. Le prime stime – fonte ‘Il Sole 24 Ore’ di domenica – sono catastrofiche: per centrare il deficit dello 0,8% previsto dagli accordi europei, servono risorse per circa 30 miliardi di euro, ossia 58 mila miliardi di vecchie lire, e ciò comporta un sacco di conseguenze spiacevoli, tra cui certo il totale digiuno per i contratti pubblici, per la pur irrisoria riformetta degli ammortizzatori sociali, per la riforma della scuola e i promessi sgravi fiscali. Una catastrofe che, se confermata, sarà un’altra pesante tegola in testa a Cisl e Uil che hanno dato credito al governo firmando il patto per l’Italia, e che purtroppo renderà più grama la vita di milioni di italiani.
Ne tiene conto la Cgil che apre la stagione dei rinnovi contrattuali riunendo mercoledì 4 gli Stati generali coi leader delle categorie, con l’intento di definire criteri omogenei per tutti. Lunedì 9 il direttivo Cgil decide e il 16 la Fiom abbozza la nuova piattaforma delle tute blu, ma in ordine cronologico il primo scontro frontale tocca proprio al pubblico impiego, coi 300 mila ministeriali, per i quali il ministro Frattini conferma l’1,4 per i ritocchi salariali. Quanto al ridisegno delle politiche contrattuali, l’analisi della segretaria confederale Cgil Carla Cantone prende le mosse dalle polemiche con Cisl e Uil che, a loro dire, firmando il patto non avrebbero di per sé approvato l’1,4 d’inflazione programmata, ma solo il Dpef, al contrario di quanto va ripetendo Confindustria secondo cui il Dpef va salvaguardato così com’è proprio perchè è parte del patto che, testualmente, sancisce da parte dei firmatari la condivisione della politica economica del governo, di cui l’1,4 è uno dei capisaldi. Dice Cantone: «Se Cisl e Uil si rendono conto di avere sbagliato a dare via libera alla politica economica del governo, questo è un problema loro. Noi prendiamo atto di quanto oggi affermano, ossia che non sono d’accordo con il Dpef».
Se poi per compiacere Confindustria il governo mantiene l’1,4, a maggior ragione i contratti dovranno adeguarsi al rialzo: Cantone: «Non spetta a noi dare indicazioni sul tasso. Facciamo solo notare che con il 2,4 la prospettiva si complica e che comunque l’1,4 è sicuramente inattendibile. Inoltre coi rinnovi va ripristinata la politica dei redditi e vanno riesaminati sia il fiscal drag che è stato abrogato, sia l’abolizione dalla progressività delle aliquote fiscali, altri soldi sottratti alle famiglie, ossia ai lavoratori e ai pensionati. Infine si dovrà calcolare l’incidenza degli aumenti delle tariffe, che peggiorano la situazione, nonostante il congelamento di tre mesi di Berlusoni che non avrà effetti, se non forse in peggio, rispetto alla difesa reale dei salari. Di tutti questi fattori deve tener conto la richiesta salariale dei nuovi contratti».
La stagione contrattuale parlerà dunque di un forte recupero salariale: «Non perché siamo diventati massimalisti o salarialisti, ma per difendere i salari reali da quell’insieme di scelte del governo che hanno di fatto ridotto il potere d’acquisto. Mercoledì faremo il punto sulle piatteforme ed individueremo parametri comuni in base ai quali ciascuna categoria deciderà la propria richiesta salariale». E la famosa produttività? Quella che ha rotto l’unità delle tute blu? «Questa sarà materia di decisione di ciascuna categoria. Ad esempio i meccanici potrebbero inserire nel contratto nazionale quote di produttività non messe a frutto nel secondo livello, al contario degli edili che hanno rinnovato i contratti terrioriali almeno all’80 per cento in tutt’Italia, ma anche gli edili potranno decidere diversamente». Se il fronte salariale si prospetta bollente, quello dei diritti non lo è di meno: «Le piattaforme dovranno recuperare tutto ciò che il centrodestra ha scippato, soprattutto in tema di diritti sindacali e di mercato del lavoro», spiega Carla Cantone. «Si tratta di decidere quali diritti inserire nelle piattaforme e quali invece demandare alle leggi di iniziativa popolare per le quali stiamo raccogliendo le firme». Infine, l’unità. Dopo decenni di unità, ora si profila lo spettro di piattaforme separate. La esperienza delle tute blu, alle quali Fim e Uilm hanno imposto un rinnovo economico senza il diritto di votare, si è ripetuta con Cisl e Uil con i contratti a termine e nel patto per l’Italia. Piattaforme separate, allora? «Le piattaforme separate sono pericolose, ma ancor più pericoloso è emarginare i lavoratori dalle scelte che li riguardano. Se vogliono piattaforme unitarie, Cisl e Uil devono prima scrivere con noi le regole di democrazia».