“Governo” Padoa-Schioppa: «pensioni e sanità la sfida più dura»

17/07/2006
    luned� 17 luglio 2006

    Pagina 16 – Economia

      il forum

        �L�Italia sta riacquistando fiducia
        pensioni e sanit� la sfida pi� dura�

          Padoa-Schioppa: per il governo due mesi di fuoco, ma ce la faremo

            �Come diceva Roosevelt, l�unica cosa di cui dobbiamo aver paura � la paura�. E Tommaso Padoa-Schioppa non ne ha: si reputa �un ottimista, fin dall�adolescenza�. Perci�: �L�Italia pu� farcela, nonostante le difficolt�. Si sta sbloccando psicologicamente, sta riacquistando fiducia nel futuro�. Ma � �essenziale� il ruolo della politica, del governo: �Si tratta di trasformare la ripresa in crescita, di muovere verso un�Italia migliore. Questa � la scommessa, o meglio la sfida che abbiamo di fronte�.

            In un forum organizzato da Repubblica, il ministro dell�Economia e delle Finanze spiega la filosofia della sua azione e racconta se stesso alle prese con manovrina e Dpef. �Io certo sono un tecnico, un funzionario che deve riconoscere il primato della Politica: la mia vita � stata nella funzione pubblica e rimango con la mia storia. Ma � evidente che nel momento in cui uno entra a far parte di un governo, passa a una funzione politica nella quale io ho trovato una vastit� e una complessit� di compiti incomparabilmente superiore a quelle che io avevo sperimentato prima�.

            In questa sua nuova veste Padoa-Schioppa non nasconde le difficolt� e le insidie, non nega che la maggioranza stessa, quando ci sono in ballo le grandi questioni del welfare, potrebbe scricchiolare: �C�� il rischio di una sconfitta, non c�� nulla di garantito�. E ancora: il ministro spiega che il suo � un esecutivo che vuole risanare i conti e avere un bilancio �che si possa manovrare per fare cose di valore, per riaprire i concorsi pubblici, per dare spazio ai giovani ricercatori, per completare il welfare, per valorizzare il patrimonio artistico, per ridurre la pressione fiscale�. Riconosce che ogni cura del deficit produce per l�immediato una frenata del Pil, che nel caso dell�Italia sar� attenuata grazie agli investimenti per lo sviluppo: �Ma gi� dal secondo l�economia torner� ad accelerare�.
            Racconta i retroscena dei suoi colloqui con i colleghi europei: �Gi� oggi avremmo potuto trovarci in una procedura di infrazione perch� sul 2006 siamo inadempienti, non avendo effettuato quest�anno la correzione strutturale del deficit dello 0,8%: ci hanno fatto una grande concessione. Forse questo non � stato sufficientemente valutato�.

            Per lui e per Mario Draghi il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, ha evocato la figura del "grande borghese". �L�aggettivo grande non lo capisco – commenta – appartiene alla mitologia di chi lo usa, e non so neppure se Bertinotti lo abbia usato davvero. L�unico elemento borghese che mi riconosco � che io non sono la prima generazione di laureati della mia famiglia e che lingue diverse dall�italiano erano conosciute in casa nella generazione prima della mia�.

            Ministro, lei vede segnali di ripresa?

              �Per il 2006 prevediamo un Pil in aumento dell�1,5%. E� un buon risultato, ma non si tratta ancora di crescita vera e propria: si pu� parlare piuttosto di ripresa. La crescita � un fenomeno di lustri, non di trimestri. Ed � un fenomeno misterioso che, prima ancora di essere economico, � un fatto della societ�, legato alla fiducia, al dinamismo, alla volont� di affrontare il futuro. Contiene un elemento psicologico importante. La sfida � di trasformare la ripresa in crescita. E per fare le cose necessarie a vincerla ci vuole uno sguardo lungo�.

              Perch� nel 2007 il Pil scende all�1,2%? Rallentiamo, nonostante una iniezione di 15 miliardi per sostenere la ripresa?

