“Governo” Quercia e Dl avvisano Prodi

10/01/2007
    mercoledì 10 gennaio 2007

    Pagina 15 – Interni

    IL RETROSCENA

      Rutelli invita alla cautela: "Riforme ma senza strappi, non sopravviveremmo ad una crisi di governo"

        Quercia e Dl avvisano Prodi
        "Con la sinistra radicale media tu"

          Le richieste dei leader dell´Ulivo
          esposte al premier nella cena
          di martedi sera a palazzo Chigi

          Previdenza, liberalizzazioni e
          welfare saranno i temi su cui
          Fassino e Rutelli pianteranno
          i loro paletti

            CLAUDIO TITO

            ROMA – «Abbiamo dato a Prodi non solo la leadership del governo ma anche del Partito Democratico. La eserciti, anche nel rapporto con l´ala radicale dell´Unione». Fino a due giorni fa era rimasto in silenzio. Era stata soprattutto la Quercia a piantare i suoi paletti in vista del seminario di Caserta. Al vertice di lunedì sera a Palazzo Chigi con Prodi, D´Alema, Padoa-Schioppa e Letta, è stato il turno di Francesco Rutelli. Che ha chiamato il Professore a esercitare il suo ruolo di mediazione. Soprattutto con l´ala radicale dell´Unione.

            «Niente strappi, nessuna ricerca di rottura» ha spiegato il leader della Margherita al presidente del consiglio. Tratteggia uno scenario in cui l´Ulivo deve soprattutto seminare «prudenza» per raccogliere qualche frutto «riformista». Tranquillizza il Professore e usa toni soft come ha fatto ieri in occasione della riunione dell´esecutivo del suo partito. In cambio, però, chiede al premier uno sforzo in più in termini di mediazione con i radicali della coalizione: con il Prc, il Pdci e i Verdi. Pretende la creazione di una sorta di "cuscinetto" tra il pressing di Giordano, Diliberto e Pecoraro Scanio e l´azione dell´esecutivo

            «Fino ad ora – è il ragionamento del vicepremier – l´Ulivo, come partito principale, si è assunto l´onere di fare la sintesi tra le posizioni della maggioranza. Alcune volte l´abbiamo fatta in partenza per evitare polemiche. E poi c´è stata la "sintesi" tra la nostra sintesi e la posizione radicale». Uno schema, insomma, che a suo giudizio ha sistematicamente spostato a sinistra l´asticella della coalizione. «Ora – reclama Ruteli – noi fissiamo la nostra linea e la esponiamo. Poi sia Prodi a mediare con Rifondazione e a esercitare la sua leadership». Una tattica concordata ieri mattina in una lunga telefonata con il segretario Ds, Piero Fassino, e che ha trovato una convergenza di fatto con D´Alema nella cena di lavoro a Palazzo Chigi. Da Caserta in poi, allora, (i Dl lo faranno nelle manifestazioni fissate per il prossimo 18 gennaio) i riformisti pianteranno i loro paletti su riforma previdenziale, liberalizzazioni, welfare. E poi toccherà al Professore indicare il possibile punto di accordo con gli alleati.

            Il tutto, però, ad una condizione che Rutelli considera preliminare. «Non possiamo pensare di sopravvivere ad una eventuale crisi del governo, ad una crisi di Prodi. Cadremmo anche noi. Le troppe differenziazioni colpirebbero anche noi». Riforme sì, dunque, ma senza improvvisati colpi di acceleratore. Tant´è che l´agenda di Caserta verrà sensibilmente sfrondata. «Bisogna selezionare il meglio, poche cose ma buone», è il messaggio lanciato da Romano Prodi. Come dice il capo della Margherita «non dobbiamo affollare il seminario di proposte, delimitiamo bene l´agenda. Non deve essere lo sfogatoio di tutti. I punti centrali sono la crescita economica, le liberalizzazioni e il welfare. E ognuno di noi metterà il suo mattoncino». Ossia, tutti i partner dell´alleanza forniranno il loro contributo. Non è un caso che dopo quella premessa, il vertice dell´altro ieri si è concentrato soprattutto sulla «comunicazione».

            Tante garanzie offerte a Palazzo Chigi per avere in cambio di aperture concrete sui nodi considerati fondamentali dall´Ulivo, a partire dalle liberalizzazioni. Certo, il clima di nervosismo non è certo improvvisamente evaporato. Basti pensare che l´ipotesi di sostituire Padoa Schioppa, in queste ore è di nuovo tornata all´orecchio del Professore. E di nuovo è stata respinta. Nell´Ulivo molti continuano a puntare l´indice contro il ministro dell´Economia. Ma il presidente del consiglio, quando sente parlare di «rimpasto», scuote la testa e sibila semplicemente un «non se ne parla». Alla componente riformista, però, l´inquilino di Palazzo Chigi ha promesso segnali chiari. Ad esempio sul "pacchetto" predisposto da Pierluigi Bersani. Poi rispolvererà alcune delle parole d´ordine già utilizzate nella conferenza stampa di fine anno: risorse e provvedimenti per l´occupazione giovanile e femminile, norme per aprire un´impresa in un solo giorno. Con ogni probabilità nel documento finale compariranno le unioni civili, ma non i pacs, e il testamento biologico. Ma per non appesantire il seminario dovrebbe essere sfilata la riforma elettorale. «Non sovraesponiamo il governo sulla legge elettorale – si è raccomandato D´Alema con il premier-. Perché se poi non riusciamo a farla…».