“Governo” Prodi-bis in salita

23/02/2007
    venerdì 23 febbraio 2007

    Pagina 2 – Primo Piano

    Prodi-bis in salita
    I voti non si trovano

      Follini potrebbe riuscire a convincere altri senatori

        AMEDEO LA MATTINA
        ROMA

        Sono poche le chance di far rinascere il governo Prodi. Mancano ancora i numeri al Senato, mancano quei 158 senatori necessari. Ma c’è una novità: il programma approvato ieri sera dai leader dell’Unione è stato sottoposto al vaglio di Marco Follini. E dopo il vertice Mastella si spingeva a dire che secondo la sua «contabilità» i numeri ci sono. Infatti in serata girava la voce di 5 senatori dell’opposizione pronti a passare con l’Unione. La strada comunque rimane in salita, perchè non basta votare la fiducia: sia Prodi che il capo dello Stato vogliono essere sicuri che poi si vada avanti, che il decreto di rifinanziamento della missione afghana venga approvato, che le liberalizzazioni si facciano. Che, in sostanza, si possa governare con una maggioranza autosufficiente, magari allargata a singoli voti aggiuntivi, ma senza continui stop and go da infarto. Al momento, appunto, nessuno dei leader del centrosinistra può garantire alcunché di certo. Per tutta la giornata i capigruppo di Palazzo Madama, in costante contatto con i vertice dei rispettivi partiti, hanno fatto i conti, contattato i dissidenti, sondato discretamente i senatori a vita che finora hanno tenuto a galla l’esecutivo.

        Niente, mancano quattro voti per l’Afghanistan (tre della sinistra radicale più quello di Cossiga). E’ venuto meno il voto del senatore sudamericano Pallaro il quale ha dichiarato che non voterà la fiducia. Incerto anche quello di Giulio Andreotti. Insomma, quei benedetti 158 voti ci sarebbero forse per la fiducia, ma non per il resto. Nessuna speranza di imbarcare l’Udc di Casini. Non basta nemmeno la disponibilità di Follini: il suo voto in più non è sufficiente a compensare. E nei colloqui che il leader dell’Italia di mezzo ha avuto con Prodi, D’Alema, Rutelli e Fassino questa circostanza è stata chiara a tutti. Follini ha confidato che, se i numeri e il percorso politico fossero stati chiari, allora lui avrebbe potuto convincere un altro centrista. Nell’ex maggioranza si spera ancora che i due senatori dell’Mpa (Pistorio e Saro) possano aggiungersi a Follini e al quarto ventilato dall’ex segretario dell’Udc. A margine del vertice di ieri sera c’era perfino chi assicurava l’appoggio del Movimento per le Autonomia, ma Raffaele Lombardo chiede impegni precisi per il Sud (infrastrutture e fiscalità di vantaggio). Impegni che però nel programma approvato dall’Unione ieri sera non ci sono. Nel pomeriggio Lombardo è andato a far visita a Silvio Berlusconi che punta alle elezioni anticipate, probabilmente solo tatticamente per ottenere il governo istituzionale e le larghe intese. Scenario, a questo punto, da non escludere come tentativo per evitare lo scioglimento del Parlamento.

        Napolitano, che oggi ha avviato le consultazioni, potrebbe prendere atto che non ci sono né i numeri né le condizioni politiche per la sopravvivenza del governo Prodi, anche se ottenesse la fiducia. Ecco che si aprirebbe l’ipotesi di affidare a Franco Marini, che per il momento si è chiamato fuori, o a Giuliano Amato il compito di tentare di mettere su un governo tecnico. A quel punto, Prodi potrebbe opporsi e chiedere di andare a elezioni. Anzi, prima del vertice notturno dell’Unione, c’era chi attribuiva al premier l’intenzione di chiedere ai leader della coalizione un impegno per il ricorso alle urne nel caso il suo tentativo di tornare in pista fosse fallito. Verdi, Prc e Pdci direbbero di sì. Margherita e Ds formalmente non ammettono subordinate. Ma sembra che le grandi manovre siano già iniziate. In questa chiave Mastella interpreta i colloqui tra Fassino e Fini e la voce non confermata di una telefonata che ci sarebbe stata tra D’Alema e Berlusconi. «Io sono contro le larghe intese – precisa Mastella – perchè servono soltanto a fare una legge elettorale che ammazza i piccoli partiti».

        La verità è che Ds e Margherita hanno bisogno di superare il mese di marzo con Prodi: Così verrebbero evitate le elezioni anticipate, potrebbe partire il progetto del partito Democratico e con questo nuovo strumento politico (e con un nuovo leader, come Veltroni) andare alle urne il prossimo anno. E lì giocarsi il tutto per tutto contro il centrodestra. Ma se il tentativo di riesumare il governo dovesse fallire, potrebbe ripetersi fatalmente quello che è successo nel 1998, con Prodi che chiede le elezioni, e con lui, paradossalmente, la sinistra radicale. E con l’Ulivo che si smarca per fare le larghe intese con Berlusconi, Fini e Casini.