“Governo” L’Unione potrebbe avere 164 voti

28/02/2007
    mercoledì 28 febbraio 2007

    Pagina 2 – Politica

    L’Unione potrebbe avere 164 voti

      Acquisiti Turigliatto e Pallaro, con i senatori a vita la fiducia potrebbe arrivare oltre il quorum

        di Wanda Marra/ Roma

        LA MAGGIORANZA C’È. Con i dovuti scongiuri, dopo il trauma di mercoledì scorso, il Senato si avvia a dare la fiducia al governo Prodi. I 158 voti necessari alla «maggioranza politica» sembrano certi, ma si potrebbe arrivare a 164, con 6 voti da parte dei senatori a vita. Superando non di strettissima misura il quorum fissato a 161. La vigilia di Palazzo Madama, con i consensi del centrosinistra al discorso del Presidente del Consiglio, per una volta, sembra tranquilla. E se c’è chi ironizza, anche nell’Unione, che il governo non reggerà più di una settimana, il dato è che ci sono i voti per arrivare ai 158 senza i senatori a vita indicato dalla CdL come soglia sotto la quale la fiducia non sarebbe considerata legittima.

        Ieri mattina Luigi Pallaro, El Senador indipendente eletto in Argentina, è andato a Palazzo Chigi. Dopodiché ha dichiarato: «Ho annunciato a Prodi che voterò la fiducia. Non è che abbia dovuto lavorare molto per convincermi». Pallaro ha motivato la sua scelta con la necessità di dare «continuità» all’azione di governo: «Il mio compito è far sì che si risolva la crisi». Poi, ha chiarito comunque, di non sentirsi organico alla maggioranza: «Ci saranno altri chiarimenti, per ora voto solo la fiducia, poi di volta in volta analizziamo la continuità». Prodi dalla sua nel discorso di ieri non ha fatto mancare il riferimento agli italiani all’estero come «patrimonio da valorizzare» (peraltro salutato dalle sonore proteste della CdL).

        Anche i 2 senatori dissidenti, che lo scorso mercoledì non votarono, facendo mancare due voti decisivi al governo (battuto per 160 a 158) daranno la fiducia a Prodi. Lo ha confermato anche ieri Fernando Rossi, pur ribadendo l’intenzione di votare contro il rifinanziamento della missione in Afghanistan. E lo ha annunciato ufficialmente un Turigliatto tiratissimo. Il suo sì era già stato dato per certo, dopo che il Prc lo aveva dichiartato fuori dalla sua comunità politica, ma lui la riserva l’ha sciolta ufficialmente soltanto ieri: «Non ho mai voluto la caduta del governo Prodi e non ho problemi a dare una fiducia “distante”, perché non voglio un ritorno delle destre», ha spiegato. Non senza ribadire, però: «Sull’Afghanistan voterò comunque no e anche sulla Tav». Dopo il discorso di Prodi il senatore dissidente, pur commentandolo negativamente, ha confermato la sua decisione. Mai come a Palazzo Madama, “ogni giorno ha la sua pena” e lo scoglio della missione a Kabul, che vede un manipolo di feroci oppositori, verrà affrontato a tempo debito. Ma ieri sono cominciate a circolare voci di dimissioni, una volta votata la fiducia, di Heidi Giuliani. Che non ha confermato, ma neanche smentito: «Non sono una tecnica della politica. Il mio travaglio, che è quello di una militante della sinistra, è certamente condiviso da tanti altri compagni ma non ha niente a che fare con la mia ferma lealtà nei confronti del gruppo. Se dovessi decidere di non riuscire a reggere il ruolo di senatrice i primi a saperlo sarebbero i miei compagni del gruppo».

        Intanto, era “pericolosamente” vuoto ieri il seggio di Franca Rame, a letto con la febbre alta. Ma le persone a lei vicine assicurano che si rimetterà e che oggi sarà in Senato senza nessun dubbio. È acquisito il voto di Marco Follini, che oggi per la sua dichiarazione in Aula potrà usufruire di ben 19 minuti per spiegare la sua scelta. E così con 156 senatori eletti nel centrosinistra (Marini per prassi non vota), Pallaro e Follini, l’Unione dovrebbe arrivare alla “maggioranza politica” di 158 voti chiesta dalla CdL.

        Restano i senatori a vita. Ieri in Aula erano presenti Scalfaro, Colombo, Andreotti e Ciampi. Certi sono i sì di Rita Levi Montalcini (di ritorno da Dubai), Scalfaro (che mercoledì scorso aveva la febbre), Ciampi e Colombo. Ha annunciato il suo sì Andreotti, soddisfatto per l’accantonamento dei Dico. E anche se va detto che mercoledì scorso il “divo Giulio” aveva fatto intendere che avrebbe votato per il governo, e poi invece si è astenuto, facendo uno sgambetto dolorosissimo, va notato che ieri Prodi non ha fatto neanche un riferimento ai Dico. Silenzio che dovrebbe portare Andreotti a confermare il sì. Incerto il voto di Pininfarina, che mercoledì scorso si è astenuto, ma che potrebbe arrivare e votare questa volta sì. Dunque, l’Unione dovrebbe arrivare a 163-164 voti.

        La CdL dal canto suo, oltre ai 155 senatori eletti, può contare sul no di De Gregorio, eletto nelle file del centrosinistra che, nonostante sia ricoverato per una colica renale, ha annunciato: «Anche se dovesse essere necessaria un’ambulanza, io al Senato ci sarò per votare no». E no dovrebbe votare anche Cossiga, che aveva annunciato provocatoriamente l’intenzione di votare la fiducia a Prodi solo se l’avesse fatto anche l’Udc. Ieri è tornato a chiedere come voteranno i senatori centristi. Se le cose andranno esattamente così, la CdL dovrebbe arrivare a 157 voti, 5 o 6 meno dell’Unione.