“Governo” Prodi: troppe attese e poche risorse

02/04/2007
    domenica 1 aprile 2007

    Pagina 15 – Economia & Lavoro

    Prodi: ci sono troppe attese
    e le risorse sono poche

      «Ci vorrebbe un extragettito 20-30 volte superiore». Damiano: le entrate aggiuntive vadano a giovani e pensioni basse

        di Marco Tedeschi / Milano

          «Ci vorrebbe un tesoretto 20-30 volte più ricco per venire incontro alle esigenze e alle richieste di tutti», delle imprese, delle famiglie, dei giovani e dei pensionati, per ridurre le tasse o per sostenere le riforme.

          Cifre ufficiali e definitive sull’extragettito ancora non ce ne sono ma il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha voluto chiarire una volta per tutte che le entrate fiscali aggiuntive (il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, ha parlato di un ordine di grandezza di 2,5 miliardi) non sono sufficienti per soddisfare tutte le richieste di impiego.

          Ma per il premier l’aspetto più positivo, a cui bisognerebbe guardare in prospettiva, è che «quest’anno cresceremo più del previsto» e questo potrebbe essere un buon volano per la ripresa, al di là delle risorse aggiuntive che si sono venute a creare.

          Al «tesoretto» ha fatto riferimento anche Damiano, che ha pronunciato parole rassicuranti anche sulla tenuta del governo, cui il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, ha pronosticato un precoce «pensionamento».

          «Non penso affatto che il governo sia smarrito» – ha replicato Damiano, all’assemblea dell’associazione industriali di Mantova, a chi sostiene l’idea di un governo in difficoltà. A partire dal leader Cgil, Guglielmo Epifani, che ha definito il governo «fragile», costretto a «vivere alla giornata». Risponde Damiano: «Come ha dimostrato col decreto sulle liberalizzazioni, il governo sta procedendo su una strada utile al Paese. Non dimentichiamo che le associazioni dei consumatori hanno detto che queste misure potranno portare un beneficio di circa mille euro per ciascuna famiglia. Se vogliamo proteggere chi ha di meno, chi lavora e chi produce, queste sono le misure giuste».

          Il ministro parla anche delle risorse a disposizione provenienti «dal Paese che cresce, dalla lotta serrata al lavoro nero, all’evasione fiscale e contributiva». «Come abbiamo già detto nell’aprire i tavoli di concertazione – aggiunge – queste risorse devono essere indirizzate, in buona parte alla tutela di carattere sociale. Dobbiamo pensare ai giovani, alle pensioni più basse, a nuovi ammortizzatori sociali che vadano a vantaggio del lavoro stabile e non discontinuo, e dall’idea di incrementare le retribuzioni attraverso il salario di produttività, che potrebbe essere ulteriormente incentivato come si fece nel 1993».

          Il ministro replica anche ai piccoli imprenditori che, l’altro giorno al convegno di Genova, avevano lamentato di non sentirsi aiutati dalla politica nel loro sviluppo. «Non corrisponde al vero che la politica non aiuta i piccoli imprenditori», dice. «Augurandomi che a Bruxelles si risolva il problema del cuneo fiscale – continua – questo dimostrerà come il governo abbia stanziato in Finanziaria risorse importanti che abbassano il costo del lavoro e ridanno fiato alla competitività. Il decreto Bersani aiuta senz’altro la piccola impresa a superare la burocrazia, a velocizzare l’apertura delle nuove imprese, e farle funzionare».