“Governo” Lo sfogo di Bersani: basta freni sulle riforme

15/01/2007
    sabato 13 gennaio 2007

    Pagina 5- Primo Piano

    IL VERTICE
    I NODI

      OSTACOLI L’ esponente ds: gli ostacoli
      non vengono dalla sinistra radicale.
      Il vicepremier: creare consenso sulle
      proposte, come Berlusconi

      LE COMPETENZE Il ministro dello
      Sviluppo ai suoi: gli ordini riguardavano
      Mastella e lui non ha detto niente, come
      la Turco sulle farmacie

        Lo sfogo di Bersani: basta freni sulle riforme

          Scontro Ds-Dl. Gentiloni accusa: sui cellulari io lavoravo da mesi. E Rutelli: non ho bloccato nulla

            Maria Teresa Meli

              DA UNO DEI NOSTRI INVIATI CASERTA – Doveva finire con l’ Ulivo che si imponeva su Rifondazione ed è finita con una lite sulle liberalizzazioni tra Ds e Dl che, sia detto per inciso, dovrebbero essere le principali forze che daranno vita al Partito democratico. Doveva finire con il Prc contro le liberalizzazioni di Pierluigi Bersani ed è finita con Francesco Rutelli che le fa slittare e con Franco Giordano che si mostra aperturista perché «tolgono privilegi corporativi». Doveva finire con Romano Prodi mediatore tra Ulivo e Rifondazione ed è finita con il premier che deve mediare tra Quercia e Margherita.

              Lo scontro sotterraneo sulle liberalizzazioni c’ era già stato l’ altro ieri. Ma il giorno dopo è stato peggio. In mattinata Rutelli annuncia che su questo tema vi sarà «una cabina di regia». Bersani legge le agenzie e sbianca. Sembra una sorta di suo commissariamento. Prodi si irrita: «Basta – si sfoga con qualche alleato – non ne posso più di queste polemiche». Il ministro per lo Sviluppo, però, non è tipo che demorde. Anche perché era stato il premier a dirgli qualche tempo fa: «Inventati qualcosa che ci ridia il consenso». Bersani quindi si sfoga con i suoi: «La cabina di regia può andare bene se serve a coordinare, non se serve a frenare. Non si può pensare di buttare tutto questo lavoro. Io, comunque, ho tutto pronto, ho portato tutto qui, in una cartellina. Prodi ha già visto il mio pacchetto. Questo è il riformismo: non quello ideologico di qualcun altro che non porta a nulla…». E ogni riferimento alla Margherita è puramente voluto.

              Ma Bersani non può non sapere quel che Paolo Gentiloni, ministro per le Comunicazioni, va dicendo ai colleghi di partito: «Sono quattro mesi che lavoro sulle ricariche dei cellulari e poi lui va a Ballarò ad annunciare la novità…». E può immaginare che Linda Lanzillotta ritenga che le liberalizzazioni siano anche materia sua. La titolare degli Affari regionali è un osso duro. Ne sa qualcosa anche Walter Veltroni, guarda caso un altro Ds, a cui lei, al vertice di Caserta, dedica una frecciata mica male: «I sindaci – dice Lanzillotta – stanno aumentando le tariffe dei servizi pubblici in regime di monopolio vanificando i vantaggi della riduzione Irpef: basti pensare che a Roma il costo della nettezza urbana è aumentato del 20 per cento». Come osserva da lontano Peppino Caldarola «c’ è competizione tra Ds e Dl». Il che, aggiunge l’ esponente della terza mozione diessina, «rende difficile il varo del Pd». Ne è convinto anche il ministro Fabio Mussi, leader del Correntone, che dice: «Il progetto è fallito e va avanti solo per inerzia.

              Intanto Bersani respinge al mittente le proteste dei singoli ministri Dl: «Anche la liberalizzazione degli ordini professionali – spiega ai compagni di partito – riguardava Mastella e lui non ha detto niente, come non ha detto niente Livia Turco per quella delle farmacie». Insomma, anche se il titolare del dicastero dello Sviluppo è un emiliano portato al buonumore in questi giorni è un po’ più cupo: «Le nostre difficoltà – si è lamentato al vertice – nascono anche da come è nato il governo, con l’ invadenza dei partiti». Rutelli, però, non vuol passare per colui che frena. «Noi – è il ragionamento del vicepremier – dobbiamo saper costruire consenso attorno alle nostre proposte come fece Berlusconi». E Rutelli lancia a Bersani e ai suoi quest’ accusa: «Siete stati voi a mandare in gioco la velina secondo cui io avrei bloccato le liberalizzazioni. Ma non è vero: ho detto che dovevamo decidere insieme le priorità». Sembra allora avere gioco facile il leader Sdi Enrico Boselli che dice: «Rutelli e Fassino devono dimostrarci che il Partito Democratico non è solo un espediente per conservare al potere la classe dirigente che c’ è». Ma è proprio dalle parti della Margherita che, indugiando maliziosamente sulle rivalità interne ai Ds, fanno notare che Fassino, tutto sommato, mica ha protestato dopo lo slittamento il pacchetto Bersani.

              Morale della favola: si finisce con Bersani che dice che «gli ostacoli alle liberalizzazioni non verranno dalla sinistra radicale» e con Giordano che apre al ministro Ds e chiude invece ai Dl con queste parole: «Il provvedimento della Lanzillotta sulla privatizzazione dei servizi pubblici non va bene». «E l’ Ulivo dov’ è?» chiede ironico Boselli.