“Governo” Padoa-Schioppa: «l’Italia va disintossicata»

06/11/2006
    luned� 6 novembre 2006

    Pagina 11- Primo Piano

    L’intervista al ministro

    �Evasione e spese facili,
    l’Italia va disintossicata�

      Padoa-Schioppa: la cura dovr� durare almeno due anni. Prodi? Chi si ferma � perduto �Non capisco perch� si lamentino i Comuni: anche loro possono tagliare le uscite�

        Sergio Rizzo

          Tutto pu� sembrare, tranne un medico poco pietoso. E la sua abitazione romana, dove abita da un anno, non ha certo l’aspetto di una comunit� terapeutica. Piuttosto, quello disadorno di una casa nella quale si privilegiano soprattutto gli oggetti che servono al lavoro. Nonostante ci�, Tommaso Padoa- Schioppa si sente in questi giorni come chi sta amministrando �una crisi d’astinenza� nella quale � precipitato il suo paziente. E che lui stesso ha in qualche modo provocato. Una crisi d’astinenza che assume la forma delle resistenze ai tagli di bilancio e dei malumori sulle riforme che attraversano la maggioranza.

          �La parola giusta � disintossicazione �, ripete il ministro dell’Economia. Che spiega: �Ci sono tossine da cui l’Italia si deve liberare. Sono quelle di cui il Paese si � servito in misura crescente soprattutto nell’ultima fase del lungo periodo di crescita del dopoguerra, e sono le svalutazioni periodiche e la spesa pubblica�.

          Cos�, � la tesi di Padoa-Schioppa, quando le spinte al superamento del divario storico con gli altri Paesi europei si sono attenuate, ed � arrivata la moneta unica, il Paese si � fermato. �La prima tossina, quella della svalutazione, si manifesta ancora nella incapacit� delle imprese di vivere con il cambio stabile, recuperando la competitivit� in altre forme.
          La seconda tossina, quella della spesa pubblica, dopo una breve pausa negli anni Novanta, � rientrata in azione nel 2000�.

          Proprio cos�: nel 2000. Il ministro dell’ Economia punta il dito sull’ultima Finanziaria del centrosinistra prima dell’ avvento di Silvio Berlusconi. E non esita a spiegare ai suoi interlocutori che quella �� stata la manovra con la quale � ripresa la facilit� della spesa�. Senza che la paternit� del centrosinistra possa essere considerata un’attenuante.

          Padoa-Schioppa � convinto che quanto sta succedendo oggi � la conseguenza di quella intossicazione. �La resistenza che si avverte al cambiamento � il sintomo che il Paese non � ancora predisposto a una cura severa�. Ed � una resistenza, non nega esplicitamente il ministro, che si avverte nella maggioranza, e anche nel governo. Quanto durer�? L’ex banchiere centrale ricorda le fasi cruciali che hanno attraversato in epoche recenti Paesi come Regno Unito e Svezia, e lascia intendere che Prodi dovr� scontare �almeno due anni di forti resistenze � da parte di quegli stessi che l’hanno portato al potere.

          �So bene che per chi fa politica di professione la lettura di un sondaggio pu� anche rovinare la giornata. Ma credo che questo governo correrebbe un serio rischio soltanto se fermasse o affievolisse la propria azione�, sostiene. Considerando �normali� le resistenze interne alla sua Finanziaria, e le durissime reazioni dell’opposizione.

          �Non mi aspettavo niente di meno. Nessuno ci pu� rimproverare di fare la lotta all’evasione fiscale, ma uno dei fattori scatenanti, anche se inconfessabile, � questo. E’ l’organismo intossicato che rigetta la cura�, necessaria per un �Paese seduto anche in termini di ambizioni civili� e dove le parole chiave devono tornare a essere �legalit� e riconoscimento del merito, ancora prima dell’economia �. E a chi rimarca il disorientamento provocato nell’opinione pubblica da una Finanziaria che ogni giorno presenta una sorpresa nuova, com’� accaduto per il bollo auto, racconta che cosa ha detto nei giorni scorsi durante gli incontri che ha avuto a Londra e Berlino e negli Usa: �Chiunque guarda l’Italia ha una impressione di disordine, litigiosit�, confusione. Ma questo � il Paese, quando migliora e quando peggiora. Certe cose possono essere una zavorra che appesantisce la marcia, sono certamente deplorevoli. Di pi�, non mi sono affatto congeniali, ma purtroppo vanno accettate. Come le mosche che si posano sul pasticcino che compriamo al bar�.