                �Il rallentamento congiunturale ci sar� in tutta Europa. Inoltre, quando si fa una correzione del disavanzo, l�effetto immediato non pu� che essere una riduzione della domanda complessiva e, dunque, un certo calo. Ma le risorse messe in campo per la crescita, la competitivit� e l�equit� fanno s� che la flessione sia contenuta (dall�1.5% all�1.2%). Gi� nel 2008 l�economia torner� ad accelerare (+1.5%) e progredir� ancora nel 2009 (+1.6%) e nel 2010-2011 (+1.7%). Il dato importante � che, in assenza delle misure previste dal governo, il Pil sarebbe cresciuto, nel quinquennio, assai di meno. Nel complesso, quindi, l�effetto della manovra sar� espansivo�.

                Nella nostra storia abbiamo visto tanti Dpef dalla realizzabilit� incerta. Non sarebbe il caso di abbandonare questo strumento e passare ad una programmazione per progetti?

                  �Ricordo bene gli anni in cui il Dpef e la Finanziaria non esistevano: la finanza pubblica and� del tutto fuori controllo, perch� mancava un��ncora a cui fissare la preparazione del bilancio. Sarebbe quindi una follia pensare di abbandonare uno strumento che – indicando il saldo di bilancio – vincoli la preparazione della legge finanziaria a una chiara indicazione del Governo e del Parlamento�.

                  Cosa fare per trasformare la ripresa in crescita? Non ci si pu� certo affidare all�effetto-Mondiali…

                    �Nessuno l�ha detto, infatti. Anche se l�elemento psicologico, legato alla fiducia, � importante nei meccanismi che determinano la crescita. Dal punto di vista strutturale il governo ha impostato la sua azione, fin dall�inizio, sul trittico "efficienza, stabilit�, equit�". Non � un trittico inventato per fare una sintesi politica delle diverse componenti della coalizione, � un quadro concettuale con radici solide nella letteratura economica e nel pensiero politico. Intendiamo agire contemporaneamente nei tre campi�.

                    Un esempio concreto per l�efficienza?

                      �Lo sviluppo � frenato da rigidit�, che ci sono anche in altre economie europee: serve pi� concorrenza, bisogna aprire i mercati. In Italia, bisogna anche dare impulso ai grandi progetti di infrastrutture�.

                      E la stabilit�?

                        �Per la mia generazione � stata soprattutto instabilit� monetaria, inflazione. Perfino quando si fece l�aggiustamento per entrare nell�euro, la chiave del nostro rapidissimo rientro nei parametri di Maastricht fu il crollo dell�inflazione, che fece scendere i tassi. Oggi invece l�instabilit� riguarda soprattutto i conti pubblici, per i quali il compito � ancor pi� difficile che nel 1996 perch� non si pu� pi� contare sullo sgonfiamento del deficit determinato dalla discesa dei tassi nominali�.

                        Che significa equit�?

                          �Ha vari aspetti: il rapporto tra ricchi e poveri, ma anche quello tra le generazioni e, ancora, la legalit� per tutti. Si tratta, certo, di rendere accettabile il rigore facendo percepire che � concepito in modo equo: vi �, per esempio, un fondamentale valore di equit� nel contrasto alla elusione e evasione fiscale, che aiutano nello stesso tempo il risanamento. Ma l�equit� ha a che vedere anche con la qualit� dei servizi pubblici, col modo in cui il risparmiatore � trattato in banca, coi nuovi fenomeni di povert�. Equit� anche nel settore pensionistico e nella sanit�: essa chiede infatti di riformare i sistemi pensionistico e sanitario perch� non discriminino a danno delle generazioni pi� giovani e dei meno abbienti�.

                          Da noi l�energia e l�acqua sono gestite dalle municipalizzate, storicamente vicine alla sinistra. Dopo i tassisti, avrete il coraggio di mettere i piedi anche in questo regno? E sulle liberalizzazioni, non tornerete indietro?

