“Governo” Lobby d’Italia in ansia

05/07/2006
    mercoled� 5 luglio 2006

    Pagina 7 – Economia/Oggi

    PRIVILEGI
    Dai farmacisti agli avvocati la linea sembra comune: chi difender� adesso i consumatori dall’aspirina e dai giovani legali in cerca d’occupazione?

      Lobby d’Italia in ansia: senza di noi sar� il disastro

      di Oreste Pivetta

        Monopoli, corporazioni, privilegi tolgono il fiato. Si fa prima a dire lobby. Ma la parolina � un arcipelago gigantesco, � l’Italia divisa in due: da una parte chi lavora, compete e fatica, dall’altra chi lavora (non sempre), � protetto, guadagna. Ma chi � protetto? Elenchi su elenchi si sono sfogliati in questi giorni. Farmacisti, notai, architetti, geometri, banchieri, medici, veterinari, commercialisti. Particolare l’accanimento nell’indicare tra il peggio delle corporazioni quella dei giornalisti (ma qui c’� una svista, dal momento che i giornalisti sono per lo pi� dipendenti, per giunta in attesa immemorabile di contratto). Se si fa il conto dei professionisti iscritti ai rispettivi albi si supera il milione e ottocentomila (pi� altri due milioni senza “patente”). Protetto � l’intero settore dei servizi: dalla luce al gas, dalle autostrade ai telefoni ai tassisti. Anche quando privatizzazioni e liberalizzazioni hanno aperto qualche stanza al soffio, debolissimo, della concorrenza. Pensate alle autostrade, alla famiglia Benetton, alle fortune accumulate in virt� delle tariffe.

        Ma le lobby possono mostrarsi assai potenti. Basta il chiasso di poche decine di migliaia di tassisti per rendersene conto, teste coronate che si rimbalzano di padre in figlio licenze di circolazione come fossero marchesati o baronie. Al pari dei notai o dei farmacisti, con l’esclusiva dei registri catastali e degli alambicchi. Con agganci che contano. Nella scorsa legislatura un parlamentare su tre apparteneva ad una delle corporazioni sopra citate (nella Casa delle Libert� la quota saliva ad uno su due) e il centrodestra, pur suonando la tromba e i tromboni del liberismo, mai mosse un dito per togliere un granello di sabbia dall’ingranaggio dello sviluppo in senso liberista del nostro Paese. Il rapporto in Parlamento deve essere mutato, se il pratico Bersani invece ha giocato la carta, abbastanza esperto di umori nazionali per immaginare la sollevazione, dal fronte politico e dal fronte corporativo, e allo stesso tempo il plauso dei consumatori, cio� di coloro che pagano le lobby… Cos� l’Italia s’� di nuovo divisa, tra chi ad esempio si chiede perch� non si possa pagare il taxi un po’ meno, per usarlo un po’ di pi� e chi invece non cede d’un filo: libero professionista s�, ma ben protetto da licenze e tariffe. L’assalto politico al decreto Bersani � stato rumoroso: da Gasparri che prometteva di cavalcare tutte le proteste dei tassisti romani e milanesi, sognando di rivederli al suo fianco come camionisti cileni, al petulante Brunetta, che inconsapevole del ridicolo dichiarava la morte della “concertazione” per mano di Bersani, al ministro di Giustizia nel centrosinistra, Clemente Mastella, che si sentiva espopriato di materia sua. Si � mobilitato prevedibilmente Feltri sulla base della domanda retorica e della risposta egualitarista: perch� si comincia dai tassisti? o tutti o nessuno. Ritornello che s’� ascoltato all’infinito, con il suo fascino, al punto d’aver conquistato anche Ferruccio De Bortoli, che sul Sole 24ore di ieri sembrava tirare i remi in barca per resistere a una �ondata anticorporativa�, fronteggiando �l’impressione che l’unico vero ostacolo sulla via del progresso sia rappresentato da professionisti, farmacisti o tassisti� e spiegando che la �concorrenza non � (solo) un decreto varato nottetempo, � una cultura che va pazientemente condivisa in una societ� che cresce e guarda avanti� e che, questa � una nostra aggiunta, deve avere di fronte a s� tempi incalcolabili, considerando l’arretratezza d’oggi e lo spirito della nazione. Dopo averci addestrato ai teoremi ferocemente anticorporativi del professor Giavazzi (dalle pagine del Corriere della Sera), De Bortoli confindustriale getta acqua sui focherelli di questa riforma, che ad esempio, ancora a proposito di tassisti, non impone ma consente ai sindaci di migliorare un poco un servizio considerato dalla maggioranza degli utenti un disservizio troppo oneroso (�Le norme – notava su lavoce.info Andrea Boitani, docente di economia monetaria – sembrano risultare assai poco cogenti anche quando fissano obblighi, figurarsi quando offrono “possibilit�”�).

        Tra mala e buona fede, sembra si stia allestendo una barricata preventiva, sulla quale s’alzano bandiere di buoni propositi. Vedi il presidente dei farmacisti, Giacomo Leopardi, in ansia per la salute degli italiani, in balia dell’aspirina da supermercato. O gli avvocati del Consiglio nazionale forenze e dell’Unione camere penali che s’allarmano di fronte al rischio che la professione decada perch� si taglian le parcelle o si abolisce il divieto di pubblicit� per gli studi legali.

        Come ovvio, daranno battaglia: avvocati, notai, farmacisti, geologi, eccetera eccetera. Raffaele Sirica, professore salernitano d’architettura, presidente del Comitato unitario delle professioni (esiste anche un supercomitato che riunisce Ordini e Collegi), ha annunciato la convocazione di tutte le organizzazioni professionali. Gli avvocati hanno minacciato l’astensione dalle udienze. Tutti minacciano… Tutti accusano la mancata concertazione. �Non siamo stati consultati�, � il lamento quasi unanime. La concertazione per smorzare, intimidire, tirare per le lunghe, arrivare a niente. Di fronte a privilegi antichi quali l’ereditariet� delle farmacie o alle gabelle dei notai sulla compravendita di un’auto da trecento euro, la concertazione non porta da nessuna parte: farmacisti e notai non hanno nulla da offrire in cambio della difesa dei propri chiusi, persino ciechi, interessi.

        La prova del governo, di strategia e di giustizia, per dimostrare che la novit� riguarda il sistema, sta nel passo futuro. Per il primo si doveva pur cominciare da qualche parte.