          E pu� essere considerata alla stregua di una di quelle mosche fastidiose pure la manifestazione sul precariato, che ha fatto dire: �Il governo manifesta conto se stesso�? Il ministro dell’Economia confessa �di non essere andato pi� a una manifestazione� da quando aveva 21 anni.
          Ma pure che quella manifestazione gli �ha fatto piacere�. Sar� per la stima che lo lega al ministro della Solidariet� sociale Paolo Ferrero, di Rifondazione, che aveva aderito al corteo insieme agli altri esponenti governativi della sinistra radicale? �Il precariato � un gravissimo problema. C’� una intera generazione, e non solo di giovani, costretta a vivere con meno di mille euro al mese, senza poter progettare la vita. Questo non si risolve con l’assistenza, ma con pi� legalit�, con pi� concorrenza. Quella manifestazione non era contro il governo�, � il suo punto di vista. Il ministro dell’Economia ritiene la flessibilit� necessaria �anche nel pubblico impiego�, ma invita a distinguere �fra flessibilit� e precariet�. Convinto pure che vivere in un mondo flessibile non possa significare �perdere del tutto il reddito o non avere i contributi previdenziali nei periodi di non lavoro �. E questa lacuna vada colmata ricavando �risorse anche dalla riforma delle pensioni�.

          Uno scambio che �dovr� accettare� anche il sindacato, �che ha firmato con noi un memorandum in questo senso�. Insieme proprio all’intervento sulle pensioni.

          E Padoa-Schioppa, che in pensione ci � andato un anno fa, al compimento dei 65 anni, e ora ha appena cambiato lavoro, non rinuncia a un paradosso: �Credo che la vita attiva possa durare fino a ottant’anni, se regge la salute. Magari il lavoro non sar� sempre lo stesso… �. Magari la maestra d’asilo, come vorrebbe Ferrero, potrebbe davvero prolungare la sua vita lavorativa facendo la bibliotecaria. O magari, come suggerisce il ministro, andare a lavorare in un museo �come quelle anziane e gentilissime donne che al Metropolitan Museum di New York danno le informazioni ai visitatori �.Main ogni caso una riforma andr� fatta. Padoa-Schioppa rigetta quindi l’accusa che il governo sia in realt� refrattario alle riforme. Considera anzi �quasi epocale � l’accordo sul pubblico impiego che interessa �un quarto della popolazione italiana�.

          Tre milioni e mezzo di dipendenti, �non troppi rispetto agli altri Paesi europei �, perch�, � l’opinione del ministro dell’Economia, �il vero problema non � il loro numero ma la qualit� del servizio erogato, e questo vale tanto per lo Stato centrale quanto per i governi locali�.

          Gi�, proprio quelli che hanno pi� protestato per i tagli. Padoa-Schioppa confessa di non capire �il perch� di tanta compassione per i Comuni che dicono di dover aumentare le tasse� a causa dei minori trasferimenti. �Come se non potessero anche loro ridurre le spese, al pari di quanto facciamo noi�, afferma. Aggiungendo che rigore e liberalizzazioni devono riguardare anche gli enti locali: �So che l’Italia � il Paese dei campanili, ma c’� una mancanza di obiettivit� quando si addossano tutte le responsabilit� allo Stato centrale, quando molte riguardano i governi periferici�. Dove spesso si occupano d’altro. Che senso ha, si domanda Padoa-Schioppa, �che il presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia intervenga nel dibattito sulla necessit� di fare o meno il Ponte sullo Stretto di Messina?�.

          Lui, comunque, si mostra sereno e consapevole che �bisogna attraversare il tifone�. Dice che �sono cose che bisogna aspettarsi avendo accettato questa posizione con tutto quello che ne consegue �.Adispetto del fuoco amico (vengono da l� le voci sulle presunte difficolt� del sottosegretario Nicola Sartor?), si va quindi avanti, tenendo sempre a mente �la differenza fra essere rispettati ed essere popolari�. Perch� �se si fanno cose serie si rischia di essere impopolari, ma si pu� accrescere il rispetto�. Meglio, per�, scacciando via le mosche dal pasticcino.