“Governo” «Pochi soldi per gli ammortizzatori sociali»

01/03/2007
    giovedì 1 marzo 2007

    Pagina 9 – Primo Piano

    “Pochi soldi per gli
    ammortizzatori sociali”

      ROMA

      Il premier in Senato non si sbilancia e promette soluzioni «eque», in particolare per i giovani e gli anziani più poveri. Ma il confronto fra governo e parti sociali sulle pensioni resta in salita. Da un lato i sindacati ammoniscono: «Se verremo scavalcati ci sarà lo scontro». Dall’altra il ministro del Lavoro Cesare Damiano si dice preoccupato per una delle possibili contropartite al tavolo della concertazione, il confronto che dovrebbe permettere di ridisegnare l’intero stato sociale: «Non so se ce la farò a varare la riforma degli ammortizzatori sociali». Non ci è riuscito «né il precedente governo di centrosinistra né quello di centrodestra», perché è una riforma che «costa parecchio». Insomma, per dirla con le parole del leader della Cgil Guglielmo Epifani, trovare nelle prossime settimane un accordo in materia di welfare e pensioni «non sarà una passeggiata».

      Le ultime indiscrezioni sulle ipotesi al vaglio del Tesoro hanno irrigidito i leader sindacali. Da un lato, con i no di Rifondazione, temono di essere scavalcati a sinistra nel pieno della trattativa. Anche per questo ora dicono no in maniera compatta alla revisione dei coefficienti di trasformazione, prevista dalla legge Dini ma mai attuata. La revisione – che abbasserebbe i rendimenti per i più giovani – per il Tesoro è necessaria a mantenere il sistema in equilibrio. Inoltre Cgil, Cisl e Uil sanno che nel governo, per strappare un accordo, l’ala «destra» potrebbe far valere una potente arma di persuasione: il nulla di fatto significherebbe far entrare in vigore il primo gennaio 2008 il famigerato «scalone» della riforma Maroni, il meccanismo che alzerebbe in un giorno l’età pensionabile da 57 a 60 anni. «Se si intende scavalcare le forze sociali sarà scontro», avverte il leader della Cisl Raffaele Bonanni, che pure si dice disponibile a ritoccare l’età pensionabile. D’accordo il collega della Uil Luigi Angeletti: «Non subiremo passivamente politiche che non condividiamo». Nettissime Fiom e Uilm, le due forti organizzazioni dei metalmeccanici: per loro l’aumento dell’età pensionabile è fumo negli occhi.

      Prodi a Palazzo Madama si è mantenuto tatticamente sul vago: ha parlato di «equilibrio di lungo periodo del sistema», di «trattamenti adeguati ed un lavoro meno precario ai giovani», della necessità di «innalzare le pensioni più basse». L’unico riferimento specifico del premier è stato alla necessaria «unificazione degli enti previdenziali». Prodi è consapevole di quanto sul tema delle pensioni sarà difficile trovare l’accordo anzitutto nella maggioranza. Ieri mentre il dissidente di Rifondazione Franco Turigliatto annunciava un no a prescindere e il sottosegretario Alfonso Gianni lo elogiava per non aver fatto «nessun riferimento all’innalzamento dell’età», la senatrice della Svp Helga Thaler gli rimproverava un discorso «molto soft». Difende senza indugi lo «scalone» e i risparmi che produrrà il leader di Confcommercio Carlo Sangalli: «Tra il 2008 e il 2025 quel meccanismo consentirà di avere 150 miliardi di risparmi. Dove li trova il governo questi soldi se lo elimina?». Damiano resta ottimista. Il merito delle questioni «lo si discuterà ai tavoli della concertazione».