“Governo” Se la Quercia rimpiange lo spirito del’96 (M.Franco)

23/10/2006
    domenica 22 ottobre 2006

    Prima Pagina e pagina 34 – Opinioni

    I TORMENTI DELL’UNIONE

      Se la Quercia rimpiange lo spirito del ’96

      di MASSIMO FRANCO

        Quando spunta la nostalgia del passato significa che qualcosa non va; che il presente � avaro di stimoli, ed evoca un vuoto strategico dietro il quale possono fiorire manovre, se non complotti. La brutale franchezza con la quale ieri il vicepremier Massimo D’Alema, ds, ha rimproverato alla propria coalizione di non aver saputo ricreare �il clima del 1996-1998�, d� voce a un malessere diffuso in gran parte dell’Unione.

          Pur senza avallarlo, incrocia l’attacco della Confindustria contro l’asse �classista� Prodi-Bertinotti. E fa capire che il centrosinistra rischia di andare a sbattere non per la �spallata� berlusconiana, ma perch� addita una serie di obiettivi senza spiegarli.

          � il tema tuttora irrisolto di una maggioranza incapace di darsi una missione. Non c’� pi� la moneta unica da raggiungere. Non sempre si calcolano le implicazioni europee di una legge finanziaria pasticciata. Resiste l’antiberlusconismo, ma non basta. Il Cavaliere non � certo una tigre di carta: tuttavia, fa meno impressione dopo la sconfitta elettorale. Lo sfratto intimato ieri a Prodi da Vicenza, insieme con An e con una Lega pronta a fischiare l’inno nazionale e a riproporre il tema logoro del �celodurismo�, convince poco. E non solo perch� nel presepe manca l’Udc di Casini, che ha criticato l’attacco di Berlusconi contro il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. I toni aggressivi nascondono un’involuzione.

          Il centrodestra sembra tentato da un ritorno alle origini, che appaiono ormai anacronistiche; e l’Unione rimpiange un periodo d’oro ugualmente superato. Sono riflessi di due coalizioni che tendono a inseguirsi e a regolare i conti cercando ispirazione nel passato, pi� che nel futuro. Ma l’opposizione pu� anche permettersi di cristallizzare i rapporti di forza e le liti interne, in attesa di sviluppi. Per il fronte prodiano, invece, il rischio �del morto che afferra il vivo�, nelle parole con le quali D’Alema raffigura un centrosinistra risucchiato dall’eredit� berlusconiana, pu� rivelarsi letale. Per questo, l’esigenza di correggere la finanziaria sembra diventata impellente. Di colpo, un bilancio in rosa di quattro mesi di governo viene riletto con lenti autocritiche. L’indulto, adesso, � valutato come un mezzo passo falso nell’interpretazione dello stesso Piero Fassino: sebbene il segretario dei Ds non arrivi al giudizio liquidatorio del leader di Confindustria, Luca di Montezemolo, secondo il quale i due schieramenti sono riusciti ad accordarsi solo per mettere �i mascalzoni fuori�. Si tratta di pressioni con le quali Prodi e il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, dovranno confrontarsi presto. Anche se il premier risponde agli alleati e a Montezemolo che la finanziaria � �giusta�; e che lo dimostrer� alla Commissione europea. Ha il sostegno totale di Rifondazione comunista, ma non basta. Anzi.

          Quando il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, promette lunga vita al governo, d� corpo proprio a quel rapporto privilegiato col premier che fa apparire perdenti i settori riformisti dell’Unione. La metafora usata per augurare a Prodi una legislatura a palazzo Chigi, fotografa una logica di pura sopravvivenza. Bertinotti dice infatti che la coalizione durer� cinque anni, perch� � �come quei malati che non muoiono mai�. Insomma, d� per scontato che andr� avanti perch� mancano alternative; ma anche che avr� un’esistenza precaria. Dovrebbe stabilizzarla la prospettiva del Partito democratico, sul quale il premier, la Margherita e i Ds scommettono. Ma, appunto, � una scommessa.

          Il traguardo, inseguito con determinazione, provoca resistenze crescenti nel partito di Fassino: lo si � visto anche ieri. La minoranza minaccia contraccolpi sulla stabilit� di Prodi e scissioni. E sull’approdo europeo nel Pse affiorano differenze perfino tra il segretario e D’Alema, scettico sulla possibilit� di �dire a Franco Marini che deve diventare socialista�.

          Sono scricchiolii che Prodi continua a registrare con la convinzione di poterli controllare e placare. D’altronde, sa da sempre di aver vinto le elezioni per un soffio; e di essere l’unico baricentro dell’Unione. Ma � sempre pi� chiaro che dovr� guardarsi non solo dai colpi del centrodestra: a farlo vacillare davvero possono essere le spallate, calcolate o meno, degli alleati.