“Governo” Prodi: «Coinvolgiamo tutti o rischiamo grosso»

25/10/2006
    mercoled� 25 ottobre 20o6

    Pagina 2 – Primo Piano

    IL PRESSING DI BERLUSCONI: �TRE O QUATTRO SENATORI SONO CON NOI�

      La paura di Prodi
      �Coinvolgiamo tutti
      o rischiamo grosso�

        retroscena
        AUGUSTO MINZOLINI

          ROMA
          Per farsi un’idea di quello che sta accadendo bisogna tornare all’ultimo colloquio tra Silvio Berlusconi e Pierferdinando Casini. In quell’occasione il Cavaliere ha raccontato la solita storia al pi� riottoso dei suoi alleati: �Guarda che ci sono tre-quattro senatori dell’Unione che potrebbero passare dalla nostra parte o, comunque, votare contro la Finanziaria…�. Una �boutade� che Berlusconi ha sparato pi� volte da un mese a questa parte, ma con Casini il suo discorso deve essere stato talmente fondato e circostanziato che il suo interlocutore ci ha quasi creduto. Tant’� che il leader dell’Udc in quel colloquio ha subito messo le mani avanti: �Comunque � evidente che una crisi di governo non pu� portare ad elezioni, dobbiamo pensare a qualcos’altro�. E quel discorso deve essere stato talmente convincente che il riottoso alleato ha subito �registrato� la sua linea politica. Qualche giorno pi� tardi, infatti, ad uno dei suoi fedelissimi Casini ha descritto la situazione cos�: �Ho spiegato a Berlusconi che dobbiamo mantenere un rapporto dialettico con lui perch� l’Udc, specie se dall’altra parte vanno avanti con l’idea del partito Democratico, pu� intercettare i dissidenti. Invece per noi � inimmaginabile tenere in piedi Prodi: questo governo � talmente impopolare che chiunque ci prova rischia di essere travolto�. Ma il dato pi� significativo � che dopo quell’ultimo colloquio sia sulla bocca di Berlusconi, sia su quella di Casini sono usciti discorsi su governi di �grande coalizione�, �istituzionali� o �tecnici�: Berlusconi l’ha detto in piazza a Termoli; Casini lo ha ripetuto il giorno dopo a Stresa.

          Allora c’� qualcosa di vero o no nei discorsi dei 3-4 senatori che sarebbero nella manica del Cavaliere? Qualcosa ci deve pur essere, magari solo nella casistica dei rischi, viste le mosse successive di Romano Prodi: nel giro di 48 ore il premier ha convocato in una riunione oceanica (60 persone) l’intero vertice dell’Unione e ha promesso la riforma delle pensioni per febbraio per calmare i mal di pancia dell’area moderata e riformista. L’obiettivo il premier lo ha spiegato ai suoi collaboratori: �Dobbiamo coinvolgere tutti, nessuno escluso nella rivisitazione della Finanziaria per evitare la perdita di qualche voto al Senato�. Gi�, l’accordo sul Tfr con sindacati e Confindustria e il giudizio positivo del commissario europeo Almunia non hanno spazzato via le paure del Professore. Anzi. Del resto i margini di manovra a ben vedere appaiono pochi. Se Prodi tenta di ricalibrare la finanziaria in chiave pi� riformista o moderata rischia di perdere qualche voto nella sinistra massimalista al Senato: oltre a Fernando Rosso del Pdci, ora anche Fosco Giannini di Rifondazione lancia minacce e non � detto che tra qualche giorno la stessa strada non venga presa anche dal verde Mauro Bulgarelli. Senza contare che lo stesso vertice di Rifondazione su alcune modifiche proposte sulla finanziaria non sente ragioni: Franco Giordano, ad esempio, ha posto un vero e proprio veto sul disegno di legge del ministro Lanzillota collegato alla Finanziaria che prevede l’obbligo per gli enti locali di privatizzare i servizi pubblici.

          Se cede troppo alla sinistra massimalista i mal di pancia nell’area moderata dell’unione si moltiplicano. Lamberto Dini e i suoi sono sempre pi� in sofferenza. Helga Talher della Svp anche. Eppoi ci sono i senatori eletti all’Estero che comincianno a mostrarsi sempre pi� dubbiosi sul governo. Da qui l’idea di Prodi di promettere per il futuro la riforma delle pensioni, che non basta per� a rincuorare i dubbiosi. �Io non lo capisco pi� – osserva sconsolato il capogruppo dei mastelliani alla Camera, Mauro Fabris -. Prodi mi ha detto che con la riunine di sabato vuole coinvolgere tutti per scongiurare brutte sorprese. Spero, per�, che abbia gi� preparato il comunicato finale per evitare nuovi guai. L’unico fatto certo � che questa finanziaria va modificata. Anzi, se io fossi il ministro dell’Economia mi dimetterei visto le modifiche che stiamo apportando, ma lui si fa scudo di essere un tecnico. Solo che il danno � gi� stato fatto: mentre i nostri alleati giocavano al partito democratico abbiamo perso le piazze. Approvata questa finanziaria, per�, dovremo pensare a qualcosa che garantisca al governo una guida pi� sicura, magari un consiglio di gabinetto. Sempre che tutto giri per il verso giusto. Al momento escludo le elezioni. Per il resto pu� succedere di tutto�.

          Appunto, �pu� succedere di tutto�. Il dubbio ormai si � insinuato nell’Unione e nessuno lo caccia pi�. �C’� un’aria strana – ammette il diessino Umberto Ranieri -: francamente non so se tutto � stato ricomposto oppure no�. �Il Senato – ammette Lanfranco Turci, diessino finito nella rosa nel pugno – � un terno al lotto: � come se lanciando la monetina speri che rimanga in piedi�. Mentre il senatore della Quercia Guido Calvi fa gli scongiuri: �Siamo l� l�. Non credo per� che se c’� la crisi si va alle elezioni. Casini lo ha detto (governo tecnico, ndr)�. Nell’opposizione, invece, si fanno conti e e congetture. �I senatori dell’Unione in bilico verso di noi? – confida Antonio Tommassini, uno degli scout del Cavaliere nella giungla del Senato – Pi� quattro che tre�. Mentre il deputato piemontese Osvaldo Napoli d� una sua versione delle “grandi manovre” in corso: �A palazzo Grazioli e nella sede di Forza Italia di via dell’Umilt� raccontano che c’� una trattativa in corso con i ds condotta da Letta: quelli vogliono l’assicurazione che semmai si vada alla grande coalizione Berlusconi non si candidi a nessun ruolo di governo�. Saranno tutte fantasie. Certo. Ma si stanno moltiplicando. �Prodi ha i giorni contati – osserva sicuro Giorgio La Malfa nel Transatlantico di Montecitorio -. Per me in pole position c’� Monti. Meno Draghi o Marini�. Anche questo � un segnale visto che a sentire il segretario del pri, Francesco Nucara, lo scorso giugno lui e La Malfa facevano previsioni diverse sul futuro: �Io davo al governo Prodi un anno o due di vita. Giorgio, invece, era convinto che avrebbe governato per cinque anni�.