“Governo” Padoa-Schioppa frena

21/03/2007
    mercoledì 21 marzo 2007

    Pagina 14 – Primo Piano

    Retroscena
    Il ministro: «A Cernobbio ho sbagliato»

      Padoa-Schioppa frena
      La maggioranza:
      “Si adegui o si dimetta”

      AMEDEO LA MATTINA

        ROMA
        Messaggio numero uno: questa volta le imprese non devono «beccare» nulla. Messaggio numero due: il ministro dell’Economia deve dare un segnale chiaro e forte alle famiglie, a partire dall’abolizione dell’Ici sulla prima casa, prima delle amministrative di maggio. L’Unione avverte Padoa-Schioppa che non si può aspettare giugno per dare una destinazione all’extragettito fiscale.

        E considera una gaffe l’affermazione fatta domenica da Tps al workshop della Confcommercio dove è andato a dire che la maggiori entrate fiscali saranno date alle aziende. «Le imprese hanno già avuto – osserva il segretario del Prc Franco Giordano – ora è tempo di risarcimento sociale». «E se Padoa-Schioppa non è d’accordo – aggiunge il coordinatore della Margherita Antonello Soro – si dimetta.

        Mica il ministero dell’Economia è una Repubblica indipendente». «Deve adeguarsi alle indicazioni della maggioranza – precisa il capogruppo dei Verdi Angelo Bonelli – anche perché poi è in Parlamento che si votano i provvedimenti. E non può accadere come per la Finanziaria che ci è stato presentato il piatto già cucinato».

        I partiti della maggioranza sono in fibrillazione e puntano tutto su un decreto legge, da varare entro aprile, che riduca la pressione fiscale. Sul tavolo ieri i capigruppo del centrosinistra hanno messo la cedolare secca sugli affitti al 20%, l’aumento delle pensioni basse, gli ammortizzatori sociali, le misure per la riconversione energetica delle piccole e medie imprese. Ma è sull’Ici che puntano veramente tutte le carte per consentire alla coalizione di farsi una campagna elettorale alla grande. Il commento ironico che viene da dicastero dell’Economia sembra sia stato: «E come giustifichiamo la necessità e l’urgenza di un decreto? Con il fatto di farsi belli davanti agli elettori? Meglio aspettare giugno quando il quadro delle entrate è più chiaro ed è possibile fare un discorso ragionato».

        A via XX Settembre si cerca di raffreddare i bollenti spiriti dell’Unione. Si fa notare che ci possono essere contraccolpi della Borsa che potrebbe andare giù, che la spesa dello Stato potrebbe crescere, che il governo sta per cominciare una trattativa con i sindacati ai quali bisogna dare delle risposte. E a proposito dell’Ici per la prima casa, la cancellazione non può essere generalizzata perché una cosa è un appartamentino di 80 mq un’altra un attico di 400 mq. Insomma, il contromessaggio che viene dal responsabile dell’Economia, ma anche da Visco e Bersani, è calma e gesso: si possono fare tante cose, ma non si può dare tutto e subito, aspettiamo giugno. Prima, semmai, si possono prendere degli impegni concreti e precisi, scadenzandoli nel 2007 e 2008.

        Basta per fare la campagna elettorale? No, rispondono molti parlamentari della maggioranza. Poi c’è chi non vuole sentire storie e insiste per un decreto sull’Ici (la Margherita e una parte dei Ds sono molto agguerriti su questo punto), e chi invece getta acqua sul fuoco, come fa la vicecapogruppo dell’Ulivo, Marina Sereni. «Non c’è nessuna contrapposizione con Padoa-Schioppa – sostiene l’esponente della Quercia – ma idee diverse su cui confrontarsi senza drammatizzare». Roberto Villetti della Rosa nel Pugno ieri alla riunione dei capigruppo dell’Unione ha perfino alzato la voce: «Non capisco questa fretta. La posizione che stiamo assumendo è una polemica nei confronti di Padoa-Schioppa e questo mi sembra assurdo. Diamo l’impressione che del risanamento non ci frega nulla».

        A risolvere il braccio di ferro dovrà pensarci Romano Prodi. A Palazzo Chigi avrebbero preferito che Tps a Cernobbio non si fosse sbilanciato a favore delle imprese, quando tutti vogliono misure per la famiglia. Padoa-Schioppa sembra che abbia riconosciuto l’errore.