“Governo” Nove mesi spericolati (F.Ceccarelli)

22/02/2007
    giovedì 22 febbraio 2007

    Prima Pagina (segue a pagina 15) – Interni

      La storia

        Da Pentecoste alle Ceneri
        i nove mesi spericolati di Prodi

          Addio al sogno di San Martino: "Ci capiremo tutti"

            Filippo Ceccarelli

              AVRANNO fatto un salto, con tutto il rispetto, al di là del Tevere; e non solo perché il governo dei Dico è caduto il mercoledì delle ceneri. Molto più di quanto accadesse ai tempi della Democrazia cristiana, che certe ricorrenze sapeva riconoscere e interpretare con qualche profitto, il calendario liturgico offre spunti inusitati alla cronaca politica.

              E così d´ora in poi si potrà delimitare la concreta e sostanziale esistenza del Prodi bis in un arco di tempo, circa nove mesi, che va dalla Pentecoste all´inizio della Quaresima.

              «E venne un giorno – sorrise infatti il neopresidente del Consiglio alla prima uscita ufficiale del governo – in cui tutti comprenderanno la lingua di tutti». Era il 5 di giugno, la Pentecoste appunto, e magari i ministri del centrosinistra, certo immuni da lingue di fuoco, ma pur sempre convocati per «esercizi spirituali» nel resort extralusso di San Martino al Campo, sottovalutarono l´appello prodiano alla glossolalia, che sarebbe la facoltà donata agli apostoli di parlare e comprendere le lingue più diverse. Si slanciarono piuttosto, pieni di brio e di buone intenzioni, verso le telecamere; e in seguito, all´ora di pranzo, si gustarono un fantastico piccioncino ai tartufi.

              Può cominciare da qui una rievocazione semi seria della breve, ma intensa stagione vissuta dal governo battuto ieri nell´aula del Senato. E anche qui, cioè nel ramo del Parlamento dove si è consumato il dramma terminale, varrà la pena di ricordare come fin dall´inizio, cioè fin dal discorso di presentazione, gli auspici non fossero dei migliori. Era infatti così freddo, l´emiciclo, ma così freddo che l´ex ministro Castelli, rivolto ai banchi della maggioranza, interruppe l´esposizione del programma con un sonoro: «E su, via, almeno un applauso fateglielo!».

              Dalla «bomboniera» di Palazzo Madama l´esecutivo ha sempre avuto parecchi guai. Senatores boni viri, si sa, Senatus mala belua. Stringe davvero il cuore, oggi, l´enorme striscione «Prodi dittatore» affisso alle tribune dai ferini leghisti. Ma quale dittatore! Se durante un filibustering, per resistere allo stremo fisiologico, il senatore berlusconiano Malan riuscì surrettiziamente a introdurre in aula addirittura un pappagallo. E se a novembre, durante il voto decisivo sulla manovra, il governo non andò sotto per un pelo, anzi per una pastiglia contro l´asma che il senatore Biondi si era dimenticato di prendere, per cui arrivata la crisi dovette correre all´infermeria, e insomma Prodi si salvò.

              Vita grama, dunque, al Senato e più in generale in Parlamento. Senatori a vita molto anziani, spesso indisposti e comunque di assai mutevole orientamento. E pensare che per rispondere alle grevi bordate del centrodestra, dopo essersi autodesignato «senatore pannolone» Cossiga arrivò a candidarsi polemicamente all´eutanasia. L´argentino Pallaro, intanto, faceva i capricci e il fresco transfugo De Gregorio, devoto alla Madonna di Pompei, mostrava il rosario, anzi due rosari ai cronisti come superiore risorsa auto-protettiva. Lo stesso Prodi, richiesto di rispondere alle Camere sul caso Telecom-Rovati, disse: «Ma che siamo matti?». Quando poi dovette andare, sia pure di malavoglia, lo bloccarono sette volte sulla frase: «Per me in particolare… «. Ne venne fuori prontamente anche un rap, trasmesso dal tg della sera.

              Mai come al giorno d´oggi la vita di un governo si alimenta di immagini, istantanee, sequenze, oltre che di doverosi provvedimenti – che pure ci sono stati. Si ammonticchiano nella memoria, con il senno di poi, gli stracci dell´immaginario, indizi, presagi, misteriosi segnali che paiono irrilevanti, ma poi… Uno sciame d´api arrivato chissà come a Palazzo Chigi (e annidatosi nel vano della finestra dell´ufficio dove si fa la rassegna-stampa); un fulmine che durante una tempesta di fine estate incenerisce una scrivania del Viminale (per fortuna vuota); il presidente che a una festa dell´Unità comincia a parlare della Rai e salta l´audio.

              E´ difficile, a botta calda, anche solo immaginare cosa resterà di tutta questa vicenda. Verrà il tempo di capire meglio le liberalizzazioni, i Dico, l´indulto, la droga, il ritiro dall´Iraq, i viaggi del ministro degli Esteri in Medio Oriente. Ma intanto, sfogliando a ritroso gli annali, si rimane come sopraffatti da mille altri segni, simboli, stati d´animo, rappresentazioni. D´Alema con l´elmetto in testa e Parisi vestito da pilota alla guida di un C130; la Melandri con la coppa del mondo e Rutelli cicerone alla Reggia di Caserta; Padoa-Schioppa che scrive e-mail sulla Finanziaria al professor Giavazzi e il guardasigilli Mastella – oh quanto Mastella! – che racconta in tv di aver avuto un attacco di dissenteria dopo il fattaccio di Erba, per via del marito tunisino appena liberato per legge dalla galera e subito accusato della strage.

              Così, nella più infuocata fantasia dei consumatori di spettacoli politici, lo sventolio dei dossier dei servizi segreti finisce per allinearsi alla torta di compleanno di Prodi su cui una mano temeraria ha fatto scrivere in glassa: «All´attuale insostituibile inquilino di Palazzo Chigi»; e allo stesso modo, claque o non claque, i fischi cattolici di Verona o quelli del MotorShow convivono insieme a brandelli di dichiarazioni stranianti: «Governare è sexy», per esempio, là dove l´arte del governo evocava il processo di lavorazione della mozzarella. E ancora. L´incontro solenne di Prodi con il Papa e quello mancato con Bush. L´elegia sulla vecchia giacca da sci. Il palchetto all´aperto tipo Casa Bianca. Gli addobbi floreali da 7 mila euro allestiti per il presidente all´ospedale di Locri. L´incontro con Guccini («Resisti! Resisti! Resisti!»). La chitarra di Sircana. Le preghiere a San Giuliano di Puglia. Il rilancio dell´antica via Francigena. La visita a una manifestazione gastronomica intitolata «I love pork». L´"albero del programma".

              Le foglie morte e anche decomposte del potere, come lo si intende oggi nella sua vistosa, fantastica e arcana promiscuità. 281 pagine aveva il programma del centrosinistra, 281 giorni è durato il suo governo. Dalla Pentecoste alle Ceneri – et in cinerem reverteris. E se un po´ di umiltà non guasterebbe, almeno dopo la caduta, con ragionevole tremore si rilegge quel che Prodi proclamò al Die Zeit di ritorno dal ritiro pentecostale: «Se il governo cade resteremo i prossimi 60 anni all´opposizione». Che comunque vada a finire, paiono effettivamente un po´ troppi.