                            �Ho vissuto a Roma come una persona normale per circa un anno, dopo aver lasciato Francoforte fino a quando mi sono ritrovato in questa funzione. Usavo solo i trasporti pubblici e mi sono reso conto che, a Roma, spostarsi in citt� � spesso impossibile. Pi� volte ho dovuto disdire appuntamenti perch� il taxi non si trova. Anche Parigi ha un problema di taxi, ma ha un metr� come si deve. Nelle altre grandi citt� europee la mobilit� non � un problema. Quanto alle liberalizzazioni, sono in realt� una questione di difesa del cittadino consumatore e dell�impresa produttrice: costo dell�energia, prezzo e qualit� dei servizi, trasparenza verso il cliente. La si pu� affrontare nel modo giusto dicendo la verit� e dando garanzie che si faranno interventi sensati. Prodi ha detto che ci saranno altri interventi, il campo specifico riguarda il mio collega Bersani�.

                            Ancora sul Dpef e la manovrina: i sindacati dissentono, il ministro di Rifondazione non ha firmato il Documento di programmazione, lo stesso Bertinotti � perplesso di fronte ad un governo che decide sopra le parti sociali. Questi segnali non la preoccupano? Come farete a convincere la sinistra pi� radicale a intervenire sul welfare? Non c�� il rischio di una sonora sconfitta del governo proprio su questi temi?

                              �Certo che mi preoccupo, certo che c�� il rischio. Le incognite dei prossimi due mesi, di qui alla Finanziaria, sono notevoli e tutto � ancora possibile, nel bene e nel male. Io ho impostato le cose cos�: primo, cercare di rendere consapevole la classe politica (senza distinzione di parte), l�opinione pubblica, il Parlamento, le parti sociali, i governi locali della gravit� della situazione dei conti pubblici. Ho cercato di farlo senza accenni polemici sulla situazione trovata: la diagnosi � ormai accettata. Secondo: ho spiegato che, vista l�entit� delle risorse da reperire, pari a tre punti percentuali di Pil, non si pu� affrontare lo squilibrio dei conti pubblici senza intervenire sui quattro grandi comparti della spesa pubblica: funzioni dello Stato, enti locali, previdenza, sanit�. Ora, � ovvio che in un Paese articolato come l�Italia sarebbe miracoloso se non ci fossero voci critiche. Per� non c�� stata alcuna argomentazione documentata che dicesse s� al punto uno e no al punto due. Terzo passo: ho cercato di dimostrare che ciascuno di quei comparti ha squilibri e inefficienze proprie. E� chiaro che solo quando saranno definiti concretamente gli interventi si vedr� il vero grado di accettazione. Il ministro Ferrero, di Rifondazione, non mi sembra respinga questa impostazione: � per� preoccupato, come me del resto, che le misure possano mettere a rischio la funzione sociale di questi comparti�.

                              Come fare, allora?

                              �Sulla sanit�, per esempio, invece di intaccare i livelli essenziali di assistenza – che credo non verranno toccati – si pu� intervenire sul sistema degli ospedali, sul numero delle Asl che ci sono in una regione, sul costo dei prodotti farmaceutici, si possono introdurre forme di compartecipazione. Molte Regioni queste cose gi� le fanno, ottenendo risparmi di costi e miglioramenti della cura della salute. Altro esempio: il pubblico impiego ha una sua demografia interna e, nei prossimi anni, sono previsti esodi notevoli per andata in pensione. Si pu� immaginare di riorganizzare molte funzioni, senza sacrificio di occupati in servizio, operando sui tempi�.

                              Ha detto che i sacrifici dovranno partire dall�alto…

                                �E lo confermo. Ma ho anche detto che non so dove potremo fermarci. Grazie al cielo non siamo in una situazione di catastrofe nazionale, dove anche il pi� povero sarebbe chiamato a dare il suo contributo. La situazione � molto seria, ma sono fiducioso che lo sforzo potr� essere distribuito equamente e, soprattutto, che non dovranno parteciparvi coloro che oggi sono in condizioni di disagio�.

