“Governo” Meno Ici per le famiglie numerose

28/02/2007
    mercoledì 28 febbraio 2007

    Pagina 5 -Primo Piano

    Meno Ici per le famiglie numerose

      PAOLO BARONI

      ROMA
      Se non è la proposta-bomba sparata da Berlusconi l’anno scorso in chiusura di campagna elettorale poco ci manca. L’oggetto è sempre l’Ici, la tassa comunale sugli immobili, una delle fonti più importanti di finanziamento dei Comuni. E per i cittadini una delle tasse più antipatiche, la quinta in assoluto dopo i ticket sanitari, le accise sulla benzina, il canone Rai e la tassa sui rifiuti. Ieri, nel corso del suo intervento al Senato, il presidente del Consiglio Romano Prodi ha deciso di calare il suo piccolo-grande asso: è in arrivo un decreto, che promette ricchi sconti. «Il governo – ha spiegato – proporrà una modifica del calcolo dell’Ici sulla prima casa, che consentirà significative riduzioni in funzione del numero dei componenti del nucleo famigliare». Non sarà l’azzeramento che tanto fece discutere un anno fa, ma ci andiamo vicini.

      Alle Finanze, infatti, da tempo stavano studiando un «intervento molto serio», capace di incidere in maniera significativa sul prelievo dei cittadini. Il buon andamento del gettito fiscale e la volontà molto forte del premier di dare un segnale deciso nei confronti delle famiglie ha dato la spinta finale. L’idea, a fronte di un gettito di 3 miliardi di euro (2,5 se si considerano tutte le detrazioni possibili) prodotta dall’imposta che grava sull’abitazione principale, è quella di varare uno «sconto» che potrebbe arrivare anche ad un miliardo di euro. Per le famiglie più numerose si arriverà di fatto ad un azzeramento dell’imposta, un sollievo non da poco se si considera che nelle grandi città una famiglia paga attorno ai 530-590 euro l’anno, mentre la media nazionale viaggia attorno ai 190 euro.

      La riduzione sarebbe di fatto immediata, visto che il governo conta di introdurre la nuova misura attraverso un decreto legge. In modo tale da rendere efficace il taglio già in occasione del versamento dell’acconto previsto per il prossimo mese di giugno. A compensare i mancati introiti da parte dei comuni, che complessivamente dall’Ici ricavano quasi 10 miliardi di euro, provvederà l’Erario con un meccanismo che i tecnici stanno mettendo a punto in questi giorni. Di certo, assicurano i tecnici delle Finanze prevenendo possibili critiche, sindaci ed amministratori non perderanno un centesimo.

      Inutile dire che per il governo si tratta di un colpo a sorpresa. Con una forte valenza politica. Di due tipi: da un lato cambia in maniera sostanziale l’approccio agli interventi in materia fiscale, che tradizionalmente tendevano a privilegiare i redditi bassi, gli incapienti ed i pensionati; dall’altro lancia un segnale forte nei confronti della platea più ampia di elettori-contribuenti, molto più trasversale agli schieramenti.

      L’operazione-Ici è in grado di far contenti allo stesso tempo Comunisti Italiani, che ieri con Sgobio hanno parlato di «novità che fanno ben sperare», ed An. Che giusto lunedì, con Baldassarri e Matteoli, aveva presentato un «pacchetto famiglia» incentrato proprio sull’azzeramento delle imposte sulla prima casa. Piacerà a Rifondazione, che in molte città (come Milano) proprio in questi giorni si sta battendo per tagli ed esenzioni «robuste» e anche all’Udc che l’anno passato arrivò addirittura ad accusare Berlusconi di avergli copiato l’idea. Quale miglior segnale di apertura nei confronti di Cesa e Casini e di tutte quelle forze che fanno della difesa della famiglia uno dei loro caposaldi?

      Perché ora? Per il forte recupero dell’evasione ha ampliato i margini di manovra e poi perchè sarebbe stato un peccato «lasciare questo tesoro in dote a chi eventualmente potrebbe venire dopo». Alle Finanze sono convinti della scelta, tanto più produttiva se si pensa che fra qualche mese si voterà in tanti comuni. «Bruxelles dice che non possiamo tagliare le tasse? Loro si devono preoccupare solamente che si raggiunga il 2,8 di rapporto tra deficit e Pil, tutto il resto è affar nostro».