“Governo” Prodi: vertice di poche cose ma buone

10/01/2007
    mercoledì 10 gennaio 2007

    Pagina 12 – Politica

    INCONTRO PREPARATORIO CON I VICEPREMIER

      Prodi: voglio un vertice
      di poche cose ma buone

        Il Professore precisa
        «Macché reggia, si
        vive in stanzette e si
        lavora in foresteria»

        FABIO MARTINI

        ROMA
        L’altra sera, appena Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani sono entrati nella sala da pranzo di Palazzo Chigi, si sono sentiti scherzosamente apostrofare dal presidente del Consiglio: «Avete il mandato di farci fuori?», con chiara allusione al vertice convocato qualche ora prima da Piero Fassino assieme ai ministri ds. Martedì sera è iniziata così, in un clima scherzoso, la cena voluta da Romano Prodi assieme ai due vicepremier, Massimo D’Alema e Francesco Rutelli e alla quale erano stati invitati anche il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa e il ministro per l’Attuazione del Programma Giulio Santagata, per discutere come organizzare e “uscire” dal seminario a porte chiuse di Caserta dell’11 e 12 gennaio. In un’ora e 20 minuti – non molto sono durati cena e dopo-cena – Romano Prodi ha spiegato come intende gestire un evento al quale ha finito per legare il rilancio suo personale e di tutto il governo. Gli altri hanno ascoltato, integrato, dato significativi consigli e alla fine hanno annuito all’impostazione del Professore, che ha esordito così: «Il vero selettore di tutte le cose che dovremo fare nel 2007 è la crescita e da quell’obiettivo far discendere tutto il resto. Una crescita da realizzare con la massima equità». Crescita ed equità: obiettivi strategici, ma anche parole che oramai hanno perso appeal. Per tradurli in “pillole” comunicative chiare, Prodi ha proposto di concentrarsi su «poche cose ma buone», poche riforme ed incisive e soprattutto condivise da tutti i partiti dell’Unione. E dunque, liberalizzazioni, che «abbiano al centro il cittadino consumatore», come dice Santagata, ma anche un sostanziale stop a una riforma immediata del sistema previdenziale, derubricato a questione da affrontare con le altre riforme del Welfare.

        Nei rapporti tra i partiti il consiglio di D’Alema è stato chiaro: «Con la sinistra radicale non vanno fatti strappi», «non scherziamo sul fuoco, evitiamo contrapposizioni, troviamo i punti condivisi e concentriamoci sulle liberalizzazioni che siamo in grado di fare». E poi la conclusione con linguaggio popolare: «Insomma, non facciamoci del male…». Un D’Alema, una volta ancora lontanissimo da certe datate rappresentazioni che ne fanno l’oscuro orditore di nuove trame anti-Prodi. Stesso atteggiamento da parte di Rutelli che pure resta lo sponsor più convinto di incisive liberalizzazioni. Rutelli non ha posto veti espliciti sulla possibilità di discutere a Caserta di unioni di fatto, anche se indirettamente ha suggerito di soprassedere, vista l’enfasi da lui posta sui temi economici. Una cosa è certa: sulle unioni di fatto ci sarà libertà di opinione ma non si entrerà nel merito, poiché il lavoro istruttorio dei giuristi è ancora in corso.

        Dopo le polemiche dei giorni scorsi, col grido di dolore di Piero Fassino («O riforme o morte»), ieri è tornato il (quasi) sereno nei rapporti tra Palazzo Chigi e i Ds. Al punto che questa mattina è possibile che Prodi e Fassino si incontrino per un vis-à-vis chiarificatore. Nella cena di due sere fa, qua e là è tornata la questione del difficile rapporto di Prodi con la comunicazione. Da questo punto di vista il premier non ha preannunciato novità sostanziali: giorni fa aveva sorriso di incredulità davanti alla inconsistente ipotesi di un suo messaggio a reti unificate e proprio ieri, davanti all’enfasi di alcuni giornali, Prodi ha provato a dire ai suoi collaboratori: «Ma non si può spiegare ai giornali che dormiremo in piccole stanze e che lavoreremo in foresteria e non nella Reggia?». Deciso anche l’ordine dei lavori. Giovedì alle 15 aprirà Prodi, seguito da Tommaso Padoa-Schioppa e da Enrico Letta. Poi parleranno i segretari di partito e i ministri: sette minuti ciascuno per illustrare i propri progetti. «Le cose che ci piacciono – ha proposto Prodi – le mettiamo nero su bianco e le facciamo diventare progetti definitivi». Venerdì riunione informale e poi formale del Consiglio dei ministri, per la prima volta in trasferta.