                                Lei � favorevole o contrario ad anticipare al 2007 la riforma delle pensioni?

                                  �Per ora non posso rispondere: le valutazioni sono ancora in corso�.

                                  Pensa che la Commissione Ue possa accettare il rinvio di un anno del rientro del deficit?

                                    �Sul 2008 Bruxelles non ha fatto alcuna apertura. Anzi, ha raccomandato di restare nel calendario di rientro su cui siamo impegnati adesso, cio� il 2007. Non escludo che se ne possa parlare a settembre, quando saranno definite le misure della Finanziaria. Ci� che non � ottenibile, invece, � la ripartizione degli interventi su due Finanziarie. Le misure dovranno essere tutte contenute nella Finanziaria 2007, anche se alcune di esse potranno avere effetti differiti nel tempo. Questa, del resto, � una caratteristica tipica delle misure strutturali che la stessa Ue ci chiede di adottare�.

                                    Quanto � costata l�inadempienza della precedente Finanziaria?

                                      �Non saprei dare una risposta quantitativa. Nel non mantenere gli impegni, comunque, c�� sempre un costo di credibilit� che non va sottovalutato�.

                                      E quanto ci costerebbe una eventuale, nuova inadempienza se il governo non riuscisse a inserire nella Finanziaria gli impegni del Dpef?

                                        �Ce la faremo. E� inutile distrarsi pensando al peggio. A settembre tireremo le somme�.

                                        Tasse ed equit�: � pensabile per l�Italia un modello Merkel che penalizza i pi� ricchi? E sulla tassazione delle rendite finanziarie, come farete ad esentare i Bot?

                                          �Non posso fare anticipazioni, a costo di deludere. Posso per� confermare che il governo agir� anche su questo fronte. E posso anche dire come viene impostata la questione delle entrate: i primi interventi sono stati nel campo dell�elusione e dell�evasione. Quest�ultima, purtroppo, in cifre � valutata zero da tutti gli organismi internazionali. N� io posso andare a Bruxelles a dire: la lotta all�evasione mi dar� tot. Mi risponderebbero: benissimo, lo vedremo quando sar� vero. Ma resto convinto che in questo campo ci sia da recuperare moltissimo e Vincenzo Visco � la persona pi� capace di farlo. Non parlerei di "penalizzazione" dei ricchi, rientra sempre tutto in un discorso di equit�.

                                          Allora, qual � l�indirizzo in tema di equit�?

                                            �Associamo l�equit� a una funzione redistributiva: da chi sta meglio a chi sta peggio. Ma anche al modo di fare le cose: c�� un modo pi� equo e meno equo, che grava di pi� o di meno su determinate categorie. Vi � poi un aspetto dell�equit� che riguarda la giustizia e il patto tra generazioni. In tema di previdenza, per esempio, si stanno caricando i giovani di un peso "ingiusto": pagare le pensioni a gente della mia et�, senza garantire loro un trattamento adeguato per quando quella et� l�avranno essi stessi. Poi ancora c�� il lavoro, il rapporto tra precariet� e flessibilit�. Mia figlia ha lavorato a Parigi come architetto per due anni. In Francia il contratto di assunzione ha una durata di tre settimane; solo tre settimane! Il venerd� le dicevano se il luned� dopo sarebbe stata disoccupata o no. E� una flessibilit� che richiede una forza di nervi che mia figlia ha, ma io non avrei avuto alla sua et�. Per� quel lavoro era regolarmente registrato, nessun compenso in nero, ma assicurazione malattie, accantonamenti per la pensione, addirittura un�indennit� di disoccupazione. Ecco: flessibilit�, ma non precariet�.

                                            Ma questo costa…

                                              �Certo, e recuperare risorse attraverso il risanamento del bilancio permette di destinarne sia alla riduzione della pressione fiscale sia al completamento dello stato sociale�.

                                              Ministro, quali sono le sue priorit�?

                                                �Il bilancio domina la mia agenda, almeno in questi primi mesi. Se l�Italia fosse un�azienda dovremmo dire che occorre per prima cosa curare il conto del reddito: siamo in rosso, bisogna ridurre le spese, aumentare le entrate, tornare al pareggio. Poi c�� il conto del patrimonio: lo stato � indebitato, ma � proprietario di una quantit� di beni, che deve amministrare al meglio. In questo grande capitolo ci sono le imprese di cui il ministero � azionista. E ci sono le privatizzazioni: se si compiono, il ricavato deve andare a ridurre il debito. Poi ancora c�� l�Amministrazione dello Stato, cio� giustizia, sicurezza, istruzione e via dicendo: la funzione dello stato pi� efficiente e pi� efficace, con un�opera lunga, che riduca la spesa e migliori i servizi essenziali dello Stato. Infine, c�� il sistema finanziario: legislazione sul risparmio, autorit� di controllo, fondazioni�.

                                                Ci sono per� anche altre urgenze, per esempio Alitalia e Ferrovie.

                                                  �Per le Fs e per l�Anas, con la manovra sono gi� state trovate risorse ingenti per scongiurare la chiusura dei cantieri. Riguardo ad Alitalia siamo consapevoli che l�ultima ricapitalizzazione offre un po� di respiro per scegliere una strategia. La completa autosufficienza non mi sembra, alla lunga, ipotizzabile. Meglio ragionare su nuovi rapporti con altre compagnie�.

                                                  E le nomine Rai?

                                                    �Posso parlare del metodo, che vale anche in altri casi, soprattutto quando a una nomina concorrano pi� volont�. Se fra tali volont� non c�� intesa, perch� non si � fatta una consultazione precedente o perch� questa non ha dato risultati, allora la prima volont� che si esprime deve proporre una rosa. Una propone la rosa, l�altra sceglie all�interno di essa�.

                                                    Qual � la strategia dell�Italia sulla questione-energia?

                                                      �E� un problema centrale. Incontrando alcuni imprenditori toscani, pochi giorni fa, mi sono stupito di una cosa. Non mi hanno chiesto sgravi fiscali, agevolazioni o protezioni particolari, neppure il cuneo. Solo due cose: migliori infrastrutture ed energia a minor costo�.

                                                      E� stato per 30 anni un banchiere centrale e un civil servant, adesso � ministro. Si pu� dire che � passato dal "dover" fare al "poter" fare e che, ora, deve fare i conti con il problema del consenso?

                                                        �Non � che il problema del consenso un funzionario pubblico non ce l�abbia. Anzi. Chiunque diriga una istituzione deve convincere, negoziare. Pensi solo alle trattative e all�accordo per far nascere l�euro�.

                                                        Ma l� ci sono i parametri, che sono numeri, in cui bisogna rientrare.

                                                          �L�aritmetica vale per tutti. Non � che la politica, per come la capisco io, sia un campo dove 2 pi� 2 pu� fare qualunque cosa. � un campo nel quale qualcosa si aggiunge, non si sostituisce, all�aritmetica�.

                                                          Lei, comunque, si sente ancora un tecnico o � avvenuta la trasformazione definitiva in politico?

                                                            �Io sono un tecnico, anzi preferisco dire un funzionario: la mia vita � sempre stata in questo campo e rimango con la mia storia. Il funzionario deve riconoscere il primato della politica, ma non ha appartenenza di partito: quindi � libero, da questo punto di vista. Nel momento in cui entra a far parte di un governo passa ad una funzione politica. Se � ministro, quale che sia la sua storia personale, � investito di una funzione politica. Ecco, le cose stanno cos�.

                                                            (a cura di Elena Polidori)