“Governo” Prodi: «La misura è colma, dirò ciò che penso»

13/11/2006
    domenica 12 novembre 2006

      Prima Pagina (segue alle pag.2 e 3) – Primo Piano

      IL PREMIER

      La svolta di Romano:
      �La misura � colma, dir� ci� che penso�

        Francesco Alberti

          BOLOGNA – Silvio Sircana, con un filo d’ ironia, la chiama �la nuova linea comunicativa del presidente�. E probabilmente in cuor suo si chiede anche se, a questo punto, pure il suo posto di portavoce � a rischio. Perch� Romano Prodi ha deciso di fare di testa sua. Basta filtri, basta pruderie e tatticismi, nessun riguardo per nessuno. �D’ ora in poi dir� a voce alta quello che pensa� fanno sapere i suoi. Senza rete. Fuori dai denti. Con i modi e le espressioni che userebbe in una conversazione tra amici sotto i portici di Bologna. �Doveva capitare prima o poi…� mormorano nel suo staff.

          E’ capitato ieri sul treno per Crevalcore. E Sircana per primo non si � stupito. Aveva gi� capito tutto l’ altro ieri quando, uscendo dal Consiglio dei ministri, un Prodi con gli occhi a fessura e la faccia buia aveva sibilato: �Adesso la misura � davvero colma, adesso basta, parler� chiaro a questo Paese�. E non ce l’ aveva con lo strappo di Ferrero o con le proteste della Montalcini e nemmeno, come rivelano a mezza bocca i suoi, �per aver dovuto prendere atto ancora una volta che la lunga mano delle lobbies arriva fin dentro il Consiglio…�.

          No, c’ era di pi�. C’ erano due mesi sulle barricate, preso di mira da tutti: botte di qui, botte di l�, alleati che giocano a nascondino, falle che si aprono in continuazione, l’ Europa che incalza, categorie sul piede di guerra. A dispetto delle apparenze, Prodi � un animale politico a sangue caldo e venerd�, prima di partire da Bologna, aveva gi� deciso di andarci pesante: �Sono semplicemente sbalordito dal clima che si � creato attorno alla Finanziaria: c’ � un’ irresponsabilit� collettiva che tocca parti importanti del Sistema Italia, ognuno fa corsa a s�, tutti pretendono e nessuno vuol dare, ma non io non mi rassegno, io ci metto il cuore e credo in ci� che sto facendo�. E’ un Prodi che riserver� sorprese quello sceso ieri dal treno per Crevalcore. Un Prodi che, per le stesse cose che dice e per come le dice, ammette implicitamente di provare �un vago senso di solitudine�.

          Non politica, perch� comunque continua (si ostina?) a credere nella lealt� della sua coalizione, di una parte almeno. E nemmeno rispetto all’ opinione pubblica, alla sua gente, perch�, l’ ha sempre detto, �non � l’ impopolarit� che mi spaventa, quella l’ ho messa in conto e ho le spalle larghe: eppoi bisogna finirla con questa storia dei politici che non devono scontentare nessuno: ma chi l’ ha detto?�. No, ci� di cui il premier non riesce a farsi una ragione � �come mai si sia creata questa situazione, da dove nasca questa mancanza di senso d’ appartenenza, questa logica da cortile che dilaga�. Da qui, l’ espressione di �Paese impazzito�: impazzito come una maionese, sganciato da concetti quale il bene comune, la reciproca assunzione di doveri, la disponibilit� al sacrificio, la forza di una prospettiva.

          Non � rivolta all’ artigiano che lo fischia o al tassista che lo manda a quel paese la rabbia calcolata del Professore. Sarebbe troppo facile. E’ contro pezzi importanti dell’ Italia che si incanala la delusione prodiana: associazioni e segmenti produttivi che �ora gridano come ossessi ma che in passato hanno fatto finta di non vedere politiche di spesa disinvolte, se non addirittura scriteriate�; osservatori e opinionisti che �prima ci accusano di far leva solo sulle entrate e di non metter mano al controllo della spesa e ora si scandalizzano per i tagli e le riduzioni�; spezzoni dell’ Unione �che sapevano da mesi che sarebbe stata una Finanziaria tosta, ma che adesso, per pure ragioni di cortile, non perdono occasione per mettersi di traverso�.

          E’ un Prodi che sa di rischiare. Tanto. �La posta � altissima� sibilano i suoi, con ovvio riferimento alla poltrona di Palazzo Chigi. Ma sbaglierebbe chi leggesse nell’ esternazione di Crevalcore indizi di resa. �Ma ci mancherebbe! – parole del premier – Io vado avanti, non mollo, sono convinto che la mia ricetta, anche se a tratti amara, sar� alla fine capita dagli italiani…�. Lo ha ripetuto ieri alla gente che gli gridava �Dai Romano, tieni duro…�.

          Perch� lui vuole esserci quando (se mai avverr�) il Paese assimiler� la sua Finanziaria. E’ in bilico su un filo: �Ma questo governo � cos� da quando � nato…�. Non ha un partito, ha cominciato pure a beccarsi fischi, la schiera degli amici (non quelli veri) si sta assottigliando. Eppure non sar� il Professore a gettare la spugna per primo. �Per lui vale il principio della bicicletta: finch� pedali, stai in piedi…� dicono i suoi. E lui pedala come un matto. �Non sono un uomo per tutte le stagioni� disse qualche settimana fa. Ma finch� dura questa stagione, quella uscita dalle Politiche di aprile, lui giocher� la sua partita: �Voglio provare a cambiare il Paese�. E se andr� male, �tutti a casa�. Film gi� visto.