“Governo” Liberalizzazioni avanti tutta. Se riguardano gli altri (R.Mannheimer)

17/07/2006
    sabato 15 luglio 2006

    Pagina 19 – Primo Piano

      L’ OSSERVATORIO
      di Renato Mannheimer

        Liberalizzazioni avanti tutta.
        Se riguardano gli altri

          La vicenda dei taxi costituisce un caso emblematico della contraddittoria conformazione della �cultura civica� nel nostro Paese.

          Il provvedimento � stato accolto molto positivamente dalla popolazione. Anche per ci� che riguarda la liberalizzazione delle licenze, che trova l’ assenso di quasi il 60%, in misura simile tra i cittadini di ogni orientamento politico. Ma che cresce quasi al 70% se si considerano i soli utenti assidui del taxi. Ma questa opinione non pare derivare specificatamente da una valutazione critica degli italiani sul servizio dei taxi in particolare. Specie perch� la gran parte non ne sa nulla: solo il 6% sale su una vettura bianca almeno una volta al mese e una percentuale ancora minore (2%, con una ovvia accentuazione tra chi abita nelle grandi citt� e, chiss� perch�, tra gli elettori di centro rispetto a quelli di destra o di sinistra) lo usa almeno una volta alla settimana. Quest’ ultimo sottogruppo costituisce la clientela veramente importante per i tassisti. E, proprio al suo interno, i giudizi appaiono particolarmente positivi, su tutti gli aspetti del servizio, tranne naturalmente che sui costi.

          In realt�, il vasto consenso verso la modifica della normativa che regola le licenze dipende da un orientamento generale degli italiani (gi� emerso da molte ricerche, da ultimo quella di Diamanti al convegno di Vicenza di Confindustria) favorevole alla concorrenza e da una diffusa diffidenza verso vincoli e regolamenti.

          L’ apprezzamento verso la competizione e l’ avversione nei confronti delle protezioni restano per� tali sino a quando si parla degli altri e non si tocca il proprio caso personale. Che viene sempre descritto come �speciale�. Il diverso atteggiamento tra le normative (e i vincoli) opportuni per se stessi e quelli ritenuti giusti per il resto della comunit� � confermato anche dalle valutazioni sul caso dei taxi. Che mutano significativamente man mano che nel quesito posto ci si allontana dall’ opinione �in generale� e si prende in considerazione il �caso specifico�. La quota di favorevoli al decreto Bersani riguardo ai taxi diminuisce infatti (e diventa minoranza) se si citano gli interessi specifici dei conducenti. E si decrementa ancora se si chiede di immedesimarsi nella posizione di questi ultimi. Solo poco meno di un quinto afferma che se il decreto lo riguardasse personalmente – e se dunque si trovasse nei panni di un tassista – �accetterebbe comunque il provvedimento�. Persino tra quanti si erano dichiarati favorevoli in generale, oltre il 70% afferma, al tempo stesso, che �se per� fossi un tassista non accetterei� il decreto. I restanti si dividono equamente tra chi si ribellerebbe in toto al provvedimento e tra chi ne accetterebbe invece le decisioni �solo nel momento in cui analoghi sacrifici vengano richiesti anche agli altri lavoratori�.

          Insomma, la liberalizzazione va bene (e i tassisti sono corporativi) sino a quando riguarda gli altri e non tocca i nostri personali interessi e i privilegi gi� acquisiti in un modo o nell’ altro. E’ facile dedurre dall’ esistenza di questi atteggiamenti una valutazione generale sullo sviluppo economico e sociale del Paese. Per il quale occorrono, naturalmente, ulteriori incentivi alla concorrenza e, di conseguenza, alla innovazione e alla creativit�. Ma che necessita anche di un profondo mutamento del senso con cui intendiamo la cittadinanza e l’ appartenenza alla societ�.