“Governo” Pensioni, Prodi: «Non se ne parla ora»

12/01/2007
    venerdì 12 gennaio 2007

    Pagina 3 – Politica/Oggi

    Pensioni, Prodi: «Non se ne parla ora»

      Il premier: «Non vedo duelli tra radicali e riformisti». Rutelli: «La dialettica c’è, trova tu una sintesi»

      di Ninni Andriolo
      inviato a Caserta

      DIVENTARE UNA SQUADRA in cui «ognuno sa che gioco fare e in che ruolo stare». L’esortazione di Prodi a rendere percepibile «un’etica di coalizione» era già nota ai ministri che avevano varcato il portone di Palazzo Chigi alla vigilia del conclave di Caserta. In fondo, come ripeteva Vannino Chiti nei giorni scorsi, il seminario sarebbe servito anche «per creare spogliatoio». Non solo, cioè, per «fare il tagliando alla macchina del governo e per decidere le priorità dei prossimi mesi», ma anche per «alimentare un clima positivo» e per lasciarsi alle spalle l’immagine «di una coalizione» che «si è presentata – parole del premier – come una polifonia poco armonica, spesso una cacofonia». Per Prodi, in sostanza, il vertice che si concluderà oggi potrà avere un esito positivo se da subito l’Unione cambierà musica, soprattutto sul versante della comunicazione. Archiviando, anche, «il dibattito nominalistico» – che non lo «appassiona» affatto – sulla «contrapposizione tra riformismo e massimalismo». E ritornando, invece, al programma che rappresenta «una sintesi» efficace e valida. «Chi vuole un’apertura ai mercati e una seria posizione di parità di fronte alla concorrenza non è certo quello che ritiene giustificata l’iniqua distribuzione dei redditi o che vi siano un milione e mezzo di pensionati che tuttora ricevono meno di 400 euro al mese», spiega il premier. Uno stop indiretto e pubblico anche alle polemiche seguite alle sollecitazioni di Fassino e di Rutelli, quello di Prodi. Che, anche ieri, si è mostrato attento a non avallare fughe in avanti riformiste che possano creare tensioni con la sinistra radicale della coalizione. Tensioni che, tra l’altro, Ds e Dl avevano confermato di non volere. «Chi vuole conservare i diritti della gente non può essere accusato di conservatorismo», ha fatto eco Oliviero Diliberto, criticando Fassino e chiedendo a Prodi di esercitare con forza un ruolo di sintesi nella coalizione. Mentre il segretario Prc, Giordano, apprezzava che fosse stata tolta «enfasi» al tema delle pensioni. E questo dopo che Prodi, pubblicamente, aveva spiegato che nel vertice si era «parlato anche di pensioni e previdenza, ma non in un quadro immediato di interventi». Una frenata che è piaciuta poco, ad esempio, a Emma Bonino. Per dirla con Francesco Rutelli, in sostanza, la contrapposizione tra riformisti e sinistra radicale esiste, eccome. Ma, parole rivolte dal vice premier a Prodi durante il vertice di ieri, «spetta a te fare una sintesi». Il fatto è che non sempre la componente riformista dell’Unione appare compatta nel sostenere e portare avanti le proprie posizioni. Sulle liberalizzazioni, ad esempio, il pacchetto bis di Bersani – che avrebbe potuto ottenere via libera già nel Consiglio dei ministri di stamattina – subirà una battuta d’arresto, anche se di pochi giorni. Ieri, infatti, il ministro per gli Affari regionali, Linda Lanzillotta, ha chiesto tempo perché, «non si può andare avanti a forza di blitz». Un stop – giustificato dalla scarsa conoscenza delle proposte da varare – rivolto al collega di governo che guida le Attività produttive, e allo stesso Presidente del Consiglio, che speravano di poter concludere il conclave di Caserta con un esito operativo di «forte impatto popolare». E se Lanzillotta è tornata a chiedere «una cabina di regia sulle liberalizzazioni» – formata da Prodi, Letta, D’Alema e Rutelli e dai ministri di volta in volta interessati – questa proposta (che poteva essere percepita come una via elegante per arginare Bersani) ieri è stata bocciata. Sarà Letta a svolgere un ruolo più pregnante di coordinamento. «Enrico, si vede che dovrai lavorare ancor più di adesso», ha commentato Bersani, rivolgendosi scherzosamente al Sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Insomma, se ieri – fin dalla relazione introduttiva e richiamando gli alleati a fare piuùsquadra e attenersi ad «un’etica di coalizione» – Prodi aveva rivendicato la propria leadership, la componente riformista dell’Unione (Ds e Dl) – pur con le proprie contraddizioni – ha sollecitato il premier a esercitare una effettiva capacità di mediazione tra le istanze riformiste e quelle della sinistra radicale. È questo, in sostanza, il modo giusto per esorcizzare i timori del presidente del Consiglio per le spinte «centrifughe» che caratterizzano l’Unione e per evitare che la coalizione entri «in una spirale perversa» e per superare «il paradosso» di assumere decisioni condivise e, nel contempo. «di marcare nella comunicazione le differenze, nel timore che la propria identità si sciolga nella miscela comune». Prodi, in sostanza, pone al centro un problema di metodo e a questo lega «l’etica della coalizione» indispensabile «per voltare pagina non solo con il programma, ma anche con i principi». Cambino i comportamenti della maggioranza, quindi.

      Anche nelle nomine l’Unione deve marcare la differenza dal passato. «Quando dobbiamo selezionare persone per responsabilità da ricoprire – spiega il premier – vi supplico di mettere il merito professionale specifico per il ruolo a cui viene chiamata una persona, come metro di decisione, perché questa sarà la più grande defferenza dal governo precedente. Abbiamo ereditato persone, infatti, che hanno responsabilità di enti di cui non sanno assolutamente nulla».

      Se la strada che indica Prodi è quella di un metodo di lavoro che faccia squadra, la meta è la «crescita» del Paese. A questo obiettivo, insiste il premier, è dedicato il seminario di Caserta. ‘«Abbiamo altri problemi importanti come la riforma elettorale e i temi etici – spiega – Ma qui siamo per la crescita e per il proseguimento del lavoro della finanziaria». E crescita, per Prodi, significa, «cambiare il Paese con scelte coraggiose». Come la riforma della Pubblica amministrazione, quella degli enti previdenziali («non vedo perché strutture che hanno le stesse funzioni siano separate»), il superamento dei ritardi della scuola e della ricerca; l’occupazione femminile, il Sud e lo sviluppo di energie alternative.