“Governo” Prodi blinda il vertice

11/01/2007
    giovedì 11 gennaio 2007

      Pagina 2 – Interni/Primo Piano

      CASERTA
      GOVERNO IN CONCLAVE

      È tregua Ulivo-Prc
      Prodi blinda il vertice

        D’Alema mediatore La decisione è di
        diluire la riforma delle pensioni
        e di selezionare le liberalizzazioni

        FABIO MARTINI

          ROMA
          Per una settimana ha continuato a dire che le cannonate di Piero Fassino erano un «sostegno forte al governo». Per una settimana ha pazientemente incassato dissociazioni di ogni genere e ieri Romano Prodi è andato all’«incasso». Sono due in particolare i segnali che dimostrano come sia sostanzialmente blindato il seminario di governo al via oggi nella Reggia di Caserta. Il primo segnale è il comunicato congiunto Ds-Rifondazione comunista, diffuso subito dopo un incontro tra Piero Fassino e Franco Giordano: con una fraseologia stereotipata che ricorda certi comunicati della politica in «bianco e nero», i due partiti fanno sapere che «nel corso dell’incontro è stato ribadito il comune impegno ad assicurare una forte e visibile coesione della maggioranza di centrosinistra e ad agire perché l’azione di governo tenga insieme innovazione riformatrice ed equità sociale». Il secondo segnale è il commento ufficioso fatto diffondere dalla Quercia dopo un vis-à-vis tra il Romano Prodi e Piero Fassino che si è svolto ieri mattina a palazzo Chigi: «Tra i due si è riscontrata una totale identità di vedute».

            Due segnali che confermano ciò che si era capito già da 48 ore: c’è un patto di non aggressione tra le due anime della coalizione, quella radicale e quella che si definisce riformista e che è incardinata sui due partiti dell’Ulivo. Un patto di non aggressione che, almeno nella due giorni di Caserta, si dipana dunque lungo l’asse Prodi-Ds-Rifondazione-Margherita e che si sostanzia nella decisione di diluire nel tempo la riforma delle pensioni e di selezionare liberalizzazioni e provvedimenti che siano capaci di suscitare un immediato impatto nelle percezione dell’opinione pubblica. La «linea» l’aveva data Massimo D’Alema, prima nel vertice dei ministri Ds e poi nella cena a palazzo Chigi con Prodi. Negli ultimi tre giorni il ministro degli Esteri vicepremier ha spinto per un’intesa e per individuare provvedimenti capaci di unire, anziché dividere, i partiti-guida della coalizione. Romano Prodi, evitando di reagire alle bordate fassiniane, ha assecondato e a 24 ore dalla apertura del seminario si è ritrovato nelle condizioni di scrivere una serena lettera di invito ai suoi ministri e ai segretari di partito che oggi alle 15,30 si ritroveranno nelle ex scuderie del palazzo Reale di Caserta.

              Nella lettera è scritto che a tutti verrà chiesto un contributo per scrivere «l’Agenda per la crescita» che rappresenterà la guida per l’azione di governo nel 2007. La blindatura politica non significa che la due giorni casertana sia priva di incognite. La presenza di personaggi per diversi motivi imprevedibili come Marco Pannella, Antonio Di Pietro, Oliviero Diliberto, Clemente Mastella e la persistente divergenza su alcuni temi che verranno sfiorati nel dibattito (come le unioni di fatto) lasciano ampi margini di sorpresa. Anche perché la scaletta dei lavori, per quanto rigida nello schema, lascia ampio spazio a chi voglia dissentire. I lavori saranno aperti da una relazione di Prodi, dopodiché la parola passerà al sottosegretario alla presidenza Enrico Letta che annuncerà la decisione di palazzo Chigi di realizzare una ricognizione bimestrale di tutte le cose fatte e di quelle da fare in relazione alla mole di impegni previsti nella Finanziaria. E dopo un altro intervento quadro, quello del ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa, la parola passerà ai dieci segretari e ai ministri che non sono leader di partito, con interventi che non dureranno più di 7 minuti. Attorno alle 20 cena, poi a dormire nella foresteria della Scuola Superiore di pubblica amministrazione e il venerdì mattina nuovo giro di tavolo tra i ministri, conclusioni di Prodi e formale seduta del Consiglio dei